lunedì, 26 Luglio, 2021

Al Maxxi di Roma una mostra sul grande architetto Aldo Rossi

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L’imperdibile mostra “Aldo Rossi. L’architetto e le città”, prodotta da MAXXI, Museo nazionale delle arti del XXI secolo a Roma e curata da Alberto Ferlenga, è stata inaugurata lo scorso 10 marzo e sarà visitabile fino al 17 ottobre 2021.

 

Materiali che provengono da archivi e collezioni di tutto il mondo

Materiali di grandissimo interesse provenienti da collezioni e archivi di tutto il pianeta – pubblici e privati, in primo luogo dall’archivio del MAXXI Architettura –, la maggior parte dei quali esposti nelle teche “Museum”, prodotte dall’azienda di arredamento e design Molteni&C, consentono di tracciare l’evoluzione e il pensiero del grande architetto italiano. Così si è espresso il curatore della mostra: “La figura di Aldo Rossi è difficilmente inquadrabile negli schemi di un mestiere in rapida evoluzione e anche per questo portatore inesauribile di suggestioni e idee”.
Tra gli oggetti e disegni in mostra, anche la libreria Piroscafo progettata trent’anni fa con Luca Meda (1991), prodotta da Molteni&C e le poltrone Parigi (1989), prodotte da UniFor (interior design e arredamento per uffici)

Il primo italiano a vincere il prestigioso premio Pritzker

Aldo Rossi (Milano, 3 maggio 1931 – Milano, 4 settembre 1997) è stato uno dei più rilevanti architetti e designer del ‘900. È stato il primo italiano a vincere nel 1990 ilPremio Pritzker, prestigiosissimo riconoscimento per l’architettura, 8 anni prima dell’archistar Renzo Piano. La sua attività professionale, inizialmente dedicata alla teoria architettonica e a piccoli interventi edilizi, compie un salto di qualità quando Carlo Aymonino gli commissiona parte del complesso “Monte Amiata” nel quartiere Gallaratese a Milano.
Il successo mondiale grazie al cimitero di Modena
Nel 1971 vince il concorso di progettazione per l’ampliamento del cimitero San Cataldo a Modena, che gli donerà la notorietà internazionale. Nel1983 ottiene da Paolo Portoghesi l’incarico di direttore della sezione architettura alla Biennale di Venezia, incarico che manterrà fino al1984. L’anno successivo vince il concorso per il restauro delTeatro Carlo Felice . Negli anni seguenti cura le le sue personali a Torino, Mosca, NewYork, Londra, Madrid e a villa Farsetti per la Biennale di Venezia.

 

Il superamento del Movimento Moderno

L’opera di Rossi costituisce un superamento delle metodologie del Movimento Moderno, apparentandosi in un primo momento alla corrente architettonica del Neoliberty, prima reazione al razionalismo con richiami più o meno espliciti all’Art Nouveau. Successivamente è approdato al Post-Modern, nel variato panorama Italiano di questo movimento, che in lui si è contraddistinto per una rigorosità estrema, che taluni hanno definito Neo-Novecento.

 

L’architettura come culto della memoria

Aldo Rossi è stato uno dei massimi innovatori ideologici e plastici dell’architettura contemporanea, con la sua poesia metafisica e il culto che professò verso la geometria e la memoria.
Muore a Milano, all’ospedale San Raffaele, dove era ricoverato da una settimana in seguito a un grave incidente stradale, all’età di sessantasei anni.
Nel 2005, per volontà degli eredi Vera e Fausto Rossi, si è costituita la Fondazione Aldo Rossi con la finalità di riunire, tutelare e divulgare l’opera dell’architetto, in tutta la sua complessità, bellezza e ricchezza
L’architetto milanese ha portato avanti una concezione della città totalmente differente rispetto all’idea di Le Corbusier, che aveva dominato tutta la prima parte del secolo scorso: Rossi la vedeva come la somma di tutte le epoche, di tutti gli stili architettonici fino ad allora presenti. Non potendo “rompere” completamente con il passato come facevano gli architetti dell’International Style, egli pertanto si trovava a dover applicare la sua costruzione “organica” all’interno dei centri urbani.

 

L’uso degli Archetipi contro Le Corbusier

La soluzione che trovò è stata l’utilizzo degli Archetipi. Questi sono delle forme ricorrenti nella storia dell’architettura, forme che vanno a rappresentare un autentico richiamo alla cittadina pre-esistente, rendendo in tal modo il risultato raggiunto nel contempo innovativo e tradizionale. Tanti sono stati gli archetipi utilizzati da Rossi nel corso della sua carriera, e la loro bellezza emerge nella semplice riconoscibilità da parte di tutti, sia dall’esperto che dal profano.
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Andrea Malavolti

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