martedì, 3 Agosto, 2021

6 giugno 1944: il D – Day. Per non dimenticare mai

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All’alba del 6 giugno 1944 oltre centomila giovani militari americani, inglesi e canadesi misero eroicamente a repentaglio le loro vite per la libertà dell’Europa dal nazi-fascismo, con uno straordinario ardito sbarco sulle coste e sulle spiagge della Normandia. Fu l’Operazione Neptune di una più ampia Operazione Overlord. Quel martedì 6 giugno 1944 sarà ricordato come il D-Day.
Famosi sono rimasti gli strateghi della decisiva azione militare, ovvero il Comandante Supremo delle forze alleate, il generale statunitense Dwight D. Eisenhower, e con lui il Comandante del 21º Gruppo d’Armate, il generale inglese Bernard Law Montgomery e il Comandante della 1ª Armata statunitense, il generale Omar Bradley.
Quei giovani ai loro ordini morirono a decine di migliaia. Onoriamoli e ricordiamoli sempre. È un dovere morale. Gli oltre 75 anni di pace in Europa li dobbiamo anche e soprattutto a loro. Partirono dal sud dell’Inghilterra nella notte tra il 5 e il 6 giugno, quasi tutti inconsapevoli dell’inferno di fuoco e di pallottole che li attendeva sulle coste francesi. Fu un piano di attacco e di sbarco progettato da mesi dalle forze alleate. Le presenze tedesche erano notevoli in Normandia, moltissimi gli appostamenti in bunker di cemento armato e notevole la disponibilità di armi, in gran parte rivolte verso il mare della Manica.
Il Capo di Stato Maggiore del Gruppo di Armate B tedesco, il feldmaresciallo Erwin Rommel, aveva in parte intuito che su quelle coste poteva succedere qualcosa di decisivo. In quei giorni si recò a Berlino per riferire ad Hitler delle sue supposizioni e chiedere dei rinforzi all’esercito nazista, aiuti che dovevano arrivare dal fronte orientale russo. Hitler e i suoi più stretti collaboratori non credettero alla tesi della “volpe del deserto”. Questo fatto aumentò sicuramente le possibilità di successo dello storico sbarco.
Decisiva fu l’azione dell’aeronautica alleata, che già alle prime luci dell’alba bombardò gran parte dell’entroterra della penisola del Cotentin. Centinaia e centinaia i paracadutisti lanciatisi oltre le linee nemiche. Ma ugualmente fu una carneficina. Dall’alto delle scogliere le mitragliatrici e i mortai tedeschi poterono colpire con una certa facilità migliaia e migliaia di quei giovani nemici. Ma il coraggio di questi e l’enorme disponibilità di mezzi armati fecero sì che le prime spiagge, da Omaha a Gold, da Juno a Sword e Utah furono conquistate una dopo l’altra a partire dalle ore 6.30’. Il sangue era ovunque sulla sabbia e sulle prime rocce. In varie località c’erano da risalire molte ripide falesie. In un caposaldo di queste, chiamato La Brèche, poco più di duecento ranger inglesi riuscirono nell’impavida impresa, ma in cima erano rimasti solo in 15.
Minuto dopo minuto, ora dopo ora le forze alleate su quelle spiagge crescevano sempre più. E con loro i primi carri armati e altri mezzi pesanti, che poterono entrare nella campagne francesi e dirigersi verso i primi centri abitati, liberandoli. La conquista del Pointe du Hoc, quindi della città di Bayeux e poi avanti fino a Caen.

Sono pagine sanguinose, tragiche, ma decisive per l’inizio della nostra liberazione europea da un’orrenda dittatura. Anni fa ho avuto il forte desiderio di visitare quei luoghi. Fu un susseguirsi di emozioni per me inimmaginabili e in gran parte indescrivibili. Su quelle spiagge il tempo sembra si sia fermato. I molti cimiteri, alleati e tedeschi, ospitano migliaia e migliaia di croci bianche, tutte eguali, distinti solo qua e là da qualche mazzo di fiori. Silenzio, tanto silenzio, rotto solo dall’infrangersi cadenzato delle onde del vicino mare su quelle nobili scogliere.
Quei giovani, moltissimi venuti anche da oltreoceano, sono morti per la nostra libertà, per la nostra futura democrazia, per il nostro benessere, per la nostra riconquistata felicità.
Onoriamoli sempre, non dimentichiamoli mai. Che la terra di Normandia sia loro lieve.

 

Paolo Farinati

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