domenica, 17 Novembre, 2019

ZERO PIL

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Il governo è ingessato, incapace di prendere alcuna decisione, fossilizzato dal balletto tra Salvini e Di Maio impegnati nella gara a chi è più arrabbiato con il proprio alleato. Oggi è stato sospeso l’ennesimo Consiglio dei ministri in cui si doveva decidere sulla riforma della Giustizia. La riunione è durata cinque minuti appena e subito è arrivato il nodo e l’impossibilità di andare avanti. E mentre il governo gioca a braccio di ferro, l’Italia reale, quella fatta di cittadini, si ferma. Sono i dati dell’Istat a confermarlo registrando un Pil stagnante dopo una leggera risalita registrata nel primo trimestre. Un ulteriore segnale di debolezza che giunge insieme a quello sull’inflazione in rallentamento a luglio che preoccupa la Bce.

Variazione zero del reddito nazionale, dunque, sia rispetto al primo periodo del 2019 che rispetto all’aprile-giugno del 2018. Una stagnazione che, spiega l’Istat, “prosegue ormai dal secondo trimestre dello scorso anno”. Questa la situazione “dopo il lievissimo calo registrato nella seconda metà del 2018 e l’altrettanto marginale recupero del primo trimestre”. Fin qui le stime provvisorie, la seconda lettura è prevista per il 30 agosto. L’Istituto di statistica ricorda come il secondo trimestre del 2019 abbia avuto “una giornata lavorativa in più rispetto al trimestre precedente e una giornata lavorativa in più rispetto al secondo trimestre del 2018”.

Ovviamente parte la gara del rimpallo delle responsabilità tra i due partiti di governo. “L’economia è ferma” ha detto il vicepremier Matteo Salvini, in una diretta Facebook, precisando che a breve incontrerà “i tecnici economici della Lega”. “Stiamo lavorando per una manovra coraggiosa, forte e incisiva. Non è il momento delle mezze misure, delle mezze cose”, ha precisato facendo sottintendere la Lega dovrà mettere mano a una manovra che non è quella del movimento 5 Stelle. Salvini ha comunque già in parte svelato i “segreti” della sua ricetta economica: un nuovo patto con l’Europa. Il che vuole dire altro debito con cui finanziare le misure in pentola. Quindi nulla di nuovo nelle modalità con cui immagina di finanziare flat tax e quota 100. Niente investimenti, più debito.

Di Maio ovviamente non può essere da meno: “Per quanto riguarda la crescita – afferma – bisogna dare una spinta maggiore. Una spinta che passa anche per la riduzione del cuneo fiscale alle imprese”. “Abbiamo presentato un’altra proposta del M5s sul tema. Ma anche su questa proposta abbiamo ricevuto dei no, dei no che fanno male al Paese. Mi auguro di vedere dei sì, l’Italia non può più aspettare, deve ripartire. Mi aspetto un cambio di passo veloce, non solo critiche”. La proposta M5s per il taglio del cuneo, ha ricordato Di Maio, “prevede un primo risparmio di almeno 4 miliardi di euro per le imprese che puntano, per cominciare, sulle assunzioni a tempo indeterminato e che hanno un’attenzione verso l’occupazione femminile”. I no a cui si riferisce Di Maio sono ovviamente quelli della Lega. Il che mette nero su bianco che non esiste un Governo Conte, ma ne esistono due. Un governo Salvini e un governo Di Maio, assolutamente inconciliabili e incapaci.

Il dato sulla crescita è accompagnato da quello sull’andamento dell’occupazione leggermente in salita. Ma anche qui non c’è da gioire. Il perché lo spiega il capoeconomista di Confindustria Andrea Montanino, interpellato dall’Ansa. “Vediamo qualche piccolo segnale positivo che potrebbe ripercuotersi sull’andamento del Pil ma difficilmente nel 2019 andremo oltre la crescita zero che avevamo previsto o solo di qualche decimale”. E avverte: “Anche se avessimo una seconda parte del 2019 più positiva ormai l’anno è compromesso”. “Considero interessanti i dati sull’occupazione, perché sono positivi”, spiega. “Non si riflette sul Pil, forse stiamo creando occupazione a basso valore aggiunto. La sensazione è che sia occupazione in servizi a basso valore”. Così “stiamo trasformando la nostra economia da manifatturiera, che crea valore aggiunto, a servizi a basso valore. Stiamo tornando indietro con servizi a basso valore, orari più flessibili, più occupati ma meno ore di lavoro”.

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