lunedì, 17 Giugno, 2019

Wta San Pietroburgo e Hua Hin alla Bertens e alla Yastremska

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Ancora tante emozioni dal tennis femminile, ma anche dalla Coppa Davis. Lo scenario femminile è sempre più movimentato, mentre nel maschile si aprono grandi possibilità ed alternative per capitan Barazzutti. Vediamo tutte le novità che la settimana scorsa di tennis ci ha regalato. Innanzitutto l’appuntamento di Coppa Davis, che vedeva l’Italia opposta all’India; la nazionale giocava fuori casa a Calcutta, ma non era la sola difficoltà che gli azzurri dovevano affrontare; in primis perché giocavano sull’erba e poi perché dovevano fare i conti con l’assenza di Fabio Fognini, che aveva preferito rimanere a casa con la famiglia e rinunciare al grosso impegno di Coppa Davis. Così Barazzutti doveva puntare tutto sulla nuova ‘leva’: la solida new entry del fresco d’esordio Matteo Berrettini, tanto da mettere in campo anche la nuova coppia di doppio del giovane romano affiancato dal veterano Simone Bolelli. Il risultato già dice molto sulla perfetta riuscita della nuova formazione: 3-1 per l’Italia, che ha vinto tutti e tre i singolari e perso solamente il doppio al terzo set. Hanno decisamente convinto e impressionato più che positivamente Berrettini e Seppi nei match di singolare, dominando completamente gli avversari; non solo vincendo agevolmente gli scontri, ma dimostrandosi perfettamente a loro agio sull’erba, particolarmente ispirati. I due hanno espresso un ottimo tennis, muovendosi con disinvoltura sull’erba e mettendo a segno colpi da manuale di grande maturità, mostrando tutta la loro superiorità atletica e tecnica, sia dal punto di vista dei fondamentali che degli schemi tattici, riuscendo ad avere più varietà di gioco e più padronanza del campo e del gioco stesso. Forse poteva essere impensabile fino a pochi giorni fa immaginare di vederli esprimersi con tale sicurezza e superiorità su una superficie così particolare e in una circostanza così importante. L’uomo Davis è stato stavolta l’altoatesino: infatti Andreas ha vinto il match decisivo di singolare che ha regalato ai nostri atleti la vittoria finale certa per 3-1. Anche il doppio, tuttavia, ha avuto un esito positivo, nonostante la partita persa; Bolelli e Berrettini, molto cresciuto, hanno fatto vedere un ottimo primo set e continuare su questa strada sembra la via giusta per avere un’altra coppia di doppio che dà certezze, almeno tanto quella formata precedentemente da Fognini e Bolelli. Soprattutto Simone ha saputo ben guidare Matteo, che non si è sottratto alle sue responsabilità, prendendosi a pieno il carico del suo nuovo ruolo con grande serietà e maturità, esprimendo un tennis aggressivo, potente e insidioso (come del resto anche Andreas). La soddisfazione di capitan Corrado Barazzutti è stata evidente.
Veniamo ora al femminile. Si giocava a San Pietroburgo e in Tailandia a Hua Hin. In Russia tutti i riflettori erano puntati sulle padrone di casa: Maria Sharapova e Aryna Sabalenka, ma la sorpresa è arrivata da altre due tenniste insidiose. La Sharapova ha vinto in maniera convincente il match di primo turno contro Daria Gavrilova, ma poi si è dovuta ritirare contro la Kasatkina (derby russo molto acceso, che ha stravolto tutto il programma giornaliero) per un problema alla spalla destra. Ciononostante la Gavrilova non ha perso il sorriso mentre si era trattenuta – accanto al padre – un poco a vedere i match delle colleghe. Non solo. Ai quarti era uscita anche la testa di serie n. 1, la neo finalista degli Australian Open Petra Kvitova, che si è fatta sorprendere da Donna Vekic. Quest’ultima si è fatta notare per vari motivi; innanzitutto per la sua crescita tennistica dimostrata raggiungendo poi la finale qui a San Pietroburgo, non solo per il fatto di aver sconfitto la n. 2 al mondo. La ceca, infatti, è apparsa molto stanca e ha perso malamente dalla tennista croata per 6/4 6/1. Ma Donna Vekic, con un doppio 6/2 imposto in maniera netta alla Zvonareva, ha raggiunto abbastanza agevolmente la finale. Tuttavia la Vekic si è contraddistinta, nel frattempo, anche fuori dal campo. Con il fidanzato Stan Wawrinka, infatti, erano andati a trovare in ospedale Andy Murray e gli avevano portato in dono un grosso orsacchiotto di pelouche molto simpatico, che il britannico ha detto che le figlie si contenderanno. Lo scozzese, infatti, è stato costretto a un secondo intervento all’anca, che speriamo possa almeno alleviare i suoi dolori. Il tennista di Glasgow ha di certo apprezzato il gentile gesto, che ha dimostrato una volta di più l’amicizia dello svizzero e della croata nei suoi confronti.
Aryna Sabalenka si è fermata in semifinale, invece, sconfitta da Kiki Bertens. E la finale tra l’olandese e la croata è stata molto curiosa e significativa. Non solo perché ci ha fatto vedere i progressi della Vekic, ma anche e soprattutto la solidità e temibilità di una tennista grintosa come la Bertens. Era dal settembre scorso che non vedevamo più la Bertens; aveva vinto a Seoul sulla Tomljanovic al terzo set per 7/6 4/6 6/2 ed ancor prima sulla Halep in rimonta – vittoria ancora più clamorosa ed emblematica – a Cincinnati, con il punteggio di 2/6 7/6 6/2. E qui si segnala un suo aspetto di forza mentale, di volontà ed aggressività da grande lottatrice, che emerge in fase di recupero e che ha evidenziato e ribadito qui a San Pietroburgo. Infatti, non solo si è dimostrata in grado di battere teste di serie alte, anche numero uno come la Halep e ‘top ten’ come la Sabalenka, ma di rientrare nel match quando tutto sembrava perduto, di restare sempre in partita pronta al contro-attacco. Sia contro la Sabalenka che in finale contro la Vekic ha recuperato break di svantaggio, per poi passare avanti nel punteggio, fino ad andare a chiudere il set e poi il match, piazzando anche 11 o addirittura venti punti consecutivi di fila alle avversarie, mandandole in confusione e fuori di giri. Sia Donna che Aryna, per rimediare al momento di difficioltà, hanno cercato di nuovo di spingere di più sui fondamentali, ma commettendo il doppio degli errori gratuiti; poi, allora, hanno tentato la strategia dell’attacco e sono rimaste infilate dai passanti precisi di Kiki. Un esempio? Basti pensare che, in finale, la Vekic nel primo set era avanti di un break e la Bertens è riuscita a portare il set al tie-break per poi vincerlo in maniera convincente. Da quel momento è montato il nervosismo di Donna, che ha provato a reagire, ma si è vista strappare di nuovo il servizio decisivo che avrebbe regalato il 6/4 all’olandese. Per lei, sicuramente, non facile da accettare come sconfitta. Forse avrà ripensato all’altra grossa occasione persa in finale, lo scorso anno, contro la Kutznesova a Washington, quando Svetlana vinse in rimonta al terzo set su di lei una partita durissima, che vedeva la croata avanti di un set; match terminato per 4/6 7/6 6/2 a favore della Kutznesova.
Una finale speculare ci riporta in Tailandia a Hua Hin. Di fronte due avversarie emergenti e di pari livello, tanto che è stato un match molto equilibrato terminato al terzo set: con una rimonta pazzesca da una parte e un’occasione grossa persa dall’altra. Andiamo a vedere meglio. Una delle due finaliste era proprio la Tomljanovic, battuta da Bertens a Seoul. Proprio lei ha buttato via un match vinto praticamente, anche grazie all’astuzia di un’avversaria molto arguta e dal carattere deciso. Al terzo set conduceva per 5-2 sulla Yastremska, ma si è fatta rimontare fino al 5-5; inevitabile il tie break decisivo, che ha visto imporsi la tennista ucraina di Odessa, classe 2000. L’abilità di Yastremska è stata di richiedere più volte il medical time out per problemi muscolari, per massaggi, interrompendo così la regolarità e spezzando il ritmo alla Tomljanovic, che era entrata assolutamente in partita, dopo aver perso da lei il primo set. Yastremska, infatti, le aveva rifilato, in poco più di mezzora, un duro 6/2 nel primo set, poi si era un po’ persa; aveva iniziato a commettere più errori, mentre Tomljanovic si era fatta più aggressiva e tirava di più i colpi, con maggiore profondità, spostandola; così si è verificato un altro 6/2 a favore di Tomljanovic e si è andati al terzo set, ma non prima che Yastremska decidesse di chiedere l’intervento medico, proprio da quando l’avversaria doveva servire sul 5-4: da quel momento è iniziato lo stato di confusione totale e di blackout della Tomljanovic e Yastermska ha trovato più coraggio e sicurezza.. La stessa tenacia e maturità, furbizia tattica, che aveva dimostrato – seppur giovanissima – già dallo scorso anno, contro la Wang Qiang ad Hong Kong (che aveva vinto una partita strepitosa contro la Muguruza), rifilandole un severissimo 6/2 6/1, mettendola KO. Tomljanovic e Yastermska si portavano solo due posizioni di differenza nel ranking e nel seeding, dunque un match molto equilibrato il loro. Anche Tomljanovic, infatti, aveva già all’attivo una finale interessante dello scorso anno; certamente quella a Seoul contro la Bertens, ma anche quella a Rabat persa dal Elise Mertens per 6/2 7/6. L’amarezza e la delusione di Tomljanovic a fine partita sono state evidenti sul volto ombrato e rassegnato, tra rabbia e disperazione, di Ajla.
Insomma, buono stato di forma di Sabalenka e Kvitova, ma anche tante giocatrici emergenti, come una ritrovata e temibilissima e insidiosissima Bertens; c’è da registrare, però, anche quello delle più che presenti (e di sicuro pronte a rispondere all’appello della contesa di un posto di prestigio nel ranking mondiale) di Vekic, Yastremska e Tomljanovic; dove potranno arrivare e fino a che punto in alto non lo possiamo sapere, il tennis è imprevedibile alle volte – come dimostrano i match vinti in rimonta al terzo set -, ma di sicuro di talento ne hanno e lo hanno dimostrato; così come hanno fatto vedere di essere determinate e disposte a lottare alacremente. Del resto la stagione tennistica è appena iniziata e di tempo e modo ne avranno per ‘crescere’ ancora ulteriormente. Insomma, ancora è tutto da vedere e decidere, almeno e soprattutto nel tennis femminile.

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