mercoledì, 12 Maggio, 2021

Addio ad Andrea Lo Vecchio coautore di “Luci a San Siro”

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Il 17 febbraio se n’è andato, all’età di 78 anni, Andrea Lo Vecchio, cantautore milanese e compositore di tante bellissime canzoni interpretate da grandi cantanti italiani. E’ morto a Roma, stroncato anche lui, come tanti altri, dal Covid-19. Stava male da tre settimane, eppure pensava di farcela: poche ore prima di morire aveva postato un messaggio su Facebook in cui diceva: “Questo covid è veramente brutto: ti allontana da tutto e da tutti, lasciandoti in una solitudine totale. Ormai sono 3 settimane e, a parte i miei familiari, ha scremato gli amici, quei pochi per cui conto ancora qualcosa e che si dimostrano interessati. È lunga, ma ho fatto tante battaglie e sono sicuro che questa la vincerò contro il più grande figlio di puttana che abbia incontrato.”

Il suo nome è legato soprattutto a una delle più belle canzoni della generazione degli anni ’60 e ’70, “Luci a San Siro”, che spalancò le porte del successo a Roberto Vecchioni, suo grande amico, con il quale collaborava dal 1962. Vecchioni scriveva le parole e Lo Vecchio componeva la musica: così funzionava nella loro collaborazione, che li portò a scrivere canzoni per Bruno Lauzi, Fausto Leali, Ornella Vanoni, Gigliola Cinquetti, Mal. E così fu anche per “Luci a San Siro”, una canzone del 1971, inserita in “Parabola” l’album di esordio di Vecchioni, che riavvolge in chi l’ha scritta e in chi l’ascolta il nastro della gioventù ormai andata, con le cose fatte e non fatte, con le parole dette e non dette, gli amori stabili e quelli incontrati per strada. Là nella nebbia della Milano gelida di notte, ma anche capace di farti piangere di felicità, sospesa tra il sogno e la speranza di “trovarti, amarti, giocare il tempo / sull’erba morta con il freddo che fa qui”. La struggente, inafferrabile nostalgia che emana questa canzone ha fatto a dire a Francesco Guccini, che la interpretò al Club Tenco del 1989: “Maledizione perché non l’ho scritta io?”.

Sempre nel 1971, con Vecchioni e Renato Pareti, Lo Vecchio scrisse “Donna Felicità”, una canzone molto popolare portata al successo dai “Nuovi Angeli”. Subito dopo però le strade di Roberto e Andrea, pur restando amici, si divisero. Lo Vecchio iniziò la collaborazione con Shel Shapiro, l’ex leader dei Rokes, con il quale scrisse per Mina “E poi…”, che ebbe grande successo nel 1973, ed “Help” per i Dik Dik. Nel 1974, insieme a Guido Maria Ferilli, scrisse per Raffaella Carrà “Rumore”, che vendette oltre 10 milioni di copie nel mondo. Nella discografia di Andrea compaiono, oltre a più di 600 brani musicali da lui firmati, anche tre album suoi e dieci singoli.

In conclusione Andrea Lo Vecchio è stato un compositore di musica autenticamente popolare. Nell’intervista a “Repubblica” del 19 febbraio così lo ricorda Roberto Vecchioni: “Eravamo giovani e idealisti, quindi abbiamo imparato io da lui e lui da me a cercare sempre le cose migliori, a fare canzoni che non fossero d’autore, ma che fossero pop nel senso di popolari, accessibili subito a tutti, però nel contempo dignitose, non sbracate, di qualità. E’ molto più difficile che fare canzoni d’autore.”

 

Attilio Pasetto

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