domenica, 13 Giugno, 2021

A 9 anni dalla sua scomparsa Donna Summer è ancora Regina

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Nove anni fa, il 17 maggio 2012, ci lasciava un grande personaggio, una vera icona del panorama musicale internazionale: Donna Summer. Voce unica, poliedrica come poche nel panorama musicale, che va ben al di là dell’esplosivo genere dominatore degli anni ’70, la disco music, di cui era comunque l’incontrastata regina, Donna Summer poteva cantare con grande talento qualsiasi genere musicale dal rock al soul, dal gospel al pop.
Vincitrice di 5 Grammy, e con vendite di dischi d’oro e di platino che in totale superano centocinquanta milioni di copie, l’artista di Boston è stata una vera caposcuola per le generazioni di cantanti femminili che si sono sessuguite dagli anni ’80 ai nostri giorni: da Madonna a Janet Jackson fino a Kylie Minogue, Lady Gaga e a Dua Lipa.
Dai primi mega hits registrati a partire dal 1975 con il nostro orgoglio nazionale Giorgio Moroder e con l’inglese Pete Bellotte, i suoi due produttori-pigmalioni che la cantante incontrò in quel di Monaco di Baviera dove a fine anni ’60 – non ancora ventenne – si era trasferita per seguire la compagnia teatrale del musical Hair, la carriera della Summer ha brillato per quasi 40 anni con canzoni evergreen come la sensuale “Love To Love You Baby”, “Last Dance” (tratta dalla colonna sonora del film “Grazie a Dio è Venerdi” con cui vinse nel ’78 l’Oscar), “Mac Arthur Park”, “Hot Stuff” “Bad Girls”, “No More Tears (Enough Is Enough)” – in duetto con l’altro mostro sacro Barbra Streisand-, “On The Radio”, “This Time I Know It’s For Real”, “State Of Independence” (dall’album prodotto con il grande Quincy Jones), “She Works Hard For The Money, “I Will Go With You” ed altri.
Ma tra i tanti successi dell’artista afroamericana c’e un brano che ha letteralmente rivoluzionato la musica pop anticipando tempi e mode in modo irreversibile : “I Feel Love”. Pubblicato nel giugno 1977, come singolo tratto dall’album “I Remember Yesterday” con quel beat elettronico incalzante e ipnotico che si fonde con la voce eterea ed estatica dell’artista, “I Feel Love”, oltre ad essere il precursore della musica dance che da lì si diramerà in una miriade di correnti (house, techno, garage, Hi-NRG, EDM), è il padre del synth-pop: dai Depeche Mode ai Pet Shop Boys fino a Moby e Daft Punk, tutti hanno attinto da questo capostipite. Per dirla con le parole di Giorgio Moroder, che ha composto la maggior parte del pezzo al sintetizzatore, “I Feel Love non solo è stato un successo mondiale, ma quel dudu-dudu-dudu-dudu” è ripreso in continuazione da altri musicisti e ancora lo senti ovunque”. Stracampionato e coverizzato fino all’inverosimile (Blondie con Robert Fripp, Bronski Beat con Marc Almond, Tom Tom Club, Red Hot Chili Peppers, Madonna, Kylie Minogue, tra gli altri), il sovversivo brano era stato fiutato, appena messo in circolazione, dal lungimirante Brian Eno che, concitato, esclamò a David Bowie, entrando di colpo nello studio berlinese dove i due stavano registrando Heroes del Duca Bianco, “ho appena ascoltato il suono del futuro! Questo brano influenzerà la musica per almeno i prossimi quindici anni!”. E possiamo aggiungere noi anche cinquanta! A riprova del fatto che il prezioso patrimonio artistico di Donna Summer, così come la disco music da lei elevata a genere mainstream, non ha davvero limiti temporali: è diventata parte integrante del DNA della musica pop.

Parte del presente articolo contiene
stralci dal libro bestseller “LA STORIA DELLA
DISCO MUSIC” di Andrea Angeli Bufalini e
Giovanni Savastano (Hoepli, 2019, 480 pagg.)

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