domenica, 19 Settembre, 2021

Bankitalia: in arrivo segnali di ripresa sul lavoro

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La nuova ondata  di contagi nei mesi invernali ha rallentato la ripresa del mercato del lavoro: a fine aprile si sono però manifestati alcuni segnali di miglioramento.
Questa affermazione si legge in un comunicato congiunto della Banca d’Italia e del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali sull’andamento del numero di posizioni di lavoro alle dipendenze analizzando le tendenze nazionali e locali con dati provvisori aggiornati al 30 aprile 2021.
Dalla nota congiunta si apprende che nei primi quattro mesi del 2021 sono stati creati 130.000 posti di lavoro, mentre nello stesso periodo dell’anno scorso ne erano
stati distrutti 230.000.
I ritmi di crescita rimangono ancora significativamente inferiori rispetto al periodo precedente la pandemia.
Si stima che senza la pandemia a fine aprile vi sarebbero stati all’incirca 500 mila posti di lavoro in più rispetto a quelli esistenti.
Circa l’80 per cento dei posti di lavoro creati nel 2021 è nell’industria e nelle costruzioni; per le donne il saldo tra assunzioni e cessazioni è pressoché nullo.
Rispetto al periodo precedente la pandemia i licenziamenti complessivi si sono più che dimezzati, per effetto del blocco di quelli per motivi economici: sono diminuiti di 240.000 unità nel 2020 e di 120.000 nei primi quattro mesi del 2021.
Nella nota si legge: “Dall’inizio dello scorso anno, fino alla fine di aprile, si contano circa 500.000 posti di lavoro in meno, rispetto a quelli che sarebbero stati creati se non si fosse manifestata la pandemia. Tra l’inizio di gennaio e la penultima settimana di febbraio, le assunzioni, al netto delle cessazioni, sono aumentate a ritmi sostanzialmente identici a quelli rilevati nel corrispondente periodo sia del 2020, quando ancora non si era manifestata la pandemia, sia del 2019, un anno di moderata crescita del mercato del lavoro. Dalla fine di febbraio di quest’anno fino a metà di aprile, a causa dell’andamento dei contagi, la creazione netta di posti di lavoro è rallentata; sono poi tornati a manifestarsi segnali di ripresa. Dai dati diffusi, complessivamente nei primi 4 mesi del 2021 l’impatto della pandemia è stato significativamente meno intenso di quello osservato nello stesso periodo del 2020: tra gennaio e aprile sono state create circa 130.000 posizioni di lavoro, a fronte delle oltre 230.000 distrutte nello stesso periodo dell’anno prima”.
Stando alle previsioni macroeconomiche della Banca d’Italia, formulate nel gennaio del 2020, senza lo shock provocato dall’infezione da Covid-19 nel 2020 e nel 2021, la crescita dei nuovi posti di lavoro alle dipendenze sarebbe avvenuta all’incirca agli stessi ritmi del 2019.
Nella nota congiunta si legge anche: “Il divario risulta limitato per le posizioni a tempo indeterminato (circa 100.000 unità in meno), grazie anche al blocco dei licenziamenti, è invece particolarmente ampio per gli impieghi temporanei, più reattivi alle fasi di accelerazione del contagio: per questi contratti la differenza si è ampliata da -200.000 a fine febbraio a -280.000 a fine aprile”.
I dati confermano che la pandemia continua a penalizzare soprattutto i servizi privati e l’occupazione femminile (nei primi mesi del 2021 il saldo delle posizioni di lavoro create e distrutte è stato sostanzialmente nullo per le donne); il rallentamento ha coinvolto soprattutto le regioni del Centro-Nord.
Per quanto riguarda infine i licenziamenti, da quando il blocco è entrato in vigore (decreto “Cura Italia”), il numero medio mensile di quelli complessivi si è più che dimezzato, scendendo a circa 20.000, 2 ogni 1.000 lavoratori a tempo indeterminato.
Il Presidente di Confindustria, Bonomi, ieri, all’Assemblea degli industriali, ha detto: “Pur con una necessaria prudenza, è ragionevole supporre che il contesto dell’industria sia destinato a migliorare ulteriormente nei prossimi mesi. Ma le prospettive della domanda interna restano appese all’incertezza. Risolvere questa incertezza è il compito maggiore al quale è chiamato il governo guidato da Draghi, il cui avvento è stato senza alcun dubbio la novità più positiva da diversi anni nella vita pubblica italiana”.

 

Salvatore Rondello

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