domenica, 26 Settembre, 2021

Afghanistan, dopo il ritiro delle truppe Nato tornano i talebani

0

Sta accadendo quanto abbondantemente previsto in Afghanistan dopo il ritiro delle truppe Usa e Nato, avvenuto dal mese di aprile, che ha riguardato anche i militari italiani in missione di pace. Invece dell’auspicato accordo, che rimane nel libro dei sogni nonostante la prima intesa di Doha, anche se era stato il pretesto per l’abbandono delle truppe inviate in supporto del Governo, i talebani stanno avanzando sempre di più nelle provincie del Paese, seminando il terrore e non passa giorno che non rivendichino nuovi successi militari, compreso l’abbattimento di aerei governativi. Il coprifuoco è stato imposto in gran parte del territorio per limitare le violenze e cercare di intralciare i movimenti dei talebani che avanzano sempre più velocemente. Da questa situazione per ora sono esenti solo la capitale Kabul, la valle del Panjsher e l’area di Nangarhar, controllate dagli antitalebani. I fondamentalisti islamici, formatisi nelle scuole coraniche, puntando, nella loro offensiva, a isolare le città e a tagliare le principali vie di comunicazione e le forze governative non sembrano essere in grado di fare fronte a questa precisa strategia. L’Afghanistan è ormai diventato un Paese incontrollabile da parte di un Governo che non è in grado di fermare la minaccia talebana. Di questo stato di cose fanno le spese coloro che, in qualche modo, hanno aiutato i militari italiani nel loro periodo di permanenza in terra afgana e che ora temono rappresaglie e vengono indicati come traditori dal talebani. Il Governo italiano, con l’operazione Aquila, ha predisposto un piano di accoglienza per queste persone, ma le difficoltà burocratiche, l’effettivo riconoscimento della loro azione, i tempi ristretti per provvedere al loro salvataggio accogliendoli in Italia, rendono sempre più drammatica la situazione . Sono oltre una cinquantina gli interpreti, con i rispettivi nuclei famigliari, che sono nella lista delle persone da uccidere da parte dei fondamentalisti islamici insieme a altre decine di collaboratori delle nostre forze armate. La fuga via terra è praticamente impossibile visto le continue imboscate dei talebani. Rimane l’evacuazione via aerea ma quelli che si trovano nella zona di Herat (situata dalla parte opposta di Kabul) vedono intensificarsi l’offensiva talebana che ormai, da un momento all’altro, potrebbe impadronirsi dell’aeroporto e vivono nel continuo terrore che questo accada. L’operazione Aquila che ha permesso di portare in salvo in Italia decine di nostri collaboratori, ha bisogno di un ulteriore impulso perché le vite da salvare sono ancora parecchie. Il Presidente americano Joe Biden ha autorizzato la ripresa di raid aerei anche su richiesta del Capo di stato di Kabul Ashrat Ghani.
Stati Uniti, Nato, Unione Europea e Regno Unito hanno chiesto ai talebani di mettere fine alla loro offensiva e un cessate il fuoco permanente. L’obbiettivo è sempre quello di far accettare un Governò di transizione fino a quando non sarà raggiunto un accordo politico completo. Ma i talebani che mirano al controllo dell’intero Paese non sembrano sentirci da questo orecchio e continuano a seminare morte e terrore con la complicità per ora silenziosa della Cina che pensa a salvaguardare i suoi interessi in Afghanistan e in Pakistan.

Alessandro Perelli

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply