mercoledì, 16 Giugno, 2021

A proposito di Pietrostefani…

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Giorgio Pietrostefani lo conobbi personalmente nel 1987 in una riunione al Psi di Reggio Emilia. Era dirigente delle Omi Reggiane. Mi chiedo, con senso di umanità, non di perdono: sono passati 49 anni da quella vicenda. Il personaggio ha scontato qualche anno di carcere in Italia, poi si é rifugiato all’estero. Dagli anni ottanta ha rotto con le teorie precedenti. Ha avuto un tumore al fegato e un trapianto che gli consente di sopravvivere, non di vivere. I suoi peccati di gioventù li ha già pagati rovinandosi la vita. E oggi soffrendo per evitare la morte. In generale, basterebbe sfogliare l’Etica di Aristotele, bisognerebbe sempre tentare di separare il reato dal reo. La stessa legge italiana concepisce la condanna come misura per trasformare il reo affinché non commetta reati. Dunque l’espiazione come possiblità di redenzione. Oggi ha ancora un senso mettere in galera persone per reati che finiranno in prescrizione tra qualche anno e che colpiscono persone che non c’entrano più nulla con quelle che hanno commesso reati cosi gravi? La condanna come semplice espiazione, dunque. Peraltro cosi tardiva. Sono molto perplesso. Cossiga pensava a una legge di amnistia per gli anni di piombo. Gli si rivoltarono tutti contro. A me confidò che nella lotta violenta aderirono in diverse forme più di 14mila giovani italiani, di sinistra e di destra. Non erano delinquenti comuni, ma delinquenti politici. E li appoggiarono, o li giustificarono, molti intellettuali, giornalisti, storici, pensiamo alle colpevoli accuse rivolte a Calabresi dopo la morte di Pinelli. Ai tanti cattivi maestri degli anni settanta che sono colpevoli anche loro di avere armato la mano di chi ha sparato. Penso che quella fase sia conclusa da decenni. Ha ancora un senso, quale, continuare, come Stato, quella guerra vinta, grazie a tanti sacrifici, a tante vittime che chiedono giustizia, non vendetta, come appunto la vedova Calabresi, che non si oppose alla concessione della grazia a Ovidio Bompressi, e agli appelli sottoscritti da Giuliano Ferrara per Sofri, che la grazia non la chiese mai e che si fece tutti gli anni in carcere. Ma si, parlo della vedova Calabresi, una gran bella persona.

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