lunedì, 21 Giugno, 2021

Belgrado. In Serbia Vucic punta all’en plein

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Mentre l’attenzione internazionale è tutta rivolta al problema del riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo, in Serbia sono cominciate le grandi manovre in vista dell’appuntamento elettorale del prossimo anno. Appuntamento che sulla carta era destinato allo svolgimento delle elezioni presidenziali e di quelle amministrative di alcune città tra cui la capitale Belgrado. Quindi una tornata di tutto rispetto perché comprendeva la scontata ricandidatura di Aleksander Vucic, leader incontrastato del Partito Progressista Serbo ( Sns) di larga maggioranza nel Paese e la nomina da parte del consiglio comunale( in Serbia non c’è l’elezione diretta) del nuovo Primo cittadino della capitale visto che l’attuale Zoran Radoijcic non sarà ricandidato. Ma a Vucic questo non è sembrato sufficiente: l’ occasione per un en plein completo aggiungendo anche le politiche anticipate era troppo grossa, visto i sondaggi. Con , l’altro un’ opposizione completamente spiazzata dal fatto di non aver mai riconosciuto il precedente risultato e quindi impossibilitata a mettere in discussione la volontà di ritornare alle urne. La strategia di Aleksander Vucic è parsa subito chiara e lucida: quella di assicurarsi in un colpo solo Il Capo di Stato, l’Esecutivo e il Governo della capitale e di avere poi davanti un periodo di governabilità di qualche anno in cui poter impostare le riforme necessarie al Paese e risolvere la questione dell’ indipendenza del Kosovo da una posizione tranquilla di comando senza subire agguati da un’opposizione ridotta ai minimi termini. E in questa logica, ecco l’ultimo colpo di bacchetta magica del leader del Sns: neutralizzare l’unico che era riuscito nell’ultima tornata elettorale a entrare in Parlamento insieme alla coalizione Partito Progressista – Partito Socialista e cioè Aleksandar Sapic, presidente dell’Alleanza patriottica serba. Al partito dell’ex campione di pallanuoto, a cui era stato dato un Ministero nel Governo Brnabic, è stato offerto in caso di confluenza nel Sns, la vicepresidenza del Partito Progressista e la candidatura a prossimo Sindaco di Belgrado (con una vittoria che pare scontata) . Un capolavoro politico quello ideato da Vucic che così oltre al probabile risultato elettorale si porta a casa un rimpinguamento del partito e la risoluzione di alcuni problemi interni, che riguardavano soprattutto l’individuazione e la scelta del numero due che ora è riconoscibile appunto in Sapic. Tutto sembra procedere in linea con i programmi e le ambizioni di Vucic anche perché le opposizioni sono ridotte a giocare ormai solo di rimessa. Continuano a criticare il completo controllo dei media da parte dei governanti ma la scelta di boicottare le elezioni a causa dei mancati spazi loro concessi per la campagna elettorale si è rivelata deleteria, perché non è stata unitaria e non ha inciso che minimamente sulla partecipazione e sull’ affluenza. Il Partito Democratico non riesce a risollevarsi dalla crisi che lo ha portato negli ultimi anni ai minimi storici e a una spaccatura interna. Sono lontani i tempi di Tadic e di Pajtic, figure ormai politicamente logorate e improponibili. L’unica novità potrebbe essere qualche movimento civico trainato da sindaci non ancora omologati dal Sns o, per la capitale, la candidatura di Dobrica Veselinovic, leader del movimento ecologista ” Non affondate Belgrado” che combatte la cementificazione e la mancata difesa dell’ ambiente ma che non sembra in grado di dare fastidio a Aleksandar Sapic. Qualche scandalo alla “bunga bunga” non sembra destinato a scalfire il consenso del partiti al governo. E così a circa un anno dallo svolgimento dell’importantissimo appuntamento elettorale tutto sembra filare liscio per Aleksander Vucic che non pare aver fretta di accelerare il processo di adesione all’ Unione Europea risolvendo la “grana” Kosovo prima della riconferma della sua Presidenza e del successo del suo partito.

 

Alessandro Perelli

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