lunedì, 18 Ottobre, 2021

Analogie D D: De Gaulle-Draghi

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L’assunto è presto detto: il rilievo nazionale ed internazionale dei due personaggi e la parallela frantumazione delle forze politiche senza garanzie di governabilità e stabilità per il Paese. Senza la messa a punto di una revisione istituzionale tramite un’assemblea costituente urgente da eleggere con le politiche, sovranisti e non, l’unico sbocco è la Repubblica semipresidenziale con l’uninominale ed al secondo turno, come in Francia, concorrono i primi tre classificati per dare una chance a una forza intermedia tra due contrapposte. Troppo precario l’equilibrio attuale quando l’assolvimento del proprio supposto ruolo determinante sfiora i limiti della sopravvivenza. Può succedere di tutto e di più senza una rassicurazione che se la maggioranza è leale la sua vita è assicurata anche per dopo le politiche. La percezione netta è che, data la statura degli aspiranti alla guida del Paese, per aver successo nell’occasione storica che ci è stata data, occorre un’unità di comando tipo quella che offre il sistema vice-presidenziale con l’uomo giusto al posto giusto e noi per fortuna ce l’abbiamo: Draghi! Un PD, che nella sua cifra distintiva ha fatto primario affidamento sulla fedeltà al patrimonio costituente delle sue due maggiori componenti, quella cattolica-democratica e quella comunista, dimostrandola in una prova terribile e sanguinosa come la lotta al terrorismo rosso e nero, non può acquattarsi sui precari equilibri esistenti e non sentire l’urgenza di una missione storica come l’urgente necessità della riforma costituzionale con l’apporto di tutti, magari per timore di dover riconoscere i meriti di alcune scelte di Renzi, fatte proprie da tutto il partito: prima fra tutte il superamento del bicameralismo perfetto, unico in Europa, come chi si ostinasse a voler partecipare alla formula 1 con una macchina d’epoca! Risultato che provoca il crescente rigetto parlamentare, è il ricorso a mettere la fiducia con cui si esclude un ruolo attivo propositivo sia per la minoranza che per la maggioranza. Altro che la difesa della centralità del Parlamento promessa dal Presidente Fico all’atto del suo insediamento! Se ci fosse quest’ambizione alta e condivisa, limitata ad assicurare un apporto prezioso dentro e fuori dei lavori dell’Assemblea costituente fino alla sua conclusione, senza alcun patteggiamento, forse Mattarella potrebbe rivedere la sua scelta.

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