martedì, 19 Ottobre, 2021

Afghanistan. Draghi: “Un successo il G20 straordinario”

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Al termine del G20 straordinario sull’Afghanistan, il premier Mario Draghi ha espresso questo giudizio: “Lo considero un successo. È stata la prima occasione in cui i leader hanno dato una risposta multilaterale alla crisi afghana. Il multilateralismo sta tornando come schema di lavoro dei paesi più importanti del mondo”.
Sono stati tanti i temi toccati durante l’incontro internazionale e che il presidente del Consiglio ha riportato in conferenza stampa ma, al netto di tutto, il G20 ha una grande responsabilità nei confronti del popolo afghano.
Per Draghi: “C’è una consapevolezza diffusa che l’emergenza umanitaria in Afghanistan è gravissima. La situazione sta precipitando. Ho cercato di sottolineare questo argomento in massima enfasi. C’è l’accordo, una convergenza di vedute, una grande disponibilità ad agire”.
Durante il meeting, inoltre, si è parlato della necessità di riuscire ad arrivare ad una posizione unificata. Questa convergenza si è tradotta in un mandato alle Nazioni Unite come coordinamento ad agire direttamente.
I Paesi limitrofi devono essere coinvolti in questa risposta per fronteggiare la crisi umanitaria in Afghanistan. Questa la posizione espressa durante il G20 da Draghi: “Le emigrazioni continueranno, è importante una risposta immediata perché c’è ancora gente che vuole uscire, vuole essere aiutata. E’ nostra responsabilità prendersene cura. La richiesta all’Afghanistan per contrastare l’emergenza umanitaria è che ci deve essere la possibilità per le Nazioni Unite e per i paesi limitrofi di poter entrare ed uscire, insomma libertà di movimento. Quel che è certo è che l’Afghanistan non deve tornare ad essere rifugio del terrorismo. Bisogna coordinare l’azione contro il terrorismo. Al tavolo internazionale si è parlato della necessità di riuscire ad arrivare ad una posizione unificata. Questa convergenza si è tradotta in un mandato alle Nazioni Unite come coordinamento ad agire direttamente. L’Italia è favorevole a una proposta di coordinamento della migrazione a livello internazionale, anche a partire da quello che noi facciamo nell’ambito dell’Unione Europea. Come si è detto spesso infatti siamo stati lasciati molto soli”.
Draghi, rispondendo ad una domanda sulla proposta del presidente turco Recep Tayyip Erdogan di costituire un gruppo di lavoro sulla migrazione all’interno del G20, ha spiegato: “Ora bisogna aspettare cosa decideranno gli altri Paesi membri”. 
Riguardo al nuovo governo di Kabul, il premier Draghi ha fatto notare: “Affrontare la crisi umanitaria richiederà contatti con i talebani, ma questo non significa un loro riconoscimento. Bisogna prendere atto che sono stati giudicati per ciò che hanno fatto, non per ciò che hanno detto. È molto difficile poter aiutare il popolo afghano senza il coinvolgimento talebano. Se non ci vogliono far entrare non entriamo, la questione del riconoscimento dei talebani potrà essere sul tavolo solo quando la comunità internazionale verificherà che sono stati fatti dei progressi sul tema dei diritti. Per ora non vediamo questo progresso. I talebani dissero che il governo sarebbe stato inclusivo, che avrebbe rappresentato tutte le minoranze e rispettato il diritto delle donne. Questo non è avvenuto”.
Durante l’incontro con la stampa si è toccato anche il tema economico. Draghi ha comunicato che la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha annunciato uno stanziamento di un miliardo di dollari per gli aiuti umanitari.  
Sull’assenza di Vladimir Putin e Xi Jinping al G20 straordinario sull’Afghanistan, il premier ha detto: “Che io sappia non era dovuta a motivi particolari di politica estera. Un’assenza comunicata in anticipo. Il coinvolgimento c’è stato moltissimo prima della riunione, che viene dopo l’Assemblea generale delle Nazioni Unite e il meeting dei ministri degli Esteri. Resta essenziale che la Russia e la Cina partecipino al G20 che si terrà a fine ottobre”.
Quindi, innanzitutto bisogna rispondere alla crisi umanitaria che si preannuncia sempre più grave, senza abbandonare l’Afghanistan, poi l’impegno perché il Paese asiatico non torni la base operativa del terrorismo, e infine la richiesta che siano rispettati i diritti umani. Su questi temi si è registrata la maggiore convergenza al G20 straordinario sull’Afghanistan. Nonostante l’assenza di Xi Jinping e Vladimir Putin, ha ragione Mario Draghi a considerare il successo di un incontro complessivamente soddisfacente e fruttuoso, perché è stata la prima occasione in cui i leader hanno dato una risposta multilaterale alla crisi afghana.
Il multilateralismo sta ritornando, con fatica, ma sta tornando come schema di lavoro dei Paesi più importanti. Un auspicio che Draghi proietta anche alle prossime riunioni, a partire dagli incontri sul clima: “Gli impegni sul clima non sono realistici senza la partecipazione di Cina, Russia ma anche India, ma ora tutti sono consapevoli che questi problemi travalicano i confini nazionali e che possono essere affrontati solo in un contesto multilaterale”.
Tornando a questo G20, Draghi ha posto la priorità sulla necessità di affrontare l’emergenza umanitaria, definita gravissima. Una catastrofe umanitaria che può precipitare con l’arrivo dell’inverno. Il premier italiano ha fatto notare: “Il risultato è arrivato. C’è grande disponibilità ad agire e convergenza di vedute, visto che, sulla questione, si è riusciti a superare le inevitabili differenze di vedute di politica estera, di geopolitica, di impegni. Su questo non ci sono diversità. Gli impegni economici sono significativi, le questioni decisive saranno prima di tutto evitare il collasso dell’economia afghana, e poi consentire alle organizzazioni umanitarie di muoversi per il Paese e svolgere il proprio lavoro, cominciando con il rendere accessibile l’aeroporto di Kabul”.
Draghi ha aggiunto: “Perché c’è piena consapevolezza di questa emergenza e delle responsabilità enormi che ha il G20 nei confronti degli afghani e dell’Afghanistan, dove siamo rimasti per 20 anni. Noi siamo responsabili ed è nostro dovere intervenire. E’ stato toccato da tutti il problema dei diritti delle donne, di garantire loro il diritto all’istruzione e di non tornare indietro di 20 anni. Il governo italiano ha assicurato l’uscita di 5mila persone dall’Afghanistan, anche la Germania ha fatto molto, e il Regno Unito”.
Joe Biden, ha affermato: “I leader del G20 si sono impegnati a garantire assistenza umanitaria direttamente agli afghani e a promuovere i diritti umani per tutti, comprese donne, bambine e minoranze. Gli Stati Uniti restano impegnati a lavorare con la comunità internazionale per affrontare la situazione in Afghanistan e sostenere la popolazione afghana”.
La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen ha spiegato: “Dobbiamo fare tutto il possibile per evitare un grave collasso umanitario e socio-economico in Afghanistan. Dobbiamo farlo in fretta. La situazione in Afghanistan, si sta deteriorando, ponendo centinaia di migliaia di afghani a rischio con l’inverno in arrivo. Siamo stati chiari sulle nostre condizioni per qualsiasi impegno con le autorità afgane, compreso il rispetto dei diritti umani. Ma il popolo afghano non deve pagare il prezzo delle azioni dei talebani. Questo è il motivo per cui il pacchetto di sostegno afghano è per il popolo afghano e per i Paesi limitrofi che hanno fornito i primi aiuti”.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha affermato: “La Turchia non può permettersi un nuovo flusso di migranti dall’Afghanistan, ne sarebbero colpiti anche i Paesi europei”. Il presidente turco ha anche proposto di formare un gruppo di lavoro sulla migrazione presieduto da Ankara nell’ambito della prossima presidenza indonesiana del G20. Erdogan ha aggiunto: “La migrazione è un problema globale. Stabilità e sicurezza vengano ristabilite in Afghanistan quanto prima per dare ai talebani la direzione affinché formino un governo inclusivo”.
Il G20 si è riunito a due mesi dalla caduta di Kabul nelle mani dei Talebani per affrontare la situazione in Afghanistan, sull’orlo del baratro economico e umanitario, dopo il ritiro del contingente della missione internazionale a guida Usa. 
La riunione dell’organismo che riunisce le 20 principali economie del mondo è stato fortemente voluto dall’Italia, presidente di turno. Il vertice straordinario si è svolto in modalità virtuale. Oltre ai rappresentanti del G20, vi hanno partecipato anche Spagna, Paesi Bassi, Qatar ed i rappresentanti di Fondo Monetario Internazionale e Banca mondiale.
All’Italia va riconosciuto il merito di aver ottenuto di convertire il G20 da foro essenzialmente economico a consesso che allarga il suo raggio di azione alle questioni geopolitiche e strategiche che influenzano anche l’economia globale.
In sintesi, sul tavolo dei partecipanti ci sono stati tre dossier: la crisi umanitaria, da scongiurare anche perché innescherebbe migrazioni incontrollate, la lotta al terrorismo, evitando quindi che l’Afghanistan torni ad essere un santuario delle organizzazioni jihadiste, e il sostegno alle organizzazioni umanitarie perché riescano a prestare soccorso alla popolazione.
Se sotto il profilo dei diritti umani infatti, la situazione è già molto preoccupante, quella economica e sociale rischia addirittura la catastrofe annunciata: dopo la conquista talebana di Kabul infatti, miliardi di dollari di fondi della Banca centrale afghana all’estero sono stati congelati e il governo, privo di riserve di denaro, ha dovuto imporre un rigido controllo dei capitali. Il paese dipende per il 40% della sua economia da aiuti esterni e da agosto ad oggi l’inflazione, alimentata dalla peggior carestia degli ultimi decenni, è aumentata del 30%. Se l’attuale tendenza non sarà invertita, l’Onu avverte che la quasi totalità dei 38 milioni di abitanti del paese, più precisamente il 97%, rischia di scivolare sotto la soglia di povertà, dove attualmente vi si trova il 72%.
Intanto, sulla crisi è comunque già attiva una diplomazia parallela per aprire un dialogo con il nuovo regime di Kabul. Oggi i rappresentanti dell’Unione europea hanno incontrato a Doha in Qatar emissari dei Talebani. L’incontro segue quelli avvenuti nei giorni scorsi con una delegazione tedesca e una americana.
L’Alto rappresentante Ue, Josep Borrell, ha chiarito:“Non possiamo aspettare e vedere che succede. Dobbiamo agire adesso. I colloqui tecnici in corso non costituiscono in alcun modo un riconoscimento del governo ad interim”.
Sul fronte regionale, molti paesi dell’area nutrono perplessità sulle conseguenze di breve e medio periodo determinate dal nuovo status quo afghano. In Cina prevalgono le preoccupazioni per l’instabilità del paese. Preoccupazioni che tuttavia non sono bastate a trovare finora una risposta comune. Né a garantire quei fondi di cui la popolazione afghana ha bisogno.
Poco prima dell’inizio del vertice, il Segretario Generale dell’Onu Antonio Guterrez,  ha sollecitato la comunità internazionale a fare presto: “L’economia afghana non può più aspettare. Le banche stanno chiudendo e i servizi essenziali come la sanità sono stati già sospesi in alcuni luoghi. Serve liquidità, subito, per evitare il collasso. Per ora a destinazione  è arrivato soltanto un terzo degli aiuti promessi”.
Indubbiamente, l’assenza del presidente cinese, Xi Jinping, e di quello russo, Vladimir Putin, fanno riflettere e non sono certo di buon auspicio sulla questione dell’Afghanistan, ma soprattutto su quelli relativi alla geopolitica.
Dietro la tragica questione del popolo dell’Afghanistan ci sono i destini del mondo e dell’umanità presente sul pianeta. La partita in gioco è altissima.

Salvatore Rondello

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