giovedì, 5 Agosto, 2021

Berlinguer e Belzebù, Sapelli premier mancato, La cacciata degli ebrei dalla Sicilia

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SFORBICIATE LIBRI – “Lingotti d’oro, gioielli, pietre preziose, valute straniere, braccialetti, collane, e diamanti di primissima qualità, dollari e rubli. Il fiume di denaro e preziosi che partì da Mosca per diffondersi ai quattro angoli d’Europa e d’America fu il capolavoro di Belzebù”. Ma il re dei diavoli non era nient’altro che Stalin e i suoi successori, zar del regime comunista dell’Urss. A dare questa rappresentazione dell’impero sovietico è Dario Fertilio e Francesco Bigazzi, con il saggio “Berlinguer e il diavolo” (Paesi edizioni), uscito nell’anno del centenario della fondazione del Pci. I numerosi libri pubblicati in questi ultimi mesi per questo anniversario sono quasi tutti nostalgici, rievocativi della nascita del Pci, anche se scomparso ormai da molti anni (sopravvive ancora qualche gruppuscolo che ancora porta quella bandiera). Ancora però appare viva la cultura comunista, anche se viene spesso negata, soprattutto nei settori della cultura (editoria, giornalismo, spettacolo, università, ecc.). Sono infatti ancora numerosi gli intellettuali gattopardeschi che continuano a dominare la scena e a influenzare le giovani generazioni. Ma torniamo al libro di Bigazzi e Fertilio, due giornalisti di lungo corso che hanno nei loro curriculum un nutrito numero di saggi sul comunismo dell’est europeo, non ancora del tutto scomparso. Anche in quel mondo (pensiamo,ad esempio,alla Romania ma anche alla stessa Federazione russa,erede dell’Urss), quanti rigurgiti e quante influenze totalitarie ereditate dai vecchi regimi emergono ? L’idea di chiamare Belzebù è forse discutibile,ma è comprensibile . I due autori hanno pensato infatti che, simbolicamente, il diavolo,cioè la rappresentazione del male assoluto dei diritti umani,non poteva essere solo una persona (cioè il tiranno assoluto Stalin), ma anche i suoi successori. In altre parole, il diavolo è “più un principio che una persona fisica…Era colui che, da Mosca, autorizzava il fiume di denaro destinato ‘ai partiti fratelli’ sotto forma di dollari, rubli gioielli, affari, ricatti, tangenti, ecc. “I principali beneficiari di questo fiume di denaro sono stati i partiti comunisti europei e soprattutto il Pci e il francese Pcf. Tutto questo sino al crollo dell’Urss. Nonostante che Enrico Berlinguer ipotizzasse l’eurocomunismo e facesse di tutto per rendere pubblica la scelta dell’autonomia del suo partito dalle politiche del Cremlino. Il segretario del Pci in realtà non ruppe mai definitivamente i suoi legami col diavolo. Un libro di grande interesse e denso di rivelazioni di due rigorosi professionisti.
Parliamo ora di uno studioso: economista? Politologo? Filosofo? Esperto di politica estera? Un po’ tutte queste cosa insieme (e anche altre). Ci riferiamo a Giulio Sapelli, autore di “Nella storia mondiale – Stati, mercati, guerre” (Guerini e associati). C’è mancato poco di trovarci questo passionale ed effervescente intellettuale a palazzo Chigi. Ma forse, dopo un incontro, ha fatto paura agli esponenti di Cinque stelle e della Lega, che hanno preferito l’ossequioso e ammiccante avvocato pugliese, Giuseppe Conte,con le conseguenze che conosciamo nelle due stagioni di governo. Sapelli ha insegnato non solo nelle università europee, ma anche negli Usa, in America Latina e in Australia. Come avrebbe potuto tollerare ministri,come quelli del primo e del secondo governo Conte? Sarebbe stato un conflitto permanente. Nel suo saggio l’autore spazia nei quattro continenti e riflette sul sistema politico mondiale in profonda trasformazione,con l’Europa sempre in coda nello sviluppo tra le grandi potenze. L’Unione europea appare, secondo Sapelli, molto debole, confusa e arretrata, rispetto agli Usa e la Russia. L’altro tema, strettamente collegato, è rappresentato dalla necessità del ritorno alla politica “buona”, sulla scorta delle ideologie dei diritti umani: una alternativa, dopo il declino dei grandi partiti di massa e dall’emergere prepotente delle divisioni sociali, delle disuguaglianze e delle marginalità. Un saggio che è anche un sintetico “trattato” di politica globale che i nostri politici (a cominciare dai nostri ministri e in primo luogo quello degli esteri) dovrebbero leggere e meditare a lungo.
Adesso una piccola sorpresa per chi ama le curiosità. Chi sapeva qualcosa degli ebrei in Sicilia, che convivevano pacificamente con cattolici e musulmani? Parliamo del XV secolo, quando Ferdinando di Castiglia e Isabella di Aragona firmarono a Granata l’editto di espulsione degli ebrei dalla Spagna e da tutti i propri domini (Sicilia compresa). Andrea Giuseppe Cerra, dell’Università di Catania, ha ricostruito accuratamente,attingendo a diversi archivi, tutta le vicende che portarono alla fuga (o alla cacciata) degli ebrei dalla Sicilia, tre mesi dopo l’editto: “Gli ebrei a Catania nel XV secolo” (Bonanno editore). Il libro è ricco di informazioni: sugli usi commerciali, sulle transazioni finanziarie, sulle complesse dinamiche sociali delle diverse comunità, sulla trama del composito tessuto economico e sociale della città etnea. Fra le curiosità di questo saggio ne citiamo una che riteniamo di grande interesse. Negli archivi di Stato di Palermo, in un documento del 1372 (quindi prima dell’esodo ebraico deciso nel 1492), una donna, tale Virdimura, fu la prima ebrea siciliana che ebbe il coraggio di chiedere alle autorità la licenza di praticare la scienza medica, per dedicarsi alle cure dei poveri e degli indigenti. I sanitari della Corte reale concessero la licenza.

 

Aldo Forbice

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