domenica, 24 Ottobre, 2021

1921 Nasce il Pci – il filo rosso spezzato tra riformismo e massimalismo

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Il 21 gennaio 1921, dalla scissione del partito socialista, nacque a Livorno il PCI, come sezione italiana dell’internazionale comunista, fondato da Antonio Gramsci, Amadeo Bordiga, Umberto Terracini, Palmiro Togliatti, Nicola Bombaci, Onorato Damen e Bruno Fortichiari. Nicola Bombaci successivamente fece toccare gli estremismi di quell’epoca aderendo al PNF e partecipando alla fondazione della Repubblica Sociale Italiana, ma nel 1945 venne ucciso a Dongo dai partigiani, insieme a Mussolini. Onorato Damen e Bruno Fortichiari non accettarono il predominio delle direttive sovietiche all’interno del PCI con il Comintern e per questo Onorato Damen fu indicato alla pena di morte su proposta di Palmiro Togliatti al CLN, proposta che però venne rigettata per la sua onestà e dirittura morale, mentre Bruno Fortichiari, pur avendo un grande prestigio nella base comunista, fu tenuto sempre in disparte. Bordiga fu vittima della bolscevizzazione imposta da Stalin e venne escluso dal gruppo dirigente, invece Togliatti aderì allo stalinismo rendendo monco l’ufficio politico con diverse espulsioni ed emarginazioni, come quella di Antonio Gramsci, primo segretario del P.C.d’I, fondatore del quotidiano di partito L’Unità, critico verso lo stalinismo che, insieme ad Umberto Terracini, venne arrestato e, ammalatosi gravemente, alla sua liberazione per amnistia, morì. Terracini venne mandato al confine nell’isola di Santo Stefano ma nel 1943 fu liberato dai partigiani. Palmiro Togliatti alla fine del 1926 divenne segretario del partito, carica che mantenne per tutta la vita, nel 1930 prese la cittadinanza sovietica e, pur vivendo in Italia, nel 1964 si spense improvvisamente a Jalta. Il PCI visse una clandestinità come tutti i partiti antifascisti, ebbe una storia molto travagliata all’interno dell’internazionale comunista, durante le lotte clandestine creò la linea del cd “Fronte popolare”, rimasto sulla carta fino alla svolta di Salerno e prese piede solo dopo la fine della II guerra mondiale. Il PCI ha segnato, quindi, la storia d’Italia sia con la lotta clandestina che come importante forza di riferimento nell’organizzazione della Resistenza italiana, insieme a tutte le altre forze politiche antifasciste. Nel dopo guerra ebbe una funzione primaria con la stesura della Costituzione e la nascita della Repubblica Italiana. Nella prima fase post-bellica Togliatti operò il primo compromesso storico, infatti divenne ministro della giustizia nel governo De Gasperi, ove si mise in evidenza la sua “doppiezza comportamentale”, vissuta malamente sia dal movimento operaio che dagli stessi partigiani, i quali dissentirono dalla politica di compromesso e di accordi con la DC, mentre la base comunista, illusa, non aspettava altro che la rivoluzione italiana. Nel 1947 il PCI passò all’opposizione dei governi democristiani, mantenendo uno stretto legame col partito comunista sovietico, appoggiò in modo encomiabile le rivendicazioni sociali dei lavoratori italiani, ma diventò la causa della teoria degli opposti estremismi, portando così alla nascita di un raggruppamento di forze centriste al fine di marginalizzare e isolare le forze di estrema destra e di estrema sinistra. Si costituì un blocco di intesa graduale nel tempo, costituito dai partiti della DC, del PSDI, del PRI, del PLI e più tardi del PSI, inteso come il cd pentapartito che, capeggiato dalla DC, governò l’Italia dal 1947 al 1983, con l’uscita e l’entrata dei partiti minori, capeggiati sempre dalla DC. Dopo avvenne l’incontro storico fra democristiani e socialisti, voluto da Pietro Nenni, che portò alla stagione dei governi di centro sinistra a guida democristiana. Dal 1983 fino al 1987 i socialisti ribaltarono la leadership della DC, creando governi a guida socialista, che portarono ad un cambio di strategia di tutti i partiti, compreso il PCI in cerca di una partecipazione al governo con una politica parallela a quella dei socialisti italiani ed europei. Vennero richiamate le tesi di Enrico Berlinguer che, spalleggiato da Luciano Lama, CGIL, avevano permesso un riavvicinamento negli anni 68/70 fra DC e PCI e l’avvio di accordi fra le parti, salvando governi a guida DC, ormai absoleti rispetto alle rivendicazioni provenienti dal paese, che neanche il PCI riuscì a far sue perché impreparato, infatti rispose timidamente alle richieste del mondo studentesco e della classe operaia, che rivendicavano autonomia e autogestione, in posizioni diverse rispetto a quelle sostenute dai comunisti, si aprì così la fase due del cd “compromesso storico”, cioè la collaborazione, prima negata, fra DC e PCI. L’incontro positivo tra lavoratori e studenti si esaurì per non aver trovato condivisione nei partiti politici, infatti i giovani fuggirono dai partiti generando un nuovo militante cd rivoluzionario che mise in crisi il sistema dei partiti, aggregandosi in movimenti extra parlamentari. Furono queste le forze avanzate che prima avevano sostenuto le migliori conquiste sociali con i governi di centrosinistra, dallo statuto dei lavoratori alla nazionalizzazione dell’energia elettrica, alla pianificazione economica e alla partecipazione diretta dello Stato nell’industria, le forze giovanili finirono dopo isolate dai partiti perché non in grado di gestire la modernità che il paese reclamava. I comunisti si diedero alla manipolazione della sinistra democristiana pur di giungere al governo, ma nel proprio interno nacquero gli stessi malumori del dopo guerra con Togliatti, solo che i dissenzienti si convinsero questa volta di utilizzare il terrore come arma di convincimento e di conquista del potere, a seguito della fine poco gradita delle manifestazioni sessantottine. Si verificarono così i primi attentati dinamitardi, sequestri e uccisione di magistrati e dirigenti industriali, occupazioni violente delle fabbriche, nacquero organizzazioni clandestine sia di sinistra che di destra, come le “Brigate Rosse” e le “Brigate Nere” che, nel 1969, fecero la strage di Piazza Fontana e, successivamente, negli anni 80, quella di Bologna, non prima di aver tentato una serie di colpi di mano eversivi per realizzare veri colpi di stato appoggiati dal MSI. I comunisti sponsorizzarono “l’alternativa democratica” di Enrico Berlinguer in contrapposizione “all’alternativa socialista” proposta da Riccardo Lombardi, avviando il compromesso storico con finalità burocratiche più che politiche e nel giorno della sua inaugurazione le “Brigate Rosse” sequestrarono e uccisero il più autorevole esponente di questa linea politica, il presidente democristiano Aldo Moro, con l’intento di bloccare il PCI nel suo progetto di accordi con la DC. Tutto ciò creò una pagina triste della storia dell’Italia repubblicana in quanto portò alla fine della prima repubblica e al suicidio non solo del pentapartito ma anche del PCI. Nel frattempo si sbriciola il muro di Berlino, cade il comunismo sovietico per opera di Gorbaciov, il gruppo dirigente di fronte allo sbandamento interno ed internazionale decide di sciogliere il PCI. I comunisti italiani avrebbero potuto trovare un accordo con i socialisti e finalmente sanare la frattura storica fra riformismo e massimalismo, costruendo un’alternativa democratica e moderna adatta ai giorni nostri, invece con l’ultimo segretario del PCI, Achille Occhetto, si innescò fra le due forze una lotta fraticida che si consumò con l’entrata in scena di tangentopoli. Fu compiuto il terzo errore grave da parte del PCI, identificandosi con i magistrati togati di “mani pulite”, fintamente neutrali e, in seguito, scoperti avidi di potere più che di giustizia con l’emergere del caso Palamara-Ferri, rivelatosi con tutti i deliri di invadenza politica e mancanza di ogni etica giuridica e professionale. Occhetto si era illuso che la politica del PCI sarebbe potuta essere purificata e rigenerata solo per via giudiziale, salvo il fatto che quando si guardò allo specchio e notò il prevalere di una figura giustizialista accanto ad una falsa maschera di fede comunista fu costretto a rompere lo specchio medesimo e scappare, non riconoscendo più la sua identità e i valori di cui era portatore. Scomparve così il PCI in modo definitivo, sciogliendosi come punto di riferimento politico della sinistra, per volontà degli stessi dirigenti. Nacque la seconda repubblica ma con il paradosso che tutta la classe politica rimasta si convertì al sistema che voleva abbattere. Dopo quasi un secolo di storia ai comunisti italiani era rimasta l’illusione di avere cavalcato la fine della corruzione della politica italiana, invece la corruzione persiste tutt’oggi, il paese si ritrova consegnato nelle mani di Berlusconi, di Grillo e di Salvini, fra populismo e sovranismo, dando inizio alla terza repubblica. E’ la fine di un’epoca questa, infatti scompaiono tutti i partiti dell’arco costituzionale italiano, i comunisti non hanno più il PCI, rimane loro il quadro di Carlo Marx appeso alle pareti di casa in ricordo di un impossibile ritorno.al comunismo italiano e al marxismo che ha rivoluzionato tutto il XX secolo. Quella del PCI è un pezzo di storia dell’Italia fatta insieme a tutti i partiti della lotta antifascista per mandare via lo straniero dall’Italia e costruire una repubblica democratica, una pagina di storia che non può venir meno dalla memoria dei giovani di oggi perché il sangue versato è l’inchiostro con cui è stata scritta la nostra Costituzione. Gli italiani vogliono ancora credere che il 2 giugno si possa celebrare la ricorrenza di tutte le numerazioni della repubblica italiana, quale scelta più credibile di governo costruita in nome della libertà, tanto voluta dai democratici italiani.

 

Franco Santangelo

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