lunedì, 2 Agosto, 2021

Angeli: la mutazione
di un uomo in angelo
in nome dell’amore

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Incontrada-Raoul-Bova_AngeliUna favola dei tempi moderni sulle anime predestinate, su un colpo di fulmine fatale che stravolgerà le vite dei protagonisti, e soprattutto di Claudio (Raoul Bova), che da passivo e disinteressato latin lover è disposto a tutto, anche a sacrificare la sua vita, pur di salvare la donna di cui si è innamorato follemente: Luisa (Vanessa Incontrada). Disposto a tutto, anche a diventare un angelo, assistito dal suo angelo Mentore Uriel; potrà tornare un essere umano solo dopo aver salvato tre anime e terminato il tirocinio all’interno delle milizie celesti. Solamente che non è così facile, il destino gli gioca qualche brutto scherzo e imprevisti e difficoltà a non finire. Questo e quant’altro è “Angeli-una storia d’amore”, per la regia di Stefano Reali.

Presentato in anteprima lo scorso anno al Roma Fiction Fest, è andato in onda su Canale 5 l’8 ottobre. Questa romantica storia d’amore ha conquistato un totale di ben 4,7 milioni di telespettatori, forse anche perché no, non è la solita storia d’amore strappalacrime, a lieto fine, quella classica del “e tutti vissero felici e contenti” per intenderci. Il regista con originalità rivista temi e cliché cinematografici, reinterpretandoli, integrandoli ed affiancandoli ad altre tematiche intuibili. Di particolare rilievo il ritratto psicologico approfondito di Claudio, cui Raoul Bova sa dare la giusta intensità, senza mai trascendere in un tono patetico, melodrammatico o persino drammatico.

La sfumatura tragica di altri kolossal del grande e piccolo schermo sono quantomeno attutiti. Sebbene si parli di divino, di vita e di morte, di contatto con Dio, tutto rimane su un piano più terreno. La storia è quella che abbiamo visto in “City of Angels”: lui è un angelo e lei è in pericolo per un fortuito incidente (qui il personaggio interpretato da Meg Ryan morirà, mentre in “Angeli” sarà salvata dal suo sacrificio); la dimensione è sempre quella abbastanza consueta e rilassata della vita di tutti i giorni, molto terrena, seppur con meno romanticismo in “Angeli”, poiché i due innamorati non possono vivere liberamente la loro storia d’amore, più tormentata e con più ostacoli. Infatti potrebbe ben intitolarsi “Angeli e Demoni”, per citare l’omonimo film thriller del 2009 diretto da Ron Howard e basato sull’omonimo romanzo best-seller di Dan Brown.

Non manca, infatti, la parte del “male”, impersonificata da Walter, che sotto finte spoglie cerca di ingannare e circuire Luisa, per portarla via dall’amore di Claudio. In questo la trama è più vicina a quella di “Ghost”, in cui sarà una figura maschile ad interpretare il ruolo dell’angelo-fantasma, Sam Wheat (Patrick Swayze) come Claudio (Raoul Bova), che dovrà proteggere l’amata dalle grinfie del suo pseudo ex-amico Carl Bruner (Tony Goldwin). Come Oda Mae Brown (Whoopie Goldberg), egli (allo stesso tempo Sam e Claudio) dovrà imparare a gestire i propri “poteri speciali”. Il finale tragico è risparmiato per lasciare spazio ad un approfondimento di altre problematiche più importanti, che riportano alla società moderna e contemporanea. Innanzitutto l’angelo di Castel Sant’Angelo che incombe per tutto il film, quale interlocutore di Claudio nei suoi momenti di maggiore difficoltà. Di certo i precedenti cinematografici, in cui la dimensione trascendentale è messa in scena, non mancano: oltre ai già citati “Ghost” e “City of Angels”, anche “Michael” con John Travolta, oppure “Al di là dei sogni” con il compianto Robin Williams o “Vi presento Joe Black” con Brad Pitt; ma “Angeli” sa unire vari generi, con un tono meno tragico e più attento alle problematiche attuali, contestualizzando quasi la problematica della trascendenza, del divino, del celeste.

Una sorta di tentativo di unire terreno e divino, calandolo in una realtà comune e quotidiana. E mentre ci si interroga se l’amore sia davvero più forte di tutto, se possa resistere e sopravvivere nel tempo quasi immutato in intensità, ecco che ci si ritrova catapultati nelle vicissitudini della società contemporanea. Per cui l’uomo più terreno della Terra, che ama i vizi più terreni che esistano (fumo e alcool), sarà chiamato a diventare un angelo, ed incontrerà uno degli esseri più “celesti” che ci si possa immaginare: Luisa, una poliziotta tutta presa ad aiutare l’altro e chi ha bisogno. Non solo: lui, sciupafemmine, che non sapeva amare, arriva a nutrire un sincero e profondo affetto sia per una donna che per un bambino: Michele. Inoltre, tramite quest’ultimo, inizierà il percorso per conoscere cosa sia la solidarietà, l’altruismo, lui sempre così indifferente alle sofferenze di chi lo circonda. E poi il regista si permette di dare una pennellata sociale, mostrandoci Michele in grave pericolo a causa del bullismo violento dei coetanei. Oppure ci parlerà del dramma del precariato e del rischio che corrono i senzatetto. Claudio aiuterà una donna, che ha perso il lavoro e a cui gli assistenti sociali hanno portato via la figlia, a ritrovarla. Finita in povertà e per strada, era diventata una barbona, a cui lui ridà non solo vestiti nuovi e puliti, ma una speranza. Così come aiuta l’amico Roberto a uscire dalla trappola di un indebitamento da migliaia di euro.

Dunque vediamo il cambiamento di colui che diceva che “chi aiuta un altro fa un danno poiché gli toglie la spinta a farcela da solo. Se veramente si vuole aiutare chi ne ha bisogno, occorre negargli il nostro aiuto”, imparerà a “captare le preghiere degli altri” e a dare loro una risposta. E l’uomo più terreno che esista, si innamorerà di Luisa non per la sua bellezza fisica, ma per “la luce che ha negli occhi, bellissima e particolare”, perché “è meravigliosa, mi ha toccato una corda, mi ha fatto capire che stavo sprecando la mia vita”. Ed è per questo che, proprio lui che non si era mai voluto legare a una ragazza, vuole sposarla. E se il destino lo mette di fronte a un bivio, ad una scelta da compiere non ha dubbi: l’unica cosa che vuole è salvare Luisa. E l’unico desiderio quello di poter continuare ad amare. E se, come dice Claudio, è tutta colpa della “mutazione”, forse è questa la vera trasformazione che si deve compiere in lui: il fatto di sapere capire quale sia il vero senso della vita, che la solidarietà ripaga sempre. In questo è eccezionale l’interpretazione di Raoul Bova, che interpreta un personaggio diverso da quelli che ha recitato di solito: anche tramite i continui salti temporali che avvengono, Claudio cambia, è come se gli venisse offerta una seconda possibilità di migliorarsi, di apprezzare davvero le cose che lo circondano ed i veri valori della vita.

Barbara Conti

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