giovedì, 17 Giugno, 2021

Adeguare la politica estera italiana ai cambiamenti in atto

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Non vi possono essere ritardi ed ambiguità. Rafforzare il patto Euro-Atlantico, ritornare al Multilateralismo.

Il Presidente Mattarella nel suo messaggio di saluto al nuovo Presidente Americano Biden ha sottolineato, oltre che il confermato legame di amicizia fra i due Stati ed i comuni impegni nell’Alleanza Atlantica e nel G-20, il particolare ruolo degli Stati Uniti d’America nella costruzione del “multilaterismo”, ovvero della capacità di affrontare assieme le sfide del nostro tempo attraverso una più stretta cooperazione sui temi della pace, dell’economia, dell’ambiente riferito ai rischi che comporta il cambio climatico e della salute che sta emergendo con tutta la sua evidenza.
Il Presidente del Consiglio Conte ha inviato dal canto suo un messaggio che ha fatto riferimento sostanzialmente alla forza della democrazia americana ed al suo “popolo”, confermando un’impostazione di fondo che è esattamente quella che Donald Trump ha imposto per quattro anni agli Stati Uniti ovvero l’antinomia fra le assemblee parlamentari e le istituzioni e il popolo; Il Nazionalismo escludente che lasciava a ciascuno la facoltà e la potestà di decidere del proprio destino ignorando che tanto la Globalizzazione Economica quanto le nuove sfide sulla Salute e sull’ambiente come sulla Pace e la sicurezza esigono risposte globali condivise e comuni.

Il tenore del messaggio di Conte non dev’essere sfuggito alla Presidenza della Repubblica che ne ha in qualche modo “imposto” una correzione.
Infatti Conte invia un altro messaggio, a questo punto di tenore e di segno diverso che inverte l’impostazione dottrinaria assai debole che è la cifra dominante del Movimento Populista delle cinquestelle che ha orientato ed orienta la nostra politica estera.

 

L’Italia e l’Europa necessitano di rinegoziare e rinvigorire l’alleanza Euro-Atlantica attraverso il rafforzamento delle relazioni ed una sempre più stretta comunanza di visioni ed impostazioni.
E l’attuale impostazione della nostra politica estera appare sempre più inadeguata perché sbagliata è la posizione delle cinquestelle che non appare in sintonia né con il messaggio del Quirinale né con le esigenze di una fase politica internazionale che è in via di mutamento.
Dovrebbero essere le forze politiche che si ispirano agli orientamenti anche della nuova presidenza americana ad assumerne la guida, riportando l’Italia nell’alveo delle nazioni democratiche progredite che difendono le conquiste e le responsabilità del multilateralismo che è stato alla base dell’impegno nazionale per diversi lustri nel dopoguerra.

 

Un chiarimento di fondo va assolutamente sviluppato nelle prossime settimane tralasciando le ambiguità che traspaiono da tutte le correzioni in corsa che potranno essere effettuate.
Il populismo ha una sua traiettoria ancora presente in molte democrazie occidentali, è un orientamento che va superato assumendo posizioni chiare ed impegnative nei paesi decisivi e di frontiera come è l’Italia che non può permettersi sbandamenti di sorta, frivoli atteggiamenti anti-istituzionali nel nome di una dottrina, quella dell’assemblearismo populista che tutto può e che tutto decide, e di un autoritarismo che è stato rifiutato con evidenza dal popolo americano che ha deciso di riconsiderare il proprio ruolo nel Mondo ritornando ad essere il punto di riferimento per le democrazie occidentali. L’Italia ne può soltanto ricevere un vantaggio.

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