martedì, 18 Maggio, 2021

Giuseppe Averardi, politico e storico socialista e democratico

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Alla facoltà valdese di Teologia è stata significativa, con parecchia gente presente e attenta, nonostante il caldo africano, la cerimonia di esequie, laiche, di Giuseppe Averardi (1928- 2019), senatore emerito della Repubblica, giornalista direttore e collaboratore di varie testate, storico e saggista, scomparso il 24 luglio.
I figli Roberto e Giovanni, e i nipoti Alessandro e Giuseppe hanno ripercorso brevemente le tappe della sua vita, e del suo impegno politico: iniziato tanti anni fa nel PCI e poi proseguito – dopo il dramma dell’Ungheria 1956, che portò tantissimi militanti comunisti a lasciare il partito, disgustati dalle sue posizioni filosovietiche – nel PSDI di Giuseppe Saragat (al quale Averardi fu molto vicino), e infine nel PSI.

Chi scrive ha ricordato le tappe della sua stretta collaborazione con Averardi, da giornalista; prima a “Ragionamenti”, negli anni ’70 – ’80 rivista ufficiale del PSDI, poi a “Ragionamenti storia”, testata autonoma di area riformista centrata sulla storia dell’ Otto-Novecento, uscita sino al 2009-2010; e infine per la revisione dei suoi libri.

Sino all’ultimo, “Ungheria 1956”, che è stato anche, in parte, una sofferta rievocazione autobiografica: poco dopo la tragedia dell’ Ungheria, infatti, proprio Averardi, Eugenio Reale, Michele Pellicani (padre, tra l’altro, di Luciano, il futuro direttore di “Mondoperaio”) e Tomaso Smith (già creatore di “Paese Sera”), furono i “Quattro cavalieri” che, usciti dal PCI e approdati alle sponde socialdemocratiche,, fondarono, nel ’57, “Corrispondenza socialista”. Periodico che approfondì i temi del socialismo democratico e riformista, e dove si formarono tante future “penne d’oro”, da Antonio Ghireli ad Antonio Spinosa.

Giuseppe Mannino, Presidente emerito del Consiglio comunale di Roma, ha ricordato anche lui la sua collaborazione con Averardi, dai tempi in cui quest’ultimo lo incaricò di fare, tra l’altro, un’indagine,sulla composizione sociale, in italia, dei piccoli proprietari immobiliari (Mannino allora, negli anni ’80, era presidente dell’UPPI). Varie altre personalità assenti per le ferie estive – dal direttore di “Mondoperaio”, Luigi Covatta, al sociologo Franco Ferrarotti, dal prosindaco emerito di Roma, Alberto Benzoni, al Presidente della “Fondazione Matteotti”, Angelo Sabatini, e al Direttore emerito dell’Archivio Centrale dello Stato, Aldo Giovanni Ricci – hanno mandato le loro sincere condoglianze.

Musiche di Mozart, Bach, Nino Rota, e letture di brani della Bibbia e di Shakesperare e Garcia Lorca hanno accompagnato la manifestazione. Vai, carissimo Peppino, resterai sempre nella nostra mente e nei nostri cuori! E spero davvero che là, in Paradiso, potrai farti tante belle discussioni, sui temi che ci affascinano e interessano, con Turati, Bissolati, Salvemini, Silone, i Rosselli, Saragat, Craxi, se poi si affacceranno anche il barbuto di Treviri, il pelato di Predappio e l’altro pelato, testa tartara, di Simbirsk (oggi Ulianovsk), speriamo almeno un po’ pentiti, tanto meglio!

Fabrizio Federici

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