venerdì, 20 Settembre, 2019

Giro d’Italia: Zakarin, un russo tra i ghiacci del Nivolet

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Bella tappa, davvero bella tappa. Vince meritatamente Ilnur Zakarin da Nabereznye Celny, città russa dal nome impronunciabile sul fiume Kama, nella Repubblica Autonoma del Tatarstan. All’epoca dell’Unione Sovietica per alcuni anni la città russa si chiamò Breznev, in onore del segretario del Pcus. In quella grigia città industriale si costruivano i camion della Kamaz, mostri sgraziati a cui la neve, le montagne ed il fango facevano a malapena il solletico. E come un Kamaz oggi Zakarin si è arrampicato sull’inedita e bella salita del Col de Nivolet, tra muri di neve e rivoli d’acqua sulla strada, scrollandosi di dosso prima Ciccone, poi Moullema, poi l’esperto Neive.

Zakarin ha fatto anche un bel salto in avanti nella classifica generale, stasera è terzo ed è tornato nella cerchia di coloro che possono giocarsi il Giro.
La tappa è entrata nel vivo grazie alla Trek Segafredo di Bauke Moullema, altro atleta tornato a far classifica. La Trek attacca in forze e, di fatto, oltre ad essere protagonista della fuga del giorno, costringe tutti gli altri ad impegnarsi a fondo fin dall’inizio, energie che già stasera qualcuno stenterà a riprendere.

Grande prova di Mikel Landa, si muove con classe su per la salita finale, mani basse sul manubrio, grande progressione, in testa il desiderio di ribaltare il suo Giro, fino ad oggi abbastanza deludente. In questo momento Landa è forse lo scalatore più forte e più in forma tra i partecipanti alla corsa rosa. Nelle gambe e nella testa ha metabolizzato più volte la fatica di dover correre tre settimane consecutive e quindi ne sentiremo parlare anche nei prossimi giorni.

Oggi è stato molto bello assistere non solo all’evoluzione della battaglia per la vittoria di tappa ma anche e soprattutto al dispiegarsi delle sfide incrociate tra i favoriti.
Le sfide danno un senso alla sofferenza e nessuno oggi si è risparmiato. Di Zakarin e Landa abbiamo già detto ma poi ci sono Majka e Carapaz, che approfittano della marcatura tra Roglic e Nibali per guadagnare secondi preziosi; ci sono Roglic e Nibali che si punzecchiano, si guardano negli occhi e scatticchiano l’uno davanti alle ruote dell’altro per cercare di cogliere nell’avversario un attimo di debolezza e prendere il volo.
Il perdente del giorno è Simon Yates, oramai davvero fuori da ogni possibilità di vittoria.

Lo sfortunato del giorno è Miguel Angel Lopez, una carriera sottolineata dalla malasorte, oggi fermato da un salto di catena nel momento peggiore.
Davvero bravo Jan Polanc. Stringe i denti, soffre, arranca, pedala di sbieco ma conserva la Maglia Rosa.

La carovana del Giro d’Italia lascia lentamente i 2.247 metri di quota del Lago Serrù e stambecchi e marmotte si riappropriano della montagna.
Presto torna il silenzio su un luogo splendido e che incoraggia pensieri lunghi.
A valle, ai piedi della montagna, qualcuno si è preso la briga di scrivere sull’asfalto “In ogni salita vive Pantani”.

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