lunedì, 3 Agosto, 2020

Zaky resta in carcere e l’Italia non ha fatto nulla di concreto

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Le speranze della famiglia e del mondo democratico sono andate deluse. Il Tribunale del Cairo ha disposto il rinnovo della detenzione per Patrick George Zaky, lo studente della Università di Bologna, arrestato nel mese di febbraio quando era sceso dall’aereo per un periodo di permanenza presso la famiglia in Egitto. Il rinnovo significa altri 45 giorni di carcere, in un luogo dove, tra l’altro, è particolarmente facile contrarre l’infezione da coronavirus, sviluppatasi in modo preoccupante nel Paese. A Bologna dove Zaky studia, gli studenti e il corpo accademico hanno più volte preso posizione per la sua immediata liberazione anche considerato il reato di opinione di ciò è accusato trasformato in un attentato contro l’integrità della Stato, tipico dei regimi dittatoriali e antidemocratici. Inutili gli appelli e i memoriali degli avvocati difensori per spiegare i motivi per cui il giovane dovrebbe essere rilasciato. Come inutili le sollecitazioni fatte pervenire al Presidente egiziano Al Sisi da parte della nostra ambasciata e del nostro Governo per una risoluzione positiva della vicenda. Come sul caso Giulio Regeni, al di là di dichiarazioni di principio e di vaghe rassicurazioni, non si è fatto nulla di concreto per dare giustizia e punire i responsabili della tortura e della uccisione dello studente friulano così oggi si permette l’incarcerazione di Zaky colpevole solo di chiedere il ripristino delle libertà democratiche in Egitto. L’accusa contro di lui si basa incredibilmente sulla pubblicazione di una decina di post su Facebook in cui si permetteva di affermare alcune critiche alla mancanza di democrazia nel suo Paese. Amnesty international ha definito inaudita la decisione del Tribunale del Cairo ed ha ribadito che continuerà a esercitare la massima attenzione su questo caso
Zaky rischia una detenzione preventiva di due anni. Nel corso dei pochi colloqui che ha potuto avere con gli avvocati ha chiesto la possibilità di avere dei libri di studio e di poter usufruire di un bagno. Anche in questa occasione lo studente non è comparso in aula in ottemperanza alle disposizioni anti Covid 19 emesse dalle autorità sanitarie egiziane. Zaky si trova nel carcere del Cairo dove era stato trasferito da quello di Mansoura in cui era stato rinchiuso appena arrestato. Nonostante i passi ufficiali presso Al Sisi, il Governo e Ministro degli esteri Di Maio non sono riusciti a ottenere la liberazione di Zaky. L’impressione è che, con la forte azione che sarebbe necessaria, si abbia timore di penalizzare i grandi scambi e interessi economici con l’Egitto che pongono l’Italia al primo posto in Europa e al secondo nel mondo come quantità. Ma questa è una battaglia che oltre a essere una prova di civiltà e di libertà consente anche di valutare il peso del nostro Paese nel campo internazionale. E il quadro che ne esce finora è piuttosto desolante. Ci sono dei valori, come quelli della libertà e della democrazia che non possono essere superati dalla convenienza economica.

Alessandro Perelli

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