martedì, 3 Agosto, 2021

Ancona, in mostra le incisioni di Leonardo Castellani

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Il paesaggio e la natura dell’urbinate sono i soggetti ritratti da Leonardo Castellani. La calcografia è la tecnica che utilizza per trasferire su carta le visioni idilliache, verificandone gli effetti ottenuti. La Galleria Puccini di Ancona ospita una piccola raccolta di opere, provenienti da due collezioni private, che permette di cogliere le variazioni della tecnica utilizzata dall’autore.
La mostra presenta un’essenziale selezione di una dozzina di incisioni in cui si può ritrovare la concezione dello spazio dell’artista, secondo l’idea di valorizzazione personale che investe però altri incisori o pittori delle Marche e del territorio di cui ne vuole sottolineare gli aspetti poetici, storici, tecnici e letterari.
I quadri esposti del 1930 sono quasi tutte ambientazioni naturali dove il dato sensibile, il vento, gli alberi, la terra modellata dagli effetti atmosferici sono elementi essenziali della composizione. Lo studio della circolarità o della prospettiva, che si sovrappone ad alcune sperimentazioni espressive, rappresenta un tentativo di superamento di certe rigidità della forma dei pittori futuristi.
Le opere esposte tendono a restituire l’interesse dell’autore per la pittura che sono perfettamente congeniali alla sua arte. Tanto che il rapporto tra incisione e pittura trova ad Urbino, una sintesi proprio in Federico Fiore Barocci, un altro importante esponente del manierismo. E la continuazione per lo studio del paesaggio, molti anni dopo, nella mano del maestro Castellani.
L’ artista urbinate d’adozione era nato a Faenza nel 1896, e divenne una tra le figure più autorevoli dell’incisione calcografica, della pittura, dell’editoria e della scrittura. Tanto che sono stati esposti i suoi lavori incisi in due teche: il che fa valutare la moderna utilizzazione della tecnica calcografica alla produzione del libro che nel Quattrocento e Cinquecento era destinata soprattutto alla miniatura utilizzata nella decorazione del libro. Basti ricordare che molti testi erano abbelliti con immagini calcografiche in circolazione nella metà del Cinquecento, specie in Germania e in Francia, sui fogli di libri, incontrando il favore del pubblico.

Il ritorno del mulo,1951

Le due teche ospitano edizioni letterarie significative nell’intento di riflettere intorno alla completa figura dell’artista. Di conseguenza, non potevano mancare spunti di riflessione sul soggiorno romano degli anni Venti, a contatto con lo scultore Ettore Ferrari e con i futuristi Marinetti e Balla, dal 1930 (per 38 anni) ricopre la cattedra di Calcografia presso la Scuola del Libro di Urbino, dove si divide fra l’insegnamento, l’incisione e la pittura, realizzando la quasi totalità della sua produzione artistica. Di questo ultimo periodo di lavoro, possiamo notare l’esaltazione delle immagini, come mezzo per sviluppare la sua idea, il sistema dei segni impiegato per raggiungere la perfezione. La finalità è divulgativa tanto da ricercare uno stile personale in cui si notano persino le alterazioni del disegno iniziale.

 

Andrea Carnevali

 

 

Mostra fino al 3 luglio
Orario 17,00 -19,30.
Via Matteotti, 31/A

 

Mostra a cura di Gualtiero De Santi

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