domenica, 13 Giugno, 2021

Area liberalsocialista: chi dorme non piglia voti

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Parlo dell’area liberalsocialista, quella composta da Azione, Italia viva, Più Europa, Psi, Partito radicale ed eventualmente i Verdi, più comitati e liste civiche. Si ha quasi la sensazione che nessuno possa far da solo ma che l’unità sia ugualmente impossibile. Eppure nessuno di questi partiti o movimenti nei sondaggi risulta molto al di sopra del 3% (limite minino per ottenere parlamentari secondo l’attuale legge) e se pur é vero che le liste aggregate non determinano mai la somma dei voti, per un vezzo italiano di premiare la disgregazione pur avendola “in gran dispitto”, l’unità di queste formazioni appare per ognuno di loro l’unica ancora di salvezza. Anche perché esiste uno spazio politico, grazie anche all’’attuale legge prevalentemente proporzionale che difficilmente potrà essere mutata se non per renderla ancora più proporzionale. Lo spazio é quello fornito da un Pd alleato coi Cinque stelle (vedremo in quali condizioni costoro si troveranno dopo la scissione tra Conte e Casaleggio) e un centro-destra ormai alle prese con la scalata della Meloni, solo osteggiata dal nuovo Salvini diretto al centro anche attraverso una federazione con Forza Italia. Per di più questo spazio di doppio rifiuto “populismo-sovranismo” avrebbe una grande chance da giocare nell’interesse del Paese. E cioè quella di proporre un prolungamento del governo Draghi anche dopo le elezioni, visto che le scadenze previste dal Recovery sono fissate al 2026. E dunque lanciando Draghi, come sarebbe giusto e opportuno, sempre con la formula del governo di unità nazionale, fino a quella data, si intercetterebbe una reale esigenza di continuità. Cosa servirebbe? Dico subito che incollare all’ultimo momento sigle porterebbe solo all’effetto boomerang prima descritto. Servirebbero subito un atto di coraggio e uno scatto di fantasia. Bisognerebbe superare i personalismi, che sono nocivi anche per chi li interpreta, convocare una Costituente che lanci un leader (può essere lo stesso Calenda o, meglio, una personalità al di sopra delle parti, un Sansonetti o un Cottarelli andrebbero bene per motivi opposti), e una Conferenza programmatica capace di lanciare le proposte di libertà e di equità. Servirebbe una campagna elettorale anticipata, per far conoscere il simbolo e il nome, oltre che la leadership e i programmi. Se, come pare, si voterà nel 2023, visto che l’elezione di Draghi al Colle porterebbe immediatamente elezioni anticipate che i parlamentari, soprattutto dopo il consistente taglio dei seggi, osteggerebbero, allora il tempo ci sarebbe. Ma non bisogna dormire. Certo la candidatura di Calenda a sindaco di Roma non fa che allungare il cammino. Eppure sono certo che muovere la scacchiera subito potrebbe perfino giovare al suo obiettivo. Da quel che é dato comprendere mentre Italia viva, ridotta com’é, da un giudizio popolare impietoso e senza convincenti ragioni sul suo leader, ormai ben al di sotto della soglia di salvaguardia, pare propensa a muoversi in questa direzione, Più Europa ha convocato un congresso a seguito delle dimissioni del suo segretario, i radicali pannelliani sono impegnati, in accordo con la Lega, a raccogliere le firme per i referendum sulla giustizia, ma i verdi ho ricavato la netta consapevolezza che non rinunceranno a presentare il loro simbolo magari accettando qualche candidatura sull’uninominale. Spero di sbagliarmi. E’ molto strana la situazione che si é venuta a creare in quest’area. Una volta superato lo scoglio della diversa collocazione rispetto al governo (Italia viva e il Psi appoggiavano il governo Conte, mentre Azione e Più Europa erano all’opposizione) non pare che si siano fatti passi in avanti. Diversi dibattiti, identiche posizioni su temi decisivi, su tutti la giustizia, qualche accordo in vista delle amministrative, ma in realtà troppo pochi, per il resto nessun concreto atto che porti ad uno sforzo comune. Dobbiamo insistere, anche noi, nel vecchio recinto socialista, perché mai come ora si è creato uno spazio per un’offerta politica nuova e per di più capace di lanciare l’unica formula di governo con l’unico presidente del Consiglio che possano essere adeguati alle esigenze del Paese. Legare l’interesse all’affermazione di un’identità all’interesse generale dell’Italia é oggi possibile. Difficile capirlo?

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