domenica, 9 Maggio, 2021

Alitalia, rischio di danni inestimabili al Paese

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I segretari generali di Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti, Stefano Malorgio, Salvatore Pellecchia e Claudio Tarlazzi, commentando le notizie su Alitalia, apparse ieri su alcuni quotidiani, parlando di danni inestimabili al Paese, qualora confermate, hanno detto: “Una compagnia aerea anonima, di dimensioni regionali, con un piano industriale con modesti obiettivi imposto dalla direzione generale concorrenza della Commissione europea riporterebbe l’Italia indietro di 75 anni e cioè a non avere, entro i prossimi due anni, una compagnia aerea nazionale. Per non sprecare i 3 miliardi a disposizione della nuova Alitalia, occorre un piano industriale adeguato al mercato in cui deve competere, per cui una compagnia bonsai sarebbe messa al tappeto ancora prima di iniziare la gara. Sono necessari almeno 100 aeromobili e un piano industriale che rafforzi il cargo, visto che la domanda con la pandemia è cresciuta molto, e che si posizioni sulle rotte più redditizie del lungo raggio”.

 

I sindacati

I leader delle federazioni dei trasporti di Cgil, Cisl e Uil, hanno aggiunto: “Qualora le anticipazioni fossero confermate, il lavoro dei precedenti governi sarebbe cancellato con un colpo di spugna e l’Italia perderebbe definitivamente le quote di mercato di trasporto aereo difese fino a oggi coi denti dalle lavoratrici e dai lavoratori di una compagnia, Alitalia, in amministrazione straordinaria da circa quattro anni. Ci troveremmo, di fatto, di fronte a un trattamento discriminatorio dell’Unione europea nei confronti dell’Italia atteso che, alle compagnie di bandiera tedesca e francese, a fronte di significativi aiuti economici da parte dello stato (il gruppo Lufthansa ha collezionato 11 miliardi di euro di cui 9 alla casa madre e Air France ha ricevuto 7 miliardi di euro a fronte dei quali dovrà cedere solo 18 slot sugli oltre 300 in suo possesso) ha richiesto un sacrificio modesto se rapportato a quanto richiesto ad Alitalia che ha ricevuto 1,4 miliardi di euro. Chiedere la partenza di una nuova compagnia senza nome, senza logo e senza aerei e personale e slot sufficienti a competere in un mercato agguerrito come quello del trasporto aereo italiano e globale è come chiedere a un campione di scherma di andare alle Olimpiadi con le mani legate dietro la schiena”.
Malorgio, Pellecchia e Tarlazzi, in conclusione, hanno sottolineato: “Ribadiamo la nostra contrarietà rispetto a condizioni che determinano discriminazioni e asimmetrie e ci auguriamo che, come già è stato fatto reiteratamente in un recente passato, vengano totalmente respinte le pretese della Direzione della concorrenza. Nel frattempo, rispetto ad Alitalia in amministrazione straordinaria, occorre un intervento che sblocchi i ristori a compensazione delle perdite determinate dalla pandemia al fine di garantire il pagamento degli stipendi e di poter far fronte ai costi operativi.

 

Coinvolti 11 mila lavoratori

Ricordiamo che nella vicenda Alitalia sono coinvolti 11 mila lavoratori tra il personale diretto e potenzialmente 40 mila lavoratori considerando anche gli indiretti. Anche alla luce dei recenti dati Istat non pensiamo che l’Italia possa permettersi nuovi disoccupati, senza contare le ricadute sull’economia nazionale e in particolare sul turismo. È da più di un mese che stiamo chiedendo un confronto interministeriale per entrare nel merito della vicenda ed esplorare tutte le possibili soluzioni e fino a oggi tutti stanno facendo orecchie da mercante”.
Un portavoce della Commissione europea in merito al presunto utilizzo di due pesi e due misure nel trattamento dei diversi dossier sul tavolo dell’antitrust europeo, ha dichiarato all’Agi: “La situazione di Alitalia rispetto a quella di altre compagnie aeree come Air France e Lufthansa è completamente diversa e chi dice il contrario ignora, o fa finta di ignorare, elementi oggettivi in quanto Air France e Lufthansa erano in salute prima del Covid e lo stesso non vale per Alitalia”.
Il fatto che Alitalia fosse in difficoltà già prima della pandemia impedisce alla Commissione di approvare aiuti di Stato che eccedano la semplice compensazione dei danni causati alla compagnia dalle restrizioni ai viaggi. Lo stesso non vale per le aziende non in crisi prima dell’arrivo del Covid-19.

 

Il ruolo della Commissione europea

La Commissione dell’Ue, in una nota, ha precisato: “Lo scopo principale del quadro temporaneo è fornire supporto mirato ad aziende altrimenti redditizie che sono entrate in difficoltà finanziarie a causa dell’epidemia di coronavirus. Pertanto, le società che erano già in difficoltà il 31 dicembre 2019 non sono ammissibili agli aiuti nell’ambito del quadro temporaneo, comprese le misure di ricapitalizzazione. Alitalia è costantemente in perdita ed era una società in difficoltà già alla fine del 2019, ovvero prima dello scoppio del Covid-19, ed è quindi esclusa dalla possibilità di ricevere aiuti sulla base del quadro temporaneo, stabilito per aiutare le aziende ‘sane’. Allo stesso tempo, la Commissione ha approvato misure italiane per risarcire Alitalia per un valore complessivo di 297,15 milioni di euro sulla base dell’articolo 107, paragrafo 2, lettera b), Tfue per i danni causati direttamente dalle restrizioni adottate per contenere l’epidemia di coronavirus. La stessa valutazione è stata applicata ad altre compagnie aeree nella stessa situazione, comprese la francese Corsair e la portoghese Tap. Al contrario, Air France e Lufthansa non erano società in difficoltà alla fine del 2019, motivo per cui potevano essere ricapitalizzate in linea con le condizioni del quadro temporaneo”.

 

L’autogestione della compagnia aerea

La risposta che arriva da Bruxelles suona come la celebre frase di Ernesto Nathan: “Non c’è trippa per gatti”.
Bisognerebbe chiedersi perché in tutti questi anni di commissariamento di Alitalia, non sia mai partita una iniziativa da parte dei lavoratori per chiedere l’autogestione della compagnia aerea. Nella storia industriale, non è la prima volta che aziende sull’orlo del fallimento, affidate alla gestione dei dipendenti si sono risollevate e tornate in utile. Gli esempi sono diversi sia in Italia che all’estero con risultati più che soddisfacenti, salvando soprattutto i posti di lavoro. Una iniziativa del genere, nel caso di Alitalia, sicuramente necessita di un incoraggiamento da parte dello stato che potrebbe fornire qualche garanzia fidejussoria nella fase iniziale per avviare il decollo della compagnia di bandiera in una nuova dimensione commerciale e motivazionale.

 

Salvatore Rondello

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