domenica, 16 Maggio, 2021

Aumenta la domanda interna, ma sale la disoccupazione

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Istat-giovani-disoccupazione recordL’Istat registra un aumento della domanda interna e al contempo sale la disoccupazione. Il mercato del lavoro è in stallo ma l’Istituto vede “ la fase di contrazione dell’economia italiana arrestarsi”. C’è una sostanziale stazionarietà della crescita per l’ultimo trimestre del 2014. Inoltre, nessun vantaggio è derivato dalla caduta del prezzo del petrolio. Nella nota mensile di dicembre, l’Istat conferma che il crollo delle quotazioni del greggio non ha avuto alcun riscontro nella crescita della produzione industriale.

Anzi. “La caduta del prezzo del petrolio produrrebbe un limitato effetto espansivo”. Per l’Eurozona l’effetto di un minor costo del greggio sarebbe stimato a 0,1 e 0,3 decimi di punto rispettivamente nel 2015 e 2016. Il calo dei prezzi dei prodotti energetici accentuerebbe le spinte deflazionistiche. In questo modo i paesi maggiormente indebitati, tra cui Italia, Spagna e Grecia, vedrebbero aumentato il costo reale del debito.

Tuttavia l’indice di fiducia delle imprese italiane rimane stabile: 87,6%. Un clima di maggiore fiducia delle imprese migliorerebbe il settore manifatturiero e il commercio al dettaglio. Il settore edilizio e quello dei servizi di mercato confermano invece la loro crisi. Il Centro studi di Confindustria rileva una variazione della produzione industriale di +0,1% in dicembre rispetto a novembre. Ciononostante nel quarto trimestre 2014 l’industria italiana registra un calo congiunturale dello 0,5%. Confindustria stima per il primo trimestre 2015 un aumento dello 0,1%. Il nostro Paese è in completa stagnazione economica.

Il governo Renzi ha ancora molto lavoro da fare. Il Jobs Act è in dirittura d’arrivo con le modifiche del caso. Incomprensibile è la differenza che si applica tra gli statali e gli altri lavoratori. Infatti, come per la Legge Biagi, il Jobs Act non sarà esteso al pubblico impiego. Una differenziazione che suscita numerose critiche da più parti, in particolare dai sindacati. Non ci sono lavoratori di “serie A” e “serie B”. Si attendono, per febbraio e marzo, le decisioni dell’Unione Europea e del Presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker per quanto riguarda lo stanziamento di fondi europei. L’Italia, e i Paesi dell’Eurozona, aspettano miliardi di euro utili a far ripartire la locomotiva del vecchio continente.

Manuele Franzoso  

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