mercoledì, 12 Maggio, 2021

Altri 15 giorni di carcere per Patrick George Zaki

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La Procura per la Sicurezza dello Stato nella capitale egiziana ha deciso che la detenzione Patrick George Zaki, il ricercatore dell’EIPR (Egyptian Initiative for Personal Rights, una organizzazione indipendente per i diritti umani) sarà prolungata di altri 15 giorni. L’inferno, per lo studente egiziano Patrick Zaki, ha inizio la mattina di venerdì 7 febbraio quando, di ritorno dall’Italia, viene fermato dalle autorità all’aeroporto del Cairo. Zaki studia a Bologna, dove si trova dall’agosto del 2019 per un diploma post-laurea. La sua doveva essere una breve visita di famiglia ma, preso in custodia all’aeroporto, scompare per le successive 24 ore.

Inviato in una struttura dell’NSI (National Security Investigations) in una località non precisata, viene poi trasferito negli uffici dell’NSI nella sua città natale, Mansoura, a circa 120 chilometri a nord-est del Cairo. Secondo i suoi avvocati, durante queste ore Patrick è minacciato, picchiato, sottoposto a scosse elettriche e interrogato su varie questioni legate al suo lavoro e al suo attivismo. I genitori di Patrick hanno affermato che l’interrogatorio è durato 30 ore, nelle quali il ragazzo è stato tenuto bendato e ammanettato, ricevendo scosse elettriche e colpi allo stomaco e alla schiena. La famiglia ha anche riferito che è stato torturato per conoscere «i suoi legami con l’Italia e con la famiglia di Giulio Regeni», il ricercatore italiano rapito in Egitto il 25 gennaio 2016 e ritrovato, senza vita e con evidenti segni di tortura, nove giorni dopo in un fosso alla periferia del Cairo.

Il murales realizzato a Roma, a pochi passi dell’Ambasciata d’Egitto, nel quale Regeni abbraccia Patrick.

Patrick compare per la prima volta dinanzi al pubblico ministero l’8 febbraio. Secondo i suoi avvocati, gli viene presentato un rapporto della polizia nel quale si afferma, falsamente, che l’arresto è stato effettuato ad un posto di blocco, in virtù di un mandato emesso nel settembre 2019, un mese prima della sua partenza per l’Italia. Nel corso dell’interrogatorio, contro di lui vengono presentate accuse quali “diffusione di notizie false”, “incitamento alla protesta” e “istigazione alla violenza e ai crimini terroristici”. Come prova, si fa riferimento a dieci post pubblicati su Facebook da Patrick, senza tuttavia permettere agli avvocati difensori di esaminarli. La decisione del pubblico ministero è la detenzione in custodia cautelare per 15 giorni in attesa di ulteriori indagini. Circolata sui social la notizia del suo arresto, a Bologna e in altre città italiane si svolgono manifestazioni pubbliche per chiederne il rilascio.

Il 15 febbraio la Corte d’Appello decide di confermare la detenzione preventiva, nonostante gli avvocati difensori sostengano il rilascio di Zaki sulla base della scorrettezza procedurale dell’arresto, oltre alla scarsità di prove a suo carico. Inoltre, Patrick racconta più volte in dettaglio alla giuria le torture subite.
Il 19 febbraio una manifestazione, davanti all’ambasciata egiziana a Roma, chiede l’immediata liberazione di Patrick. Il giorno seguente, si svolge la prima grande mobilitazione a Roma al grido di “Patrick libero”. Il 22 febbraio, Zaki è portato nuovamente di fronte all’accusa. In questa occasione si decide di rinnovare la detenzione per altri 15 giorni. Intanto, gli avvocati difensori presentano due petizioni al procuratore capo per indagare sulla falsificazione del rapporto di arresto e sulla tortura.

Il 5 marzo, Patrick è trasferito al complesso della prigione di Tora al Cairo, tristemente famosa per la detenzione degli attivisti politici. Nello stesso giorno la Commissione Diritti Umani del Senato Italiano contatta l’ambasciatore italiano al Cairo che garantisce il suo massimo impegno sul caso. La nuova udienza per il rinnovo della detenzione di Zaki si svolge oggi, sabato 7 marzo.
Intanto, in Italia, prosegue la mobilitazione delle ONG, della società civile e delle comunità studentesche in favore della liberazione di Patrick George Zaki.


Vincenzo Lombardo

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