martedì, 19 Ottobre, 2021

Scrive Fabrizio Cicchitto:
A proposito di Diaspora socialista e di Avanti!

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Caro direttore,

insieme a Paolo Babini, Enrico Manca, a Francesco Tempestini sono stato il presentatore della mozione minoritaria che al XLVII Congresso del PSI sostenne la tesi di mantenere la sigla PSI, di sganciare il partito dal polo progressista e di collocarlo in una posizione autonoma sia dal centro-destra, che dal PDS, anche perché solo assumendo una posizione di questo tipo c’era qualche possibilità di recuperare parte del voto socialista che era andato su Forza Italia come risposta all’operazione di annientamento del PSI che era stata condotta dal pool di Mani Pulite di Milano e da un forte circo mediatico e successivamente dal PDS. Al contrario, la mozione di maggioranza sostenuta da Del Turco, Boselli, Giugni affermava che il PSI doveva cambiare sigla assumendo la denominazione di SI in parziale rottura e in parziale continuità con la storia del PSI collegando il nuovo soggetto politico al Partito Popolare, a Segni e altre formazioni nel quadro del centro-sinistra. Il 12 novembre 1994 il Congresso decise lo scioglimento del PSI con 496 delegati che rappresentavano circa 42.000 iscritti superstiti. La mozione di maggioranza ottenne il 63,6%, la nostra il 12, il resto a mozioni locali di gente che evidentemente non aveva capito nulla. Noi contestammo i risultati per una serie di irregolarità e in contrapposizione al SI demmo vita al Partito Socialista Riformista. Poi la storia dei partitini della diaspora socialista è molto intrigata e complessa ed è inutile riproporla qui. Sulle cause intermedie di quel dramma finale sono valide molte delle osservazioni contenute sul tuo scritto sull’Avanti! on-line dell’altro ieri. La causa di fondo però sta nell’attacco a Craxi e al PSI scatenato nel ’92-’93. In quel contesto ci furono anche alcuni seri errori politici, alcuni di essi furono commessi da Craxi: non aver fatto le elezioni anticipate nel 1991; il via libera all’ammissione del PDS nell’Internazionale Socialista; la posizione scelta sul referendum sul voto unico e la rottura con Segni. Altri gravi errori furono invece commessi da chi nel PSI allora contestava Craxi: i franchi tiratori socialisti nell’elezione di Forlani alla presidenza della Repubblica; il colloquio preferenziale di una parte della contestazione socialista non con i miglioristi, che era cosa naturale, ma con Occhetto; l’assemblea a Genova per riconquistare l’onore dei socialisti. Lì ci fu il segno che la contrapposizione interna stava arrivando al punto di non ritorno. Sulle ragioni più immediate del collasso va ricordato che prima di quel Congresso avvenne la secessione di Spini con larga parte dei parlamentari socialisti eletti nel maggioritario perché il PSI nel proporzionale non aveva ottenuto il quorum. Spini costituì una federazione laburista che poi confluì nella “Cosa 2”. Va detto che larga parte dei socialisti allora eletti nel maggioritario erano stati sottoposti ad una scientifica selezione da parte dei segretari regionali del PDS. Ciò detto, però, questo e altro oggi a mio avviso è materia di riflessione storica, anche di ricostruzione giornalistica, non certo di iniziative giudiziarie che darebbero il senso definitivo che la vicenda socialista è passata, per di più a tanti anni di distanza, dalla tragedia ad una mediocre farsa che colpirebbe in primo luogo chi ricorresse agli avvocati e paradosso finale anche ai magistrati. Lo dico essendo stato uno dei protagonisti di quel Congresso insieme drammatico e squallido perché feci la controrelazione proprio sulla questione decisiva. Condivido molte delle cose che leggo sull’Avanti! on-line, la testimonianza resa dall’attuale PSI e anche l’iniziativa portata avanti dall’Avanti! cartaceo, si tratta comunque di una serie di contributi che servono a mantenere aperta la tematica riferita al socialismo. Ciò detto nutro anche la convinzione che occorrerebbe ben altro per ricostruire qualcosa all’altezza del PSI storico. Soffermandomi in modo molto schematico sulla situazione attuale mi sento di rilevare che sulla globalizzazione, sulla finanziarizzazione di una larga parte dell’economia, sulle contraddizioni del capitalismo contemporaneo si ripropongono, con i dovuti aggiornamenti, addirittura elementi dell’analisi marxista, specie quella contenuta in una marxista della seconda generazione, cioè Rudolf Hilferding, che ha scritto il libro Il capitale finanziario. Per altro verso, poi, mi sembra evidente che le due grandi operazioni di carattere eversivo-rivoluzionarie avvenute nel nostro paese, quella fatta nel ’92-’94 in primo luogo contro Craxi e il PSI, ma anche nei confronti del centro-destra della DC e dei partiti laici, con il salvataggio del PDS e della sinistra democristiana, e poi quella realizzata nel 2013 che ha colpito Berlusconi e Forza Italia hanno prodotto conseguenze devastanti. Da un lato l’affermazione di un movimento come il M5s alle origini antiparlamentare, antipolitico, antimprenditoriale, ultragiustizialista e oggi dimezzato rispetto a queste posizioni originarie e trasformista per assicurarsi la sopravvivenza; sull’altro lato invece nel centro-destra mentre Berlusconi e Forza Italia, anche in seguito ai ripetuti attacchi giudiziari, sono stati ridotti ai minimi termini, invece sono diventate fortissime due componenti sovraniste, populiste, antieuropee che per di più civettano anche con i no vax. In mezzo c’è un PD che è l’esangue erede della ditta comunista e della sinistra democristiana che a suo tempo ha scartato la proposta forte dei miglioristi di passare dal comunismo alla socialdemocrazia e che invece ha realizzato una falsa Bad Godesberg attraverso il giustizialismo che ha sostituito il leninismo e un pasticciato neoliberismo. Oggi tutto ciò è in crisi e il PD è in grado di offrire solo un po’ di professionalità politica e di europeismo, mentre la sua alleanza con il Movimento 5 stelle apre mille interrogativi senza dare risposte. Rispetto a tutto ciò, sia detto di passato, viene da dire che il Signore ci conservi a lungo Mattarella e Draghi. Rispetto a tutto ciò è evidente che c’è un buco, anzi un vuoto, costituito proprio dalla mancanza di un grande e forte partito socialista. Ma se qualcuno pensa di coprire questo vuoto a partire dallo scontro giudiziario sulle sigle dimostra di non aver capito nulla e anzi rischia di ridurre un dramma in una mediocre farsa. A mio avviso l’unica strada è quella del lavoro culturale, giornalistico e anche politico nella speranza che ad un certo punto scocchi in modo imprevedibile la scintilla che coinvolga un pezzo delle nuove generazione e che ciò porti alla formazione di un nuovo soggetto politico di stampo socialista. Ma su questo terreno nessuno può avere certezze, verità rivelate in tasca o pensare di proiettare nel presente il proprio straordinario passato. Non c’è dubbio che rispetto alla storia socialista si è verificata una contraddizione rilevante. Malgrado il bombardamento e i molteplici linciaggi in primis quello fatto nei confronti di Bettino Craxi come ci ha ricordato il libro di Facci sul 1993, una moderna piazzale Loreto, invece la cultura socialista è rimasta in campo per la forza della sua elaborazione, grazie ad alcuni storici di grande livello e a ciò che hanno fatto Gennaro Acquaviva e il compianto Luigi Covatta con i libri sugli anni di Craxi e lo stesso Covatta con un nucleo di intellettuali assicurando la pubblicazione ad alto livello di Mondo Operaio. Si può dire che grazie a tutto ciò questa volta la storia non è stata scritta dai vincitori. Per altro verso l’Avanti! on-line (come del resto quello cartaceo) stanno svolgendo un ruolo significativo e il PSI svolge un ruolo di testimonianza senza per altro essere esploso, ma perché ciò avvenga occorre un imprevedibile salto di qualità rispetto al quale tutto ci può essere, tranne che un mediocre gioco a rubamazzo sul terreno delle sigle. Ricordiamo agli sprovveduti che esiste un contenzioso giudiziario sulla aggiudicazione della sigla DC in atto da alcuni decenni e che ha solo fatto guadagnare alcuni avvocati.

Fabrizio Cicchitto

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