venerdì, 16 Aprile, 2021

Arabia Saudita, le poche luci e le tante ombre dell’emirato

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Chissà se Matteo Renzi piombato qualche settimana fa in Arabia Saudita per una conferenza su invito del Principe ereditario Mohammed bin Salman ha saputo in anticipo la decisione giunta il 21 febbraio, di aprire alle donne l’arruolamento nell’esercito, provvedimento rivoluzionario per il Paese arabo. Forse si capirebbero di più le lodi tessute da lui sull’evoluzione del Regno che gli hanno provocato tante critiche in Italia. In realtà Renzi si riferiva a Saudi Vision 2030, un quadro strategico scelto dall’ Arabia Saudita per liberarsi dalla dipendenza dal petrolio, diversificare la sua economia e sviluppare settori di servizio pubblico come sanità, trasporti, istruzione, infrastrutture e turismo. Il tutto proprio su iniziativa del Principe ereditario, vero motore del rinnovamento e anche sensibile a un maggiore riconoscimento dei diritti civili. In questo si riflette la recente apertura al sesso femminile delle forze armate. Le donne potranno aspirare a diventare soldati, caporali e sergenti (non però gradi superiori) sia per quanto riguarda l’esercito che la marina, l’aviazione, le forze missilistiche strategiche. Vi sono poi dei requisiti fisici da rispettare (età e altezza) e la disposizione che non possano essere dipendenti del governo. Pochi mesi fa lo stesso Mohammed bin Salman aveva dato il via ad un altro provvedimento epocale: la possibilità per le donne di poter guidare la macchina e viaggiare all’estero senza il consenso di un maschio. Concessioni così ovvie che sembrano quasi ridicole da noi ma che invece in alcuni Paesi arabi rappresentano quasi una rivoluzione dei costumi e delle tradizioni. Ciò fa parte sicuramente di una precisa strategia del Principe ereditario tendente a modernizzare il Paese e anche ad allargare ulteriormente gli spazi di collaborazione e di relazione internazionale di Riyad. In questo contesto si inquadra la scelta statale all’interno di un sottoprogetto di Saudi Vision della sponsorizzazione della squadra spagnola di calcio del Real Madrid per 150 milioni di euro. Ma non tutto è oro quel che luccica. Nei settore del lavoro, per esempio, si assiste per gli stranieri che vengono utilizzati nella catena produttiva e rappresentano il 75% della manodopera, ad una vera e propria schiavitù con stipendi di fame, soggetti a ulteriori diminuzioni ad esclusivo giudizio dei datori di lavoro, all’assenza di qualsiasi tutela (i sindacati sono fuorilegge) e a uno sfruttamento continuo. Rimane, ed è molto utilizzata con esecuzioni nelle piazze ,la pena di morte e le carceri sono piene di oppositori politici. Per non parlare di Dar Al Reaya, un centro in cui è presente un luogo di detenzione femminile per le donne disobbedienti chiamato eufemisticamente “casa di cura” . Qui le sventurate che sono rinchiuse vivono in condizioni ancora peggiori di un carcere, in precarie condizioni logistiche ed igieniche, sottoposte a violenze corporali perché devono essere “corrette socialmente” e devono ” rafforzare la loro fede religiosa” e ” riprendere la giusta via”. Una situazione indegna per un Paese civile. Mohammed bin Salman che si batte per un rilancio del turismo, oltre ad aprire agli ospiti stranieri la possibilità nei visitare le splendide memorie storiche della civiltà araba, dovrebbe eliminare queste vergogne. Forse Matteo Renzi, prima di parlare, come ha fatto, di nuovo Rinascimento in Arabia Saudita avrebbe dovuto essere più prudente, anche perché , come ha rivelato la CNN i jet privati utilizzati dagli assassini per uccidere il giornalista dissidente saudita Khashoggi appartenevano alla compagnia aerea di proprietà del Principe ereditario.

 

Alessandro Perelli

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