lunedì, 17 Maggio, 2021

Amianto. La mappa del rischio in Italia: serve più attenzione

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L’emergenza ambientale, e tutto ciò che ne comporta, impone un’attenta riflessione su tutte le tematiche e gli ambiti messi sul tappeto dall’ONA, e una presa d’atto di tutte le nostre istituzioni.
L’amianto è soltanto una delle emergenze ambientali, che peraltro la politica di Trump ha acuito, proprio con riferimento al suo uso in edilizia negli Stati Uniti.
L’amianto e il suo uso in edilizia era ritenuto lecito e legittimo da Trump. Infatti, in Italia, la Legge 257 del 1992 ha imposto il divieto di uso estrazione, lavorazione e commercializzazione dell’amianto, senza che fossero predisposti efficaci strumenti di bonifica e messa in sicurezza.
Sono ormai 29 anni, ed ancora a tutt’oggi la situazione italiana legata all’amianto è drammatica. Non a caso, nella mia pubblicazione “Il libro Bianco delle morti di amianto in Italia”, avevo già rimarcato (19.06.2018) il ritardo assoluto di tutte le istituzioni nella presa d’atto del vero problema ambientale, legato alla contaminazione da amianto, che è paradigmatica rispetto a tutte le sostanze nocive che avvelenano il nostro territorio.
Il tema dell’inquinamento non può essere sottovalutato o affrontato in termini ideologici e demagogici, ne nei confini ristretti del nostro Stato e della stessa Europa, quando la Cina continua ad inquinare, e se non altro, ad utilizzare amianto con il bene placido dell’OMS, che si limita a timide raccomandazioni, preoccupata di perdere i finanziamenti alla sua organizzazione, sempre copiosi da parte della Cina inquinatrice.
Intanto, è sempre l’OMS che lo certifica, ancora nel 2020, e tenendo conto soltanto del mesotelioma, del tumore polmonare e dell’asbestosi di origine lavorativa, sono stimati 107.000 decessi nel mondo, al netto degli Stati che non hanno una rilevazione epidemiologica.
La Cina, la Corea del Nord, la Russia, ed altri, sostengono che per i loro cittadini e lavoratori l’amianto è innocuo per assenza di qualsiasi caso di malattia professionale!
Ancora nel 2020, purtroppo abbiamo dovuto registrare una più alta incidenza di malattie asbesto correlate, questo è dovuto sicuramente alle pregresse esposizioni, e ancora conferma la necessità dell’urgenza della bonifica.
In Italia, ci sono ancora 40 milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto, di cui 33 milioni di amianto compatto ed 8 milioni di tonnellate di amianto friabile.
In questo contesto, oltre al tema dell’amianto nelle 2.400 scuole (stima 2012 per difetto perché tiene conto solo di quelle censite da ONA in quel contesto – la stima è stata confermata dal CENSIS – 31.05.2014), piuttosto che nelle biblioteche (non meno di 1.000), e ancora negli ospedali (non meno di 250, con stima per difetto), vi è il rischio elevato per l’amianto negli acquedotti.
La nostra rete idrica rivela presenza di amianto per ben 300.000 km di tubature (stima ONA), inclusi gli allacciamenti, con presenza di materiale contenenti amianto rispetto ai 500.000 totali (tenendo conto che la maggior parte sono stati realizzati prima del 1992, quando l’amianto veniva utilizzato in tutte le attività edili e costruttive).
Quindi quello della bonifica degli acquedotti della rete idrica italiana è uno dei temi più urgenti e rilevanti, che mi preme sottolineare in questa sede, in chiave di prevenzione primaria.
Quella dell’ingestione dell’amianto nell’acqua potabile che ci giunge nei rubinetti delle nostre case, e che provoca così danni alla salute.
Nel tempo il rischio amianto legato alla sua presenza nelle tubature dell’acqua potabile è stato trascurato, eppure l’amianto è considerato cancerogeno certo per l’uomo.
Così la IARC (International Agency for Research on Cancer di Lione), nell’ultima monografia lo ribadisce, anche con riferimento all’acqua potabile. Infatti, nell’ultima monografia IARC sull’amianto, vi è una revisione che conferma la cancerogenicità delle fibre di amianto, anche se ingerite. A maggior ragione se con le attività antropiche e con usi domestici, e per effetto dell’evaporazione, le fibre così presenti si aerodisperdono nell’ambiente, e quindi possono essere anche inalate, con tutte le conseguenze che ne discendono.
Infatti, nel capitolo 1.5 (pagina 225), si legge testualmente: “In tal senso, i test sui ratti che hanno ingerito amianto dimostrano l’effetto cancerogeno (capitolo 3.6 pagina 273). Infatti su 75 cavie che hanno ingerito amianto, 18 si sono ammalati di tumori vari dopo pochi mesi”. Per tanto lo IARC conclude che “esistono prove sufficienti per la cancerogenicità di tutte le forme di amianto per l’uomo. Provoca il mesotelioma, il cancro del polmone, della laringe, e dell’ovaio. Inoltre sono state osservate associazioni positive tra l’esposizione a tutte le forme di amianto e cancro della faringe, stomaco, colon-retto Esistono prove sufficienti negli animali per la cancerogenicità di tutte le forme di amianto. Tutte le forme di amianto sono cancerogeni per l’uomo”.
Chiarito dunque che le fibre di amianto sono cancerogene anche se ingerite, non si comprende per quale motivo, ancora a tutt’oggi, si trascura questo rischio. In questa ultima legislatura, anche grazie all’interessamento del Ministro dell’Ambiente, Gen. Sergio Costa, è stata istituita la Commissione Amianto del Ministero dell’Ambiente, che ha sottolineato e rimarcato questo rischio.
Le azioni di chi scrive, e dell’Arch. Gen. Giampiero Cardillo, nella Commissione Amianto, così nominati dal Ministro dell’Ambiente, hanno permesso un autorevole intervento per la bonifica delle scuole e degli ospedali.
Tuttavia ciò non è sufficiente a giudizio di chi scrive, e in questi tre anni dell’ultima legislatura, si sarebbe potuto fare molto di più, prima dell’attuale momento di crisi, per lunghi versi incomprensibile, anche se evitabile.
In questo clima politico, caratterizzato dall’estrema rissosità tra le diverse componenti del Governo e delle opposizioni, tra di loro e al loro interno, è necessario ritrovare la bussola dell’interesse del Paese, che non può corrispondere soltanto alla ricerca di ‘volenterosi’, messi in campo per costituire quello o l’altro gruppo parlamentare, a sostegno o in opposizione di una futura ipotesi di Governo, mentre la nave del Paese affonda.
Ne tutto si può risolvere con i sussidi a vita, peraltro insufficienti, specialmente per la piccola e media impresa (penso ai ristoratori, piuttosto che ad altri piccoli imprenditori), ed è per questo motivo che le risorse del futuro recovery plan debbano essere messe a frutto per progetti alti, moderni, digitali e di rafforzamento della funzionalità delle nostre infrastrutture, tra cui i nostri acquedotti che sono un colabrodo di amianto.
Non solo perché disperdono le fibre, altamente cancerogene e lesive per la salute, quanto piuttosto perché almeno il 50% dell’acqua potabile, dalle sorgenti, non arriva ai nostri rubinetti, e si sa che l’acqua è fonte di vita e bene prezioso, non illimitato.
In questo contesto, nel quale occorre invece mantenere la necessaria lucidità ed eventualmente, pandemia permettendo, ridare la parola al corpo elettorale, non senza avere preventivamente allocato le risorse, parti delle quali prese a prestito, che unite a tutti gli altri scostamenti di bilancio, a causa dell’epidemia, hanno creato un ulteriore mostruoso debito pubblico, che inciderà sulle nostre future generazioni, e che sarà sostenibile solo se le somme ricevute dall’Europa saranno messe a frutto per l’ammodernamento delle nostre infrastrutture, la modernizzazione digitale del nostro sistema produttivo, le riforme del fisco e della giustizia, quest’ultima non lasciata unicamente al delirio della imprescrittibilità di qualsiasi ipotesi di reato, il che consegna il cittadino ad essere sottoposto a dei processi interminabili, che potranno essere differiti, udienza per udienza, sine die, con estinzione solo con la morte del cittadino accusato e sottoposto a processo, e non necessariamente colpevole.
Paradossalmente questo sistema giudiziario garantisce il colpevole e penalizza l’innocente, che invece andrebbe protetto, prima di tutto nel rispetto di quel principio di legalità e di presunzione di innocenza, da cui non si può prescindere.
Su questa base, le risorse del recovery plan, come più volte richiesto dall’ONA, dovrebbero essere impiegate, secondo le diverse voci che ci vengono dall’Europa, in chiave di un ambientalismo moderno e costruttivo, che coniuga economia e sviluppo con la tutela del nostro territorio, fauna e flora, e dell’aria e dell’acqua pulita.
Quello dell’amianto è un tema centrale. L’amianto nell’edilizia, come negli acquedotti, proprio per l’alta incidenza di casi di tumore del tratto gastro-intestinale, e anche del colangiocarcinoma del fegato, imporrebbe l’ammodernamento del nostro sistema di erogazione dell’acqua potabile, ovvero degli acquedotti, così da evitare sia la dispersione, sia soprattutto la loro contaminazione con le fibre di amianto.
Se ne è discusso nel XVII° episodio di ONA TV, la televisione dell’Osservatorio Nazionale Amianto, nell’episodio ‘Amianto: cocktail nell’acqua potabile’.
Questo episodio, condotto dal Dott. Massimo Maria Amorosini, giornalista e conduttore televisivo, sono stati ospiti in studio:
Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’ONA;
Arch. Grazia Canuto, esperta di problematiche ambientali;
Dott. Aldo Traccheggiani, medico e segretario regionale di Umbria Cambiamo;
Gli autorevoli ospiti di ONA TV hanno tutti ribadito l’importanza della prevenzione primaria.
Pertanto l’utilizzo dei fondi europei e le altre risorse pubbliche, in investimenti produttivi, come quello dell’ammodernamento degli acquedotti e della sostituzione delle strutture e delle tubature in amianto e cemento amianto, oltre ad evitare decine di migliaia di casi tumori, e alcune migliaia di morti, e costi sociali, previdenziali e sanitari, insostenibili, che si sommano a quelli umani, insopportabili, creano lavoro per i nostri giovani e meno giovani, ora sostenuti con il reddito di cittadinanza, chiaramente non sufficiente alle loro esigenze, specialmente di lunga durata.
Il tema ambientale, il tema sanitario, il tema sociale (creazione di nuovi posti di lavoro), il tema dell’economia e dello sviluppo economico, cui si lega anche quello sociale e materiale, tanto più dopo la crisi pandemica, il tema del futuro del nostro sistema Italia, e della sostenibilità del debito pubblico, sono tra loro intrecciati, e interdipendenti, ed è per questo motivo che, in un contesto come quello attuale, la richiesta di ONA di bonificare, oltre alle scuole e agli ospedali (rispetto ai quali gli investimenti non sono sufficienti, e riguardano solo la progettazione), occorrerebbe bonificare anche gli acquedotti e se possibile ammodernare l’intero sistema di tutte le nostre infrastrutture, senza dimenticare il mezzogiorno d’Italia.
Questa è la sfida che ci attende per ora e per il futuro.

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