martedì, 3 Agosto, 2021

Assegno per il nucleo familiare. A chi è corrisposto

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Contributi 2021
PICCOLI COLONI E COMPARTECIPANTI FAMILIARI

Con la circolare Inps del 5 luglio scorso, n. 97 l’Istituto ha comunicato le aliquote contributive applicate, per il 2021, ai piccoli coloni e compartecipanti familiari da parte dei concedenti.
Anche per quest’anno viene applicata la normativa stabilita dal decreto legislativo 16 aprile 1997, n. 146, che prevede l’aumento di 0,20 punti percentuali dell’aliquota dovuta al Fondo pensioni lavoratori dipendenti (Fpld) per la generalità delle aziende agricole a carico dei concedenti. L’aliquota contributiva risulta perciò fissata nella misura complessiva del 29,39%, di cui il 20,55% (esclusa la quota base pari a 0,11%) a carico del concedente e l’8,84% del concessionario.
I contributi devono essere versati in quattro rate, utilizzando il modello F24, con le seguenti scadenze: 16 luglio 2021; 16 settembre 2021; 16 novembre 2021; 17 gennaio 2022.
I concedenti potranno visualizzare la lettera contenente il dettaglio contributivo, e stampare la delega di pagamento F24, attraverso il servizio online “Modelli F24 – Rapporti di lavoro PC/CF”.
Nella stessa circolare, inoltre, vengono opportunamente indicate anche le aliquote da applicare per la riduzione degli oneri sociali e del costo del lavoro, i contributi dovuti all’Inail, la retribuzione da assumere per il calcolo dei contributi e le agevolazioni previste per zone tariffarie.
Lavoratori agricoli: contributi dovuti per il 2021
Con la circolare Inps del 30 giugno 2021, n. 91, l’Istituto ha fornito gli importi dei contributi obbligatori dovuti, per l’anno 2021, dai coltivatori diretti, coloni, mezzadri e dagli imprenditori agricoli professionali. Gli importi contenuti nella tabella allegata alla circolare riguardano la contribuzione Ivs, di maternità e Inail.
La corresponsione della contribuzione deve essere effettuata in quattro rate utilizzando il modello F24. I termini di scadenza per il pagamento sono il 16 luglio 2021, il 16 settembre 2021, il 16 novembre 2021 e il 17 gennaio 2022.
Al riguardo, l’Ente di previdenza ricorda, per gli aventi titolo, le istruzioni comunicate in precedenza con la circolare Inps del 23 marzo scorso, n. 47, in merito all’esonero contributivo.

 

Assegno per il nucleo familiare (Anf)
MAGGIORAZIONE, IMPORTI, ISTRUZIONI

Il decreto-legge 8 giugno 2021, n. 79 riconosce agli aventi diritto all’Assegno per il nucleo familiare (Anf), a decorrere dal 1° luglio e fino al 31 dicembre 2021, una maggiorazione di 37,5 euro per ogni figlio, per i nuclei familiari fino a due figli, e di 55 euro per ciascun figlio, per i nuclei familiari di almeno tre figli.
L’assegno è corrisposto alle seguenti categorie: lavoratori dipendenti; lavoratori iscritti alla Gestione Separata; lavoratori agricoli; lavoratori domestici e domestici somministrati; lavoratori di ditte cessate, fallite e inadempienti; lavoratori in aspettativa sindacale; lavoratori marittimi sbarcati; soggetti titolari di prestazioni sostitutive della retribuzione, quali i titolari di Naspi o di disoccupazione agricola; lavoratori titolari di trattamenti di integrazione salariale; lavoratori assistiti da assicurazione Tbc; soggetti titolari di prestazioni pensionistiche da lavoro dipendente.
La maggiorazione è riconosciuta anche in presenza di figli maggiorenni inabili a un proficuo lavoro, oltre che di figli con età compresa tra i 18 e i 21 anni se studenti o apprendisti e appartenenti a nuclei numerosi.
Con la circolare Inps del 30 giugno 2021, n. 92 l’istituto ha fornito le istruzioni relative alle maggiorazioni e le indicazioni in merito all’adeguamento, con decorrenza 1° luglio 2021, dei livelli di reddito familiare ai fini della corresponsione dell’Anf alle diverse tipologie di nuclei. Nella stessa comunicazione, viene inoltre precisato che l’Assegno per il Nucleo familiare non è compatibile con l’Assegno temporaneo per i figli minori.

 

Dismissione del Pin Inps
CAMPAGNA INFORMATIVA DELL’ISTITUTO

Dal 1° ottobre 2020, come riportato nella circolare Inps del 17 luglio 2020, n. 87, l’Istituto non rilascia più nuovi Pin, per favorire il passaggio verso gli strumenti di autenticazione previsti dal Codice dell’Amministrazione Digitale (decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82), ovvero il Sistema pubblico di identità digitale (Spid), la carta di identità elettronica (Cie) e la carta nazinale dei servizi (Cns), consentendo così l’accesso ai servizi web della pubblica amministrazione.
Con la successiva circolare Inps del 2 luglio scorso, n. 95, l’Ente di previdenza ha annunciato ora l’avvio di una campagna di comunicazione per informare l’utenza, assicurando una più graduale transizione dal Pin verso l’utilizzo delle credenziali Spid, Cie e Cns, annunciando, contestualmente, che l’accesso tramite Pin ai servizi online con profili diversi da quello di cittadino non sarà più consentito dal 1° settembre prossimo.
Pertanto, per garantire pieno accesso a tutti i canali di servizio, offrendo maggiori livelli di sicurezza di accesso, con il vantaggio di utilizzare una sola identità digitale nell’interazione con tutte le pubbliche amministrazioni, e al fine di non interrompere gli adempimenti connessi alla propria attività lavorativa, gli utenti che operano in qualità di intermediario, azienda, associazione di categoria, pubblica amministrazione, professionista esercente l’attività di medico o di avvocato, ecc., dovranno dotarsi di credenziali Spid almeno di livello 2 o della Cie (con relativo Pin) oppure di una Cns entro agosto 2021.
L’Istituto si riserva la possibilità di inibire progressivamente l’accesso attraverso il proprio Pin agli utenti che risultano già dotati di una delle credenziali sopra citate (Spid, Cie e Cns).

 

Inps
AGGIORNAMENTO OSSERVATORIO LAVORATORI DOMESTICI

Nel 2020 i lavoratori domestici per i quali sono stati registrati versamenti contributivi all’Inps sono stati 920.722, con un incremento rispetto al 2019 pari a +7,5% (+64.529 lavoratori). Tale andamento fa registrate a questa categoria livelli occupazionali precedenti il 2015, interrompendo una tendenza costantemente decrescente iniziata nel 2013. Due gli elementi che hanno maggiormente influenzato tale incremento: il lockdown seguito alla prima ondata di diffusione del Covid-19, che ha reso necessario instaurare rapporti di lavoro regolari per consentire al lavoratore di spostarsi liberamente per motivi di lavoro; successivamente, è intervenuta la norma che ha regolamentato l’emersione di rapporti di lavoro irregolari contenuta nel D.L. n.34 del 19/05/2020 (decreto “Rilancio”), che ha interessato prevalentemente i lavoratori stranieri e i cui effetti probabilmente si estenderanno anche al 2021. Dalla serie storica degli ultimi sei anni si nota che la flessione del numero di lavoratori domestici riscontrata fino al 2019 è simile tra uomini e donne, anche se la composizione per genere evidenzia una netta prevalenza di donne, il cui peso sul totale è aumentato nel corso del tempo, fino a raggiungere nel 2019 il valore massimo degli ultimi sei anni, pari all’88,6%. Nel 2020 la distribuzione territoriale dei lavoratori domestici in base al luogo di lavoro indica che il Nord-Ovest è l’area geografica che, con il 30,2%, presenta il maggior numero di presenze, seguita dal Centro con il 27,3%, dal Nord-Est con il 20,3%, dal Sud con il 12,7% e dalle Isole con l’9,5%. La regione che ingloba il maggior numero di lavoratori domestici è la Lombardia, con 172.092 lavoratori nel 2020, pari al 18,7%, seguita dal Lazio (13,8%), dall’Emilia Romagna (8,7%) e dalla Toscana (8,6%). In queste quattro regioni si concentra quasi la metà dei lavoratori domestici in Italia.
La composizione dei lavoratori per nazionalità mostra una forte prevalenza di lavoratori stranieri, che nel 2020 sono il 68,8% del totale, quota che continua la tendenza decrescente iniziata dal 2013. In riferimento alla distribuzione regionale per nazionalità, nel 2020 la regione con il maggior numero di lavoratori domestici stranieri è la Lombardia, con 137.037 lavoratori (il 21,6% del totale dei lavoratori domestici stranieri), a seguire il Lazio (16,1%) e l’Emilia-Romagna (10,1%).I dati del triennio 2018-2020 evidenziano una tendenza più dinamica e generalizzata su tutte le Regioni per i lavoratori domestici italiani, con una crescita del 14,9%. La maggior parte dei lavoratori domestici italiani lavora in Sardegna (13,7%). A livello regionale nell’ultimo anno i lavoratori domestici italiani aumentano in tutte le regioni con tassi di variazione generalmente tra il 10% e il 20% ad eccezione di Sardegna (+2,8%), Trentino-Alto Adige (+5,8%) e Lazio (+8,9%). I rialzi più consistenti dei lavoratori domestici italiani tra il 2019 e il 2020 si registrano in Basilicata (+31,8%), Sicilia (+25,4%), Puglia (+23,9%) e Abruzzo (+21,1%). Più contenuti gli incrementi dei lavoratori domestici stranieri tra il 2019 e il 2020 osservati in tutte le regioni tranne la Sardegna (-3,0%). I tassi di variazione sono al di sotto del +10% in tutte le Regioni con l’eccezione di Puglia (+14,7%) e Basilicata (+13,5%).Rispetto all’area geografica di provenienza nel 2020 l’Europa dell’Est continua ad essere la zona di origine della maggior parte dei lavoratori domestici con 351.684 lavoratori pari al 38,2% del totale dei lavoratori domestici, seguiti dai 287.610 lavoratori di cittadinanza italiana (31,2%) e dai lavoratori delle Isole Filippine (7,3%) e del Sud America (7,29). Dall’analisi dei dati trimestrali 2020 emergono fattori di stagionalità nel numero dei lavoratori domestici, anche legati al lockdown a seguito della pandemia da Covid-19. Nel complesso i lavoratori domestici salgono nel terzo e soprattutto nel quarto trimestre con alcune differenze tra italiani e stranieri. I lavoratori italiani presentano un lieve andamento crescente anche tra il primo e il secondo trimestre in corrispondenza del primo lockdown in cui è affiorata l’esigenza di avere un rapporto di lavoro regolare per poter circolare liberamente per motivi di lavoro. Tra i lavoratori domestici stranieri, invece, è evidente un andamento calante tra il primo e il secondo trimestre, legato probabilmente a due effetti concomitanti: domestici stranieri che hanno lasciano l’Italia per non rimanere bloccati dalla pandemia e sono tornati nel paese di origine, e altri che, trovandosi temporaneamente fuori del nostro paese, a causa del blocco non sono potuti rientrare in Italia per riprendere a lavorare. Successivamente, nel terzo e quarto trimestre i domestici stranieri tornano a lievitare anche per effetto del D.L. n.34 del 19/05/2020 (decreto “Rilancio”) che ha regolamentato l’emersione di rapporti di lavoro irregolari.

 

Carlo Pareto
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