domenica, 28 Novembre, 2021

Afghanistan. Colloquio Draghi Putin in vista del G20

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Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha avuto una conversazione telefonica con il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin. Lo ha reso noto Palazzo Chigi. Al centro dei colloqui vi sono stati gli ultimi sviluppi della crisi afghana, i lavori preparatori del prossimo Vertice G20 e le relazioni bilaterali.
Ad esito del colloquio, il Cremlino fa sapere che la Russia parteciperà al G20, ma il presidente non sarà a Roma. Nel comunicato si informa: “Vladimir Putin ha apprezzato molto il lavoro svolto dalla presidenza italiana del G20 e ha annunciato la sua disponibilità a partecipare in video conferenza al vertice dei leader previsto a Roma il 30-31 ottobre”.  I russi, nel loro comunicato, riportano che i due leader hanno avuto anche uno scambio di opinioni sui risultati del recente summit straordinario dei leader del G20 sull’Afghanistan, tenutosi in video conferenza. Al centro del colloquio di ieri è parlato anche dei rapporti bilaterali sul piano commerciale ed economico.
Lavrov, il ministro degli Esteri russo, in una dichiarazione pubblicata sul sito web dopo il summit a Mosca sull’Afghanistan, ha detto: “Gli inviati speciali di Russia, Cina e Pakistan hanno espresso il sostegno per un’assistenza umanitaria ed economica urgente all’Afghanistan, i partecipanti hanno scambiato opinioni sulle minacce alla sicurezza e hanno espresso un interesse comune a fornire assistenza umanitaria ed economica urgente all’Afghanistan”. La riunione tenutasi nel formato della ‘troika allargata’ sull’Afghanistan, si è svolta con la presenza di Russia, Cina e Pakistan. Assenti per motivi logistici gli Stati Uniti che sono stati invitati.
Il governo talebano è ottimista sull’instaurazione di un dialogo per un miglioramento dei rapporti con il nuovo inviato Usa per l’Afghanistan, Tom West.
Il portavoce del ministero degli Esteri dell’Emirato islamico ha affermato che si erano già registrati “buoni progressi nei negoziati con le due amministrazioni degli Stati Uniti guidati da Zalmay Khalilzad, l’inviato di Washington che si è dimesso nelle scorse ore.
Nonostante i talebani siano un movimento ufficialmente bandito in Russia, si sono recati nella sua capitale per il summit del cosiddetto ‘formato Mosca’ convocato dal Cremlino sul dossier afghano. L’iniziativa è stata letta da molti malpensanti come una provocazione all’Occidente, e all’Italia in testa, dopo che Roma ha organizzato sul tema un G20 straordinario dei leader in video conferenza dove Russia e Cina hanno partecipato con rappresentanti di secondo livello.
Mosca ha confermato l’arrivo dei talebani, mentre il presidente Vladimir Putin ha già fatto sapere di non avere in programma incontri con i talebani ed ha anticipato che la Federazione sta preparando almeno due incontri multilaterali sul delicato dossier. 
Oltre al summit ‘formato Mosca’ , che include anche i Paesi dell’Asia centrale, l’Iran e l’India, e a cui sono stati invitati anche gli Stati Uniti, si lavora per convocare il prima possibile a ottobre anche un incontro della cosiddetta ‘troika allargata’, cioè: Russia, Usa, Cina e Pakistan. Quest’ultimo appuntamento è iniziato già martedì 19 ottobre, secondo i media russi. Sull’agenda dei due incontri non è ancora emerso molto, ma sembra che sia stata accettata la linea Draghi già approvata dal G20 sull’Afghanistan.
Putin ha dichiarato: “Serve a sostenere il processo di riconciliazione inter-afghana e cercare una generale riconciliazione nel Paese”.
L’inviato speciale russo per l’Afghanistan, Zamir Kabulov, ha auspicato: “Un confronto franco con i talebani su come iniziare a risolvere i problemi in modo costruttivo. Non ci aspettiamo decisioni rivoluzionarie, si tratta di un processo lungo”.
Per il Cremlino, il timore maggiore è legato a terrorismo e narcotraffico. Putin ha lanciato l’allarme sulla presenza di circa duemila miliziani dell’Isis nel Nord dell’Afghanistan e ha avvertito che da lì i terroristi intendono diffondere la loro influenza nei Paesi dell’Asia centrale e nelle regioni russe. La Federazione è ancora lontana da ogni riconoscimento formale del nuovo governo afghano e aspetta di vedere sul campo le azioni dei talebani, anche se la sua è una delle poche ambasciate ancora aperte a Kabul.
I temi su cui il Cremlino metterà alla prova le nuove autorità sono: la sicurezza del proprio personale diplomatico e la lotta al narcotraffico e al terrorismo. Per ora, Mosca non sembra nutrire particolari speranze. Putin ha avvertito: “Per i talebani non sarà facile rinunciare ai guadagni derivati dal traffico di droga”.
Il ministero degli Esteri russo ha auspicato: “Ci aspettiamo che le promesse del nuovo governo sulla capacità di contrastare il terrorismo senza sostegno esterno siano messe in pratica”.
Dopo il G20 sull’Afghanistan, si sono moltiplicate le iniziative diplomatiche dei principali attori regionali direttamente coinvolti nel dossier afghano, impegnati nel mantenere i necessari contatti coi talebani, prima di tutto per monitorare la situazione sicurezza e migrazione, senza, però, ancora riconoscerne ufficialmente l’autorità. 
La prima risposta multilaterale alla crisi in Afghanistan, è quella in corso da ieri a Mosca con due differenti iniziative, a cui partecipa per la prima volta anche una delegazione talebana.
La settimana prossima (il 27 ottobre) sarà la volta dell’Iran, che a Teheran ospiterà la riunione dei ministri degli Esteri dei sei Paesi confinanti. A novembre, infine, (probabilmente l’11 del mese) sarà la volta dell’India con un summit, a cui è invitato anche il Pakistan, ‘stakeholder’ chiave in Afghanistan, ma anche storico arcinemico di Dehli. 
All’appuntamento di Mosca, che riunisce i rappresentanti di 10 Paesi della regione, più i talebani, la delegazione di Kabul è guidata dal vice premier, Abdul Salam Hanafi, quella pakistana dal rappresentante speciale, Mohammad Sadiq, mentre per la Russia partecipa il ministro degli Esteri, Serghei Lavrov.
Il Fronte di resistenza nazionale, guidato da Ahmad  Massoud nella Valle del Panshir, non è invece stato invitato a nessuno dei due incontri.  
Quello che si sa di più concreto è che Mosca intende proporre la convocazione di una conferenza sotto l’egida delle Nazioni Unite su diritti umani e assistenza umanitaria a Kabul. Proprio il ruolo primario dell’Onu nel gestire soprattutto al crisi umanitaria nel Paese asiatico era stata messa in risalto da Draghi dopo il G20 straordinario.
Anche di questo dovrebbe aver parlato il presidente del Consiglio, Draghi, con il leader del Cremlino, Vladimir Putin, nella telefonata avuta proprio prima dell’inizio degli incontri moscoviti, letti da molti, erroneamente, come una sfida diretta all’iniziativa italiana sull’Afghanistan.
Gli ultimi sanguinosi attentati dell’Isis a due moschee sciite in Afghanistan hanno aumentato i timori, di tutti gli attori regionali e non solo, che i talebani non siano in grado di garantire la sicurezza interna. Negli incontri di Mosca, dove gli ‘studenti del corano’ auspicano di avviare la graduale rottura del loro isolamento internazionale, i partecipanti potrebbero, tra le altre cose, valutare la condivisione di informazioni di intelligence con gli studenti coranici per contrastare l’Isis.
La Russia, proponendosi ancora una volta come mediatore di crisi internazionali, è interessata a garantire stabilità in uno spazio per lei vitale, quello dell’Asia centrale, considerato il suo ‘cuscinetto difensivo meridionale’.
Il sistema di consultazioni di Mosca, note come ‘formato di Mosca’, sono state lanciate nel 2017 sulla base di una partecipazione a sei parti che coinvolge gli inviati speciali di Russia, Afghanistan, India, Iran, Cina e Pakistan.
In questo complicato contesto, dunque, la telefonata di Draghi assume un valore importante per creare un clima di dialogo e di convergenza su scelte condivisibili per il bene dell’umanità.

Salvatore Rondello

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