domenica, 26 Settembre, 2021

Il filo nero delle stragi suprematiste

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Sono passati dieci anni dalla strage di Utøya e il mondo è peggiorato. La Gran Bretagna non fa più parte dell’Unione Europea e i supremastisti hanno portato il loro assalto fin dentro le mura di Capitol Hill, il Parlamento americano. Anders Behring Breivik, lo stragista, scelse l’isolotto norvegese di proprietà dei giovani laburisti per eliminare alla radice gli ideali che, secondo lui, hanno consentito l’apertura delle porte agli immigrati e alla società multiculturale. Per lui i “traditori marxisti/multiculturalisti” vanno giustiziati. Breivik non si è mai pentito di avere trucidato adolescenti inermi. Al processo disse: “Mi scuso con i militanti nazionalisti per non avere ucciso più persone”.
A Utøya si riuniscono i giovani socialisti e laburisti di tutta Europa da quando Willy Brandt aveva i pantaloncini corti. Si vive qualche giorno insieme sull’isola per un campeggio estivo, con chitarre, barbecue e il sacro fuoco della politica. A Utøya è possibile parlare a tu per tu con il Segretario generale della Nato Jens Stoltenberg e, allo stesso tempo, giocare con le bolle di sapone.Si può suonare la chitarra e parlare di pace nel mondo. Si può pensare agli Stati Uniti d’Europa e, contemporaneamente, affiggere un cartello con su scritto ‘Quartier generale Nato’ per indicare la via verso le latrine. Non si è ancora adulti, ma ci si affaccia per la prima volta sul grande palcoscenico della politica e della vita.
Nel manifesto di 1500 pagine di Breivik si legge che gli immigrati, in particolare quelli islamici, vanno cacciati dall’Europa entro il 2083, data simbolo perché cade quattro secoli dopo il fallito assedio degli Ottomani a Vienna.Per far questo i cosiddetti Cavalieri Templari nazionalisti e xenofobi, che lui asserisce avere rifondato a livello internazionale a Londra nel 2002, doveranno prendere il potere nei vari Paesi europei tra il 2030 e il 2070. Gli immigrati che se ne andranno con le buone riceveranno un chilo d’oro a famiglia. Per gli altri si userà la forza. L’obiettivo dichiarato è quello di “fermare l’invasione islamica”.
Per prendere il potere Breivik elencò Paese per Paese i partiti politici potenzialmente amici che potranno dare una mano. Va sottolineato che lo stragista scrisse il suo manifesto tra il 2009 e il 2011. In quell’epoca, ad esempio in Italia, Bossi era ministro del Governo Berlusconi e la Lega era lontana da Le Pen. Per Breivik l’alleato potenziale più forte è Russia Unita di Putin, che nel 2007 ottenne il 64,7% dei voti e la cui organizzazione giovanile ‘Nashi’, può contare su 120mila iscritti tra i 17 e i 25 anni, tutti “conservatori e patrioti”.
Per gli altri Paesi Breivik indica il Front National di Le Pen in Francia, il FPOE in Austria, il PVV in Olanda, il Vlaams Belang in Belgio, il Likud e Yisrael Beitenu a Tel Aviv, il Partito del Progresso (in cui lo stragista militò da giovane) in Norvegia, il BNP nel Regno Unito, i Democratici svedesi, Lega, Forza Nuova e Alleanza Nazionale in Italia. Nel 2009-2011 Salvini all’Europarlamento era alleato dell’UKIP di Nigel Farage, protagonista della Brexit.
Breivik fu lungimirante: nel 2015, quattro anni dopo la strage, molti dei partiti da lui citati formarono un gruppo unico all’Europarlamento. FN, FPOE, Vlaams Belang, PVV e Lega si allearono e molti di loro hanno consolidato nel tempo i rapporti con Russia unita di Putin. Salvini fu il primo leader di una forza politica occidentale a riconoscere la Crimea russa, con una visita a Sebastopoli il 13 ottobre 2014. Lo stesso Salvini, nella sua veste di vicepremier e ministro dell’Interno, arrivò a dichiarare a Mosca il 17 ottobre 2018: “Io qui mi sento a casa mia, in alcuni Paesi europei no”. Il partito di Putin ha siglato accordi con molte forze antieuropeiste e nazionaliste. Salvini è in prima persona a Mosca, quando si firmò l’intesa tra Russia unita e Lega nel marzo 2017.
Le domade da porsi sono: come fece Breivik a essere così lungimirante? Quali dati ebbe, preclusi a noi comuni mortali? E sulla strage di Utøya perché i media usano due pesi e due misure? Dopo i terribili fatti norvegesi, i media percorsero la pista islamica. Quando il giorno dopo fu chiara la matrice suprematista, anti immigrazione della strage, il quotidiano ‘Libero’ del direttore Belpietro arrivò a titolare: “Il killer non è di Al Qaeda ma l’islam resta il problema”.
Il risultato finale è che, con questo tipo di narrazione, tutti ricordano immediatamente cosa successe al Bataclan, Nizza, Bruxelles, al mercatino di Natale di Berlino, a Strasburgo e alla Manchester Arena. Pochissimi sanno esattamente cosa sia successo a Utøya, Christchurch, El Paso o, ad esempio, a Birstall, con l’omicidio della deputata laburista Jo Cox.
Eppure il numero dei morti delle stragi suprematiste è impressionante. Tarrant, lo stragista di Christchurch, scrive di avere preso ispirazione da Breivik. Mair, l’assassino di Jo Cox, è un ammiratore di Breivik. A Monaco di Baviera, il 22 luglio 2016, esattamente cinque anni dopo la strage di Utøya, stessa data stessa ora, David Sonboly uccide nove persone, in un Mc Donald’s frequentato soprattutto da immigrati.
C’è un filo nero che lega questi eventi e la strage di Utøya rappresenta un punto di non ritorno. Vanno accesi i riflettori su queste stragi suprematiste sostanzialmente occultate all’opinione pubblica. Se un cittadino non conosce tutti i fatti, poi giunge a conclusioni affrettate. Astrid Hoem, leader dei giovani laburisti norvegesi dell’AUF, è categorica nel decimo anniversario della strage: “Non possiamo rimanere in silenzio”.

 

Luca Mariani

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