mercoledì, 16 Giugno, 2021

Allacciarsi alla cintura Merkel-Macron!

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Non c’è che dire, dopo l’elezione di Macron col suo atto di fede, premiato, nella missione dell’Europa con tutti gli adeguamenti necessari, intanto per far fronte ai duri colpi della Brexit prima e dell’elezione di Trump poi, dopo le pronunce inequivocabili della Merkel di accettare la sfida del disimpegno di Trump dalla Nato e, non potendo più contare sugli alleati di sempre, mettersi alla testa del riscatto europeo invocando una comune solidarietà, l’Italia deve accelerare la soluzione dei problemi strutturali interni ed allacciarsi con la cintura Merkel-Macron perchè si avverte che l’Europa sta per decollare. Macron riceve imperialmente Putin senza fare sconti sulla politica espansiva ad est e sulle condizioni di garanzie democratiche specie nell’informazione e nella tutela dell’autonomia dei singoli stati da ingerenze informatiche devastanti già verificatesi durante la campagna elettorale americana, mettendo in evidenza che solo un clima di reciproca fiducia può consentire di battere ovunque il comune nemico del terrorismo di qualunque matrice. Non solo ma la Merkel è andata già oltre e, rispetto al preannunziato disimpegno di Trump dagli accordi di Parigi sull’ambiente, risponde chiamando la Cina vitalmente interessata a risanare le sue metropoli invivibili per smog e gas tossici con costi immensi di vite umane e di risorse impiegate. Sotto questo profilo bisogna riconoscere che l’Italia ha la convenienza e la necessità di fare presto e bene. In quest’ottica ha ragioni da vendere Renzi a volere anticipare le elezioni e non solo perché il rinvio darebbe un enorme contributo all’opposizione nel sottolineare le ricadute di una manovra tutta lacrime e sangue, che può essere ammortizzata e dare i suoi frutti nell’arco di una legislatura ma perché senza la forza ed il tempo necessari per le riforme strutturali, istituzionali comprese, l’Italia se lo sogna di essere nel gruppo di testa chiamato a rilanciare l’Europa a livello mondiale. I critici sprovveduti che temono il nuovo asse franco-tedesco si guardano bene dall’indicare alternative ad una cerniera che può tenere insieme l’Europa contro i rischi di disintegrazione, purchè Macron sia portavoce ed interprete dell’Europa mediterranea e la Merkel faccia altrettanto con quella del nord e dell’est. Intanto è necessario resistere i primi due anni della gestione Trump perché al loro termine molto se non tutto può cambiare in America dove, grazie a Dio, c’è una sorta di termometro che misura la bontà o meno dell’amministrazione in carica. Mi riferisco all’elezioni senatoriali di medio termine che confortano o penalizzano l’amministrazione in carica, come è già successo ad Obama che ha visto arrivare lo tsnunami trumpiano perdendo la maggioranza e quindi fortemente condizionato nei suoi programmi. Trump se prosegue nel suo isolazionismo pagherà i prezzi della destabilizzazione che sta provocando in tutto il mondo e dovrà venire a più miti consigli come quelli europei. Tornando in Italia la fretta di Renzi può essere salutare ma le scelte specie in materia elettorale, messo ormai alle strette, dimostrano che l’uomo solo non tanto al comando quanto nelle strategie di lungo periodo non può diventare prigioniero del cerchio magico degli yes men o women e che il PD plurale, promesso col passaggio dall’io al noi, è ben lontano dall’essere avviato.

Roca

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