domenica, 17 Ottobre, 2021

43 anni fa l’inizio del viaggio dei Dire Straits e di Mark Knopfler

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Febbraio 1978: quarantatré anni fa l’album di esordio dei Dire Straits, la band inglese che ha lasciato un solco profondo nella storia della musica rock. L’album ha una veste grafica molto semplice, con una foto sbiadita di donna appoggiata a una colonna in copertina e sul retro le foto su sfondo bianco dei quattro musicisti del gruppo: Mark Knopfler, chitarra, voce e autore di tutte le nove canzoni, il fratello David Knopfler chitarra ritmica, John Illsley bassista e Pick Withers batterista. Il gruppo ha realizzato l’album dopo una lunga gavetta e molte tribolazioni, sintetizzate nel nome stesso che significa “Terribili ristrettezze”. Il suo indiscusso leader è Mark Knopfler, nato nel 1949 a Glasgow, un chitarrista “fingerpicker”, che non usa il plettro e ha elaborato un suo stile personale, ispirandosi sia al blues e ai grandi dello strumento come Django Reinhardt, B.B. King, Chet Atkins, Jimi Hendrix sia a Bob Dylan e alla musica folk.
Il disco, che si intitola semplicemente “Dire Straits”, parte subito con un sound accattivante, in stile rock classico, essenziale, ma con un suono assolutamente originale e inconfondibile. Dalla chitarra di Mark scorrono via pezzi uno più bello dell’altro e anche i testi non sono banali. Raccontano storie personali, storie di ragazzi, ambientate nella Londra dei locali notturni e delle strade del West End dove al suono delle band locali si mescolano i sogni giovanili. “Ti viene un brivido nel buio, sta piovendo nel parco ma nel frattempo ti fermi oltre il fiume con la certezza di avere tutto in pugno, una band sta suonando un dixie in due quarti, ti senti bene quando senti quella musica suonare” recita l’attacco della più bella canzone dell’album “Sultans of Swings”, uno dei capolavori assoluti dei Dire Straits.
Inizia così l’avventura dei Dire Straits, o meglio il loro “viaggio nella vita”, per riprendere il titolo di uno dei loro brani di maggior successo “Walk of Life”, con i quali erano soliti aprire i concerti dall’86 in poi. Un viaggio cominciato quando le strade del rock and roll sembravano andare in tutt’altra direzione. Da una parte il punk, che, in risposta al “progressive” in auge in quegli anni, voleva tornare allo stile scarno e allo spirito ribelle della musica giovanile degli anni ‘60. Dall’altra, in senso del tutto contrario, la disco-music, con le copertine patinate raffiguranti John Travolta e Olivia Newton John e il popolo adorante delle discoteche votato a portare il cervello all’ammasso al suono di una musica ripetitiva come il nastro trasportatore di una catena di montaggio. Ma all’incrocio delle strade fortunatamente c’era lui, Mark Knopfler, con la sua semplicità, la sua riservatezza, il suo disincanto, la laurea in letteratura inglese, lo stile da autodidatta, il profondo attaccamento alle radici – blues e folk – del rock and roll. Grazie a Mark il tronco principale della pianta era salvo e poteva dare ancora i suoi frutti.
Dopo il disco di esordio i Dire Straits incideranno altri otto album, di cui cinque in studio e tre dal vivo, fino al 1995, quando la band si scioglie. Album indimenticabili, in cui la band subisce vari cambiamenti, ma sempre conservando la leadership e l’impronta originale del suo leader. Anche i testi subiscono un’evoluzione, allargandosi a temi politico-sociali – come in “Telegraph Road” – pacifisti – come in “Brothers in Arms” – o legati all’amore, come in “Tunnel of Love” e “Romeo and Juliet”.

Dopo lo scioglimento, dovuto anche alla volontà di allontanarsi dallo show business, Mark Knopfler intraprende la carriera solista, sviluppando la sua personale ricerca blues, folk e country e suonando con gli idoli della sua giovinezza, come Chet Atkins, l’inventore del “Nashville sound” (imperdibile il bellissimo video di “Poor Boy Blues”), e Bob Dylan, con il quale collabora a più riprese e intraprende un tour europeo nel 2011, che lo porta anche in Italia. La lista delle collaborazioni di Mark è molto lunga, comprendendo tra gli altri Eric Clapton, B.B. King, Bill Wyman, David Crosby, Waylon Jennings, Joan Armatrading, The Chieftains, The Everly Brothers, Van Morrison, Rod Stewart, James Taylor, Sting, Tina Turner. Da non dimenticare in particolare i duetti con Emmylou Harris, una delle più belle voci della country music, con la quale Mark realizza due fantastici album, uno in studio e un altro dal vivo.
Mark, che ha compiuto settantuno anni lo scorso agosto, rimane sempre in attività. Quando la sua Fender Stratocaster fece irruzione quarantatré anni fa sulla scena un po’ appannata della musica rock, subito si diffuse una ventata di aria nuova, calda e scintillante. Da allora Mark ne ha cambiate tante di chitarre! Mai ripetitivo, ma sempre alla ricerca del suono perfetto, con il suo impegno, la sua umiltà, la sua assoluta mancanza di teatralità così lontana dalle logiche dello star-system. Noi lo aspettiamo sempre, per rinverdire l’originalità della musica popolare.

 

Attilio Pasetto

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