martedì, 26 Ottobre, 2021

Afghanistan. Il ruolo dell’Europa e dell’Italia

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In questi giorni siamo ovviamente continuamente subissati dai commenti su quanto è avvenuto in Afghanistan. Ci sono alcuni punti sui quali ci sentiamo di insistere. Il primo riguarda la decisione del ritiro dei militari americani. Parliamo di essi perché gli altri presenti, compresi i nostri, camuffati da missione di pace nonostante gli oltre cinquanta morti lasciati sul campo, erano stati inviati di supporto alla missione Usa. Joe Biden si autoassolve dalla sconfitta e dal disastro avvenuto scaricando la colpa sul predecessore Donald Trump che prese questa decisione. Ora, a parte il fatto che Biden si è insediato il 20 gennaio di quest’anno e la caduta di Kabul è avvenuta sette mesi dopo e in questo periodo, vedendo l’evolversi della situazione, si poteva intervenire diversamente, la riflessione va fatta sul ruolo che gli Stati Uniti hanno sempre voluto ricoprire nel mondo e cioè quello di difensori e esportatori di libertà e che in Afghanistan è stato sminuito e sconfitto. Non si tratta di essere guerrafondai o sovranisti in casa d’altri, si tratta di promuovere e fare vincere quei valori di democrazia, di libertà, di rispetto dei diritti umani per cui l’Occidente ha creato attorno a loro alleanza e solidarietà. La completa vittoria dei talebani si ripercuoterà inevitabilmente negativamente sulla credibilità di questa strategia. Il secondo punto è la diretta conseguenza del primo. Il nostro Paese, l’Unione Europea di cui fa parte, non possono più essere considerati a traino di un interesse americano che, a volte, può non avere gli stessi termini di riferimento e di valutazione. Smettiamola con le ipocrisie: l’Europa deve fare un salto di qualità e deve avere, oltre a una politica estera unitaria, una forza militare propria, professionale e ben addestrata, senza trincerarsi, per salvarsi la coscienza, in interventi delle forze armate dei singoli Stati definiti a difesa della pace ma che in realtà sono chiamati a compiere atti di combattimento. Deve quindi contare come entità a se stante e deve contare di più nella Nato. Le conseguenze della vittoria talebana a Kabul, i pericoli di uno Stato islamico ringalluzzito, la probabile nuova ondata di profughi di quel territorio sulla rotta balcanica impongono una regia comune europea. L’ultimo punto riguarda proprio l’accoglienza a coloro che riusciranno a sfuggire al regime talebano. L’ ultima cosa che servirebbe all’Italia è una nuova spaccatura tra buonisti e sovranisti. Si tratta, in vista di una ulteriore probabile emergenza di questo tipo, di riuscire a impostare un comportamento chiaro e lineare al di fuori di speculazioni di partito o di calcoli elettorali. Sarà probabilmente la partita più importante che dovrà giocare il Governo. Mario Draghi, in questo momento, è l’unica persona in grado di affrontarla mettendo davanti a tutto, oltre alla solidarietà doverosa, gli interessi della Nazione. Da costruirla con l’Unione Europea a patto che vi sia finalmente una condivisione delle responsabilità che finora, visto l’arrivo di migliaia di clandestini dalle coste africane accolti per la maggior parte solo sul nostro territorio, non è minimamente avvenuta.

 

Alessandro Perelli

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