domenica, 28 Novembre, 2021

Biden annuncia uscita dall’Afghanistan. Quale futuro

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Quale futuro si prepara per l’Afghanistan? Dopo l’annuncio di Joe Biden che entro l’undici settembre quello che resta del contingente militare americano farà ritorno in Patria (ritiro che dovrebbe essere anticipato da parte dei migliaio di soldati italiani, in missione per salvaguardare la pace, presenti) numerosi interrogativi rimangono aperti.

 

Una difficile intesa

 

La trattativa tra Usa, il Governo di Kabul e i talebani ha portato a una difficile intesa tra le parti che, oltre all’impegno americano di smobilitate le truppe inviate ormai da una ventina d’anni, prevede un ingresso degli integralisti islamici nel Governo afgano. E già qui sorgono i primi dubbi sulla reale possibile convivenza nell’Esecutivo degli attuali rappresentanti con i guerriglieri che li hanno sempre considerati traditori della causa islamica al soldo degli Usa. Il sospetto è che si tratti di una concessione momentanea e di comodo degli stessi talebani per raggiungere il risultato dell’abbandono americano e dei soldati della coalizione (compresi gli italiani) per poi all’interno del nuovo Governo istituire un nuovo Emirato islamico ortodosso e totalizzante. E c’è chi vede la mano della Turchia in quello che sta accadendo. Ankara, nel recente vertice di Istanbul delle forze Nato, ha spinto per questa soluzione.

 

Il problema degli afgani

 

Vi è poi da considerare il problema degli afgani che in questi anni, per convinzione o convenienza, hanno collaborato con le forze di occupazione a vario livello. Il ritiro Usa da Kabul non è come quello attuato in Vietnam con la costituzione di due Stati. Si teme che le vendette dei talebani sui collaborazionisti non vengano fermare dagli accordi di pace e che gli estremisti abbiano il controllo del Paese. Vi sono poi alcune questioni come la parità di genere, che non paiono compatibili con possibili compromessi. L’attuale condizione della donna che, pur con tutti i limiti e le eccezioni ancora presenti nel Governo attuale, garantiva un ruolo paritario alle donne afgane non sarà certamente perseguibile in un Esecutivo in cui i talebani, come probabile, tracciassero le linee fondamentali.

 

I diritti umani

Ma la condizione della donna è solo uno degli esempi di quello che potrebbe accadere sul piano della difesa dei diritti umani e civili in un Afghanistan consegnato agli estremisti islamici. Del resto non sarebbe la prima volta che gli Usa, sotto la spinta degli umori del cittadini elettori, hanno annunciato un ritiro dopo che nel 2001 decisero di inviare un contingente Nato a Kabul. Sperare che i talebani, dopo la decisione di Biden, che ha fatto seguito a quella già presa da Trump, cambino la loro natura estremista sembra illusorio. Finora la presenza Nato ha, se non altro, permesso di contenere l’avanzata dei talebani in molte regioni del Paese. Molti dei negoziatori talebani sono ex collaboratori o discepoli del Mullah Mohammed Omar, padre spirituale e capo di quell’Emirato di afgano che è nelle loro intenzioni cercare di restaurare. Non dimentichiamoci inoltre che in almeno dodici delle trentacinque province dell’Afghanistan sono presenti combattenti di al Qaida che spesso sono attivi in operazioni terroristiche a fianco dei talebani che non paiono intenzionati a isolarli e a fare a meno del loro sostegno. A questi interrogativi potrebbe rispondete la conferenza che si terrà il 24 aprile a Istanbul su iniziativa della Turchia. Ma pare che i talebani, irritati per il rinvio da maggio a settembre del ritiro Usa, nonostante le pressioni pachistane, non vogliano partecipare.

 

Alessandro Perelli

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