martedì, 13 Aprile, 2021

Agroalimentare, prodotti invenduti per 11,5 miliardi

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Dall’inizio della dittatura del coronavirus, il crollo delle attività di bar, trattorie, ristoranti, pizzerie e agriturismi ha travolto interi settori dell’agroalimentare Made in Italy con vino e cibi invenduti per un valore stimato in 11,5 miliardi. Questa valutazione è emersa dal primo bilancio della Coldiretti sull’impatto sulla filiera agroalimentare causato dalle chiusure a singhiozzo della ristorazione dopo un anno di pandemia Covid, in occasione del Consiglio nazionale dove ha partecipato il Ministro delle politiche Agricole Stefano Patuanelli.
Il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, ha spiegato: “Si stima che 300 milioni di chili di carne bovina, 250 milioni di chili di pesce e frutti di mare e circa 200 milioni di bottiglie di vino non siano mai arrivati nell’ultimo anno sulle tavole dei locali costretti ad un logorante ‘stop and go’ senza la possibilità di programmare gli acquisti anche per prodotti fortemente deperibili. Numeri dietro i quali ci sono decine di migliaia di agricoltori, allevatori, pescatori, viticoltori e casari che soffrono insieme ai ristoratori. Chiusure forzate, limitazioni negli orari di apertura, divieti agli spostamenti, drastico calo delle presenze turistiche e la diffusione capillare dello smart working hanno devastato i bilanci dei servizi di ristorazione e tagliato drammaticamente i livelli occupazionali ma le conseguenze si fanno anche sentire direttamente sui fornitori”.
Infatti, la drastica riduzione dell’attività pesa sulla vendita di molti prodotti agroalimentari, dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco.
La Coldiretti ha precisato: “In alcuni settori come quello ittico e vitivinicolo, la ristorazione rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato ma ad essere stati più colpiti sono i prodotti di alta gamma dal vino ai salumi, dai formaggi fino ai tartufi”.
In conclusione, il presidente della Coldiretti ha affermato: “Anche alla luce dell’avanzare della campagna di vaccinazione sarebbe importante consentire le aperture serali che valgono quasi l’80% del fatturato dei locali della ristorazione. Con l’arrivo del bel tempo, le chiusure favoriscono paradossalmente gli assembramenti all’aperto sulle strade, nelle piazze e sul lungomare. Nei locali della ristorazione sono state invece adottate importanti misure di sicurezza, quali il distanziamento dei posti a sedere facilmente verificabile, il numero strettamente limitato e controllabile di accessi, la registrazione dei nominativi di ogni singolo cliente ammesso. Nell’attività di ristorazione, sono coinvolti circa 360mila tra bar, mense, ristoranti e agriturismi nella Penisola ma le difficoltà si trasferiscono a cascata sulle 70mila industrie alimentari e 740mila aziende agricole lungo la filiera impegnate a garantire le forniture per un totale di 3,6 milioni di posti di lavoro. Si tratta di difendere la prima ricchezza del Paese con la filiera agroalimentare nazionale che vale 538 miliardi pari al 25% del Pil nazionale ma è anche una realtà da primato per qualità, sicurezza e varietà a livello internazionale”.
Più lunga sarà la situazione emergenziale, maggiori saranno i danni prodotti al Paese, molti dei quali lasceranno segni e ferite che graveranno sul futuro.
L’osservazione fatta dalla Coldiretti sulla riapertura serale dei ristoranti è condivisa da tutti gli italiani che finora non sono riusciti a comprendere perché i ristoranti possono stare aperti di giorno e chiusi la sera, anche se le misure precauzionali per evitare la diffusione dei contagi sono le stesse.
Alcuni provvedimenti adottati finora per la lotta alla pandemia lasciano numerose perplessità.

 

Salvatore Rondello

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