sabato, 15 Maggio, 2021

Ayatollah Al-Sistani, la figura più influente del Medio Oriente

0

È stato unanimemente definito storico l’incontro avvenuto, sabato scorso, nella città santa di Najat tra Papa Bergoglio e Sayyd Alì Al- Sistani il grande ayatollah, massima autorità dell’Islam sciita. Della stessa importanza di quello avvenuto nel 1219 tra San Francesco d’Assisi e il Sultano d’Egitto. È stato il momento culminante di un viaggio, conclusosi ieri pomeriggio con il rientro a Roma che ha visto, per tre giorni, il Papà visitare le località più significative di una terra martoriata dai miliziani dell’Isis con uccisioni, esecuzioni, violenze di ogni genere, distruzioni di massa anche di importantissime vestigia culturali e persecuzioni di comunità religiose soprattutto cristiane. Un viaggio che non aveva mai convinto completamente la Segreteria di Stato vaticana perché considerato troppo rischioso. A Najat, a sud di Baghdad, è stato organizzato l’incontro con l’Iman Al-Sistani, lungamente e meticolosamente preparato in ogni dettaglio. Il Papa ha fatto trenta metri a piedi ed è entrato nella piccola casa dove ha trovato Al-Sistani che, eccezionalmente in piedi, lo ha accolto in segno di mutuo rispetto accompagnandolo verso un sofà blu dove i due hanno passato tre quarti d’ora parlando in perfetta solitudine senza nessun testimone a parte i traduttori.
Al di là del rituale, l’importanza di questo evento è stata enorme.
Al-Sistani è la massima autorità sciita ed esercita la sua autorità su larga parte della popolazione. Nel 2006, nel primo periodo dopo Saddam Hussein, con la sua influenza fu determinante per spingere la gente a partecipare al voto e a spiegare agli iracheni l’importanza di un impegno diretto dopo una dittatura che li aveva privati dei principali diritti democratici. Ma il ruolo dell’ayatollah forse fu ancora più decisivo nel 2014 quando, con una fatwa, chiamò a raccolta tutti gli uomini del Paese per fornare un esercito popolare che fermasse l’invasione dello Stato islamico da nord e che era arrivata a poche decine di chilometri da Baghdad. Decine di migliaia di volontari combatterono nella campagna contro l’Isis. Fu sempre a fianco del popolo e dei giovani contro la corruzione interna, vicino ai movimenti di piazza universitari, rivestendo un ruolo religioso ma anche politico. L’incontro è stato di grandissima importanza strategica. Vedere colloquiare cordialmente il massimo esponente della cristianità con la persona più rispettata e venerata dagli sciiti in un Iraq dove spadroneggiano ancora milizie armate finanziate dall’ Iran consente di poter sperare in un futuro diverso dove anche i cristiani possano avere cittadinanza e libertà religiosa. E infatti Teheran non ha guardato con favore a questo viaggio di Papa Francesco né tantomeno al suo incontro con Al- Sistani cercando nei fare di tutto perché non avvenisse. Anche da parte sunnita non vi sono reazioni positive ma l’abilità diplomatica della Santa Sede sembra sia riuscirà a limitarne gli effetti. Rimane il significato profondo di questi tre giorni, un significato che significa fratellanza e convivenza civile, un pellegrinaggio di importanza storica che, dopo il periodo, dal Pontefice definito di “prigionia” causa la pandemia, ci ha restituito il Francesco missionario vicino ai cristiani che soffrono testimone e messaggero di pace e di fraternità.

Alessandro Perelli

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Leave A Reply