giovedì, 5 Agosto, 2021

A chi spetta il nuovo bonus Irpef. Quali aziende hanno diritto all’esonero contributivo Inps

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Cassa integrazione
I DATI INPS AGGIORNATI ALL’8 FEBBRAIO 2021
I dati aggiornati all’8 febbraio 2021 del monitoraggio Inps sulle prestazioni di Cassa integrazione (Cig), gestite ed erogate nel periodo di emergenza Covid-19, registrano la costante accelerazione delle autorizzazioni alle aziende e dei pagamenti diretti ai lavoratori, giunti rispettivamente al 98% e al 99,1% delle domande presentate.
In un contesto che ha visto un afflusso di richieste circa 20 volte superiore rispetto al 2019 e uno straordinario impegno delle strutture per la gestione dell’articolata procedura propria della Cig, l’Istituto ha garantito dall’inizio dell’emergenza sanitaria pagamenti diretti a oltre 3,6 milioni di lavoratori e pagamenti a conguaglio su anticipo delle aziende per 3,4 milioni di lavoratori, per un totale di quasi 29 milioni di integrazioni salariali mensili su oltre 4 miliardi di ore autorizzate. Questi numeri eccezionali, mai registrati prima in Inps, sono stati possibili solo grazie allo straordinario impegno del personale, alle importanti ottimizzazioni tecnologiche e al continuo potenziamento della infrastruttura informatica dell’Istituto implementate soprattutto in questo ultimo periodo.
In particolare, per quanto attiene le richieste di autorizzazione Cig da parte delle aziende, informa l’Inps, emerge l’elevato numero di istanze presentate (3.674.346) a seguito dei diversi provvedimenti normativi che hanno introdotto le misure di sostegno al periodo emergenziale, delle quali ne sono state definite 3.600.266 (98%), di cui 3.304.683 autorizzate (pari all’89,8%) e 295.583 respinte. Delle restanti domande in corso di autorizzazione (2,2% delle presentate, pari a circa 74mila domande), quasi la metà sono giunte a gennaio e una quota rilevante sono relative a richieste di intervento dei Fondi di Solidarietà (37.503 istanze, di cui 20.031 inoltrate dopo il 31 dicembre 2020).
Anche i pagamenti diretti confermano il trend di accelerazione da parte dell’Istituto, raggiungendo il 99,11 del totale delle domande (Sr41) pervenute, attraverso la gestione di un enorme carico di lavoro: 17.628.137 integrazioni salariali mensili erogate (per 3.662.888 dipendenti), su 17.785.986 richieste pervenute (per 3.673.786 lavoratori).
Il restante 0,89% di pagamenti in lavorazione riguarda 157.849 prestazioni (erano 293.185 lo scorso 25 gennaio), di cui l’86,8% è relativo a domande presentate nel 2021. I lavoratori che devono ricevere un primo pagamento sono circa 11.000, per la maggior parte riferibili a richieste recenti, inviate nel 2021.
Ma è necessario considerare che una parte di queste domande sono state trasmesse oltre i termini fissati dai decreti autorizzativi e non possono per ora essere definite, in attesa o della conversione in legge del decreto-legge 183/2020, cosiddetto “milleproroghe”, o del provvedimento denominato “Ristori 5”, nei quali è presente un emendamento per il differimento dei termini.
Sono poi 455 i lavoratori per cui non risulta l’erogazione di una prima mensilità, riferibili a Sr41 ricevuti entro settembre 2020: si tratta prevalentemente di posizioni non autorizzabili perché ad elevata criticità o perché relative a ore di Cig non autorizzate.
L’istituto di previdenza ricorda inoltre che le aziende che hanno anticipato la Cassa integrazione ai lavoratori, recuperano i pagamenti attraverso compensazione sui versamenti contributivi e nei tempi da loro stesse opzionati (prima scadenza utile o successive).
Infine, viene sempre opportunamente precisato dall’Ente assicuratore, che le prestazioni gestite dall’Inps non riguardano gli artigiani e i cosiddetti lavoratori “somministrati”, la cui platea potenziale è di circa 1,4-1,5 milioni di lavoratori in Italia.

 

Aziende che non richiedono integrazione salariale
ESONERO CONTRIBUTIVO INPS
Nel quadro delle misure di sostegno ai lavoratori e alle imprese connesse all’emergenza epidemiologica da Covis-19, il decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137 (convertito, con modificazioni, dalla legge 18 dicembre 2020, n. 176) prevede un esonero dal versamento dei contributi previdenziali per le aziende che non richiedono trattamenti di integrazione salariale.
Come illustrato nella circolare Inps dell’11 febbraio scorso, n. 24, la norma prevede, per i datori di lavoro del settore privato che non richiedono tali trattamenti, un ulteriore esonero dal versamento dei contributi previdenziali a loro carico, fruibile entro il 31 gennaio 2021. Possono accedere al beneficio tutti i datori di lavoro privati, anche non imprenditori, ad eccezione del settore agricolo.
Sono previsti, inoltre, nuovi trattamenti di Cassa integrazione ordinaria, Assegno ordinario e Cassa integrazione in deroga per i datori di lavoro ai quali sia stato già interamente autorizzato l’ulteriore periodo di nove settimane, decorso il periodo autorizzato, e per i datori di lavoro appartenenti ai settori interessati dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 24 ottobre 2020, che dispone la chiusura o limitazione delle attività economiche e produttive al fine di fronteggiare l’emergenza da Covid-19.

 

A chi spetta
BONUS IRPEF FEBBRAIO 2021
‘Bonus 100 euro’ a febbraio, a chi spetta? Il nuovo bonus Irpef, l ‘ex bonus Renzi, andrà anche a chi percepisce la Nuova assicurazione sociale per l’impiego (Naspi), cioè l’assegno mensile di disoccupazione. Come ha recentemente ricordato laleggepertutti.it, il bonus va a coloro che hanno perso il lavoro per cause non imputabili alla propria volontà. Entro la fine del mese, potranno contare su un ulteriore aiuto, in forma di prestazione economica, a sostegno del reddito.
La novità, contenuta dalla legge di Bilancio 2021 che ha previsto un’estensione del bonus a una platea più ampia di beneficiari, diventerà infatti esecutiva a partire dal 23 febbraio.
Sarà direttamente l’Istituto nazionale della previdenza sociale (Inps) ad erogare il contributo ai beneficiari sul loro conto corrente. Questo vuol dire che non sarà necessario inviare una domanda per chiedere di poter beneficiare del contributo. Il trattamento integrativo non inciderà sulla formazione del reddito.
Può accedere al bonus 100 euro chi era titolare di un rapporto di lavoro subordinato e, per cause indipendenti dalla propria volontà, ha perso il suo impiego. Rientrano in questa categoria, per esempio, gli apprendisti, i soci lavoratori di cooperative, chi è rimasto disoccupato a causa dell’emergenza sanitaria.
L’agevolazione può essere ottenuta anche dal personale artistico, sempre con rapporto di lavoro subordinato, e dai dipendenti degli enti pubblici a tempo determinato. Sono inclusi nel bonus 100 euro anche i contribuenti con reddito conseguito nello svolgimento di attività per le quali si opera in regime forfettario.
Si chiama bonus 100 euro, ma l’importo potrà anche essere inferiore ai 100 euro mensili. L’entità della somma, infatti, dipende dal reddito del richiedente e, proprio per questo motivo, è articolata a scaglioni, come segue: un massimo di 100 euro al mese andrà a chi ha redditi tra 26.600 euro e 28.000 euro; un massimo di 80 euro al mese andranno a chi ha redditi compresi tra 28.000 e 35.000 euro; una somma inferiore a 80 euro andrà a chi ha redditi compresi tra 35.000 e 40.000 euro.
Con una circolare da poco diramata, l’Agenzia delle Entrate ha spiegato che dal calcolo del reddito complessivo va escluso quello che deriva dall’immobile usato come abitazione principale. Sono inclusi, invece, quelli per i quali si paga la cedolare secca sugli affitti.
Tra coloro che, invece, non potranno beneficiare dell’agevolazione, ci sono gli impiegati pubblici con contratto a tempo indeterminato; i lavoratori extracomunitari che eseguono lavori stagionali e hanno un apposito permesso di soggiorno; gli operai agricoli a tempo determinato e indeterminato; chi ha i requisiti per la pensione anticipata o di vecchiaia; chi percepisce un assegno ordinario di invalidità e non la Naspi.
Il bonus 100 euro ha sostituito a luglio il cosiddetto bonus Renzi, voluto nel 2014 dall’allora presidente del Consiglio, oggi leader del partito Italia viva. Il provvedimento è stato varato nell’ottica della riduzione del cuneo fiscale, cioè del taglio del costo del lavoro.

 

Carlo Pareto

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