martedì, 15 Giugno, 2021

Aia conferma ergastolo ‘non appellabile’ per Mladic

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Martedì scorso la giuria del tribunale di appello dell’Aia ha confermato la pena dell’ergastolo per Ratko Mladic, l’ex generale serbo bosniaco, per crimini di guerra e contro l’umanità. Condanna a titolo definitivo, non appellabile.
È stato ritenuto responsabile della orrenda strage di circa 8.000 musulmani avvenuta a Srebrenica in una guerra, quella dell’ex Jugoslavia, che dopo la morte di Tito, causò più di centomila vittime, distruzioni di massa, atti di violenza inaudita, milioni di sfollati. Una condanna che rende un po’ di giustizia ai parenti delle vittime anche se rimangono ancora punti oscuri su una vicenda che 26 anni fa per le sue dimensioni è diventata un po’ il simbolo dell’odio etnico in una terra che ancora oggi ne subisce le ripercussioni. E così il numero esatto delle vittime, il ruolo del contingente olandese dell’ONU presente sul posto, le contemporanee esecuzioni di civili serbI da parte del musulmani bosniaci rimangono discorsi ancora non sufficentemente esplorati e spesso utilizzati dalle parti in causa a seconda della reciproca convenienza ma che non possono negare la gravità di un massacro come quello di Srebrenica. La giuria dell’Aia, presieduta dalla zambiana Prisca Matimba Nyambe, non poteva giustificare quanto accaduto come un atto di guerra o come una ritorsione. La ferocia e l’efferatezza dei fatti e la riconoscibilità del generale Mladic quale responsabile principale sono stati ampiamente documentati. Piuttosto gli interrogativi possono riguardare il fatto che molti crimini effettuati nella guerra dell’ex Jugoslavia siano ancora impuniti. E il riferimento va inevitabilmente si processi ancora aperti contro le atrocità commessi dai croati o a quelli dell’esercito di liberazione del Kosovo e a tutte quelle violenze spesso su donne e bambini che hanno contraddistinto lo svolgimento delle guerre civili nei Balcani e che Gianni De Michelis, come Ministro degli Esteri, aveva tentato di evitare cercando vanamente di regolare la questione dell’indipendenza dei singoli Stati dopo la dissoluzione dell’ex Jugoslavia. Ma la follia dell’odio etnico e religioso aveva prevalso sulla regionevolezza insieme alle speculazioni politiche di coloro che con il paravento dell’identità nazionale giustificavano il tragico conflitto. E così Ratko Mladic, martedì, vestito a puntino con giacca e cravatta, si è presentato alla Corte dell’Aia per il giudizio definitivo interpretando la parte dell’eroe costretto a prendere decisioni estreme per ragioni militari e patriottiche. Non c’è stata da parte sua alcuna ammissione di colpevolezza né di richiesta di perdono. La stessa parte che ancora gli viene riconosciuta dai Governanti della Repubblica Srpska,dove, a Banja Luka sono comparsi sulle strade striscioni a suo favore e la Presidente Zeljka Cvijanovic ha definito parziale la giustizia dell’Aia.
Episodi che dimostrano come, in Bosnia, la tragedia e l’assurdità dello scontro etnico non abbiano ancora lasciato il posto alla convivenza pacifica e alla comune volontà di aderire ai valori dell’Unione Europea. Ma le madri e le mogli di Srebrenica hanno visto l’aguzzino dei loro figli e coniugi condannato all’ergastolo, cosa che se non restituirà loro gli affetti più cari, almeno non lascerà impunito il principale colpevole di questo orrendo massacro.

Alessandro Perelli

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