domenica, 26 Settembre, 2021

Biden contro i no-vax e gli antiabortisti

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Joe Biden, dopo pretestuose ed ingiustificate accuse, continua le battaglie di civiltà negli Stati Uniti. Il presidente ha messo in guardia gli americani non vaccinati ed ha lanciato un piano straordinario che prevede l’obbligo di vaccinazione per tutti i dipendenti federali, senza l’opzione del tampone come alternativa, e un piano per rendere accessibile il tampone a domicilio.
Lo stesso giorno, Biden ha attaccato i no-vax affermando: “Abbiamo strumenti per contrastare il Covid ma 80 milioni di americani continuano a non vaccinarsi, e questo è frustrante, può provocare molto danno. Noi siamo stati pazienti, ma la pazienza si sta assottigliando. Per favore, vaccinatevi”.
Usando il plurale maiestatis, ha aggiunto: “Noi non possiamo lasciare che queste persone ostacolino la larga maggioranza di americani che ha fatto la propria parte per far tornare le nostre vite alla normalità”.
Il presidente americano ha parlato di progresso reale degli Stati Uniti sia dal punto di vista sanitario, con oltre 175 milioni di persone vaccinate, sia dal punto di vista economico, con una media di nuovi posti di lavoro passati da 50 mila, poco prima del suo arrivo alla Casa Bianca, a 700 mila negli ultimi tre mesi.
Biden ha insistito: “Il mio messaggio ai non vaccinati è che cosa state aspettando? Cosa altro avete bisogno di vedere? Ci sono persone non vaccinate ricoverate in ospedale, che stanno morendo e ora dicono ‘avessi potuto vaccinarmi’. E’ una tragedia. Non lasciate che diventi la vostra”.
Biden ha accusato l’opposizione che sta lavorando attivamente per minare la battaglia contro il Covid. Ha definito inaccettabile l’ordine, lanciato da alcuni governatori conservatori, a non indossare le mascherine a scuola. Il riferimento è al Texas e alla Florida, dove i contagi si sono moltiplicati e la situazione è fuori controllo. Il presidente ha, inoltre, annunciato una serie di nuovi passi. Chiederà ai datori di lavoro con più di cento dipendenti di rendere obbligatorio il vaccino o il test settimanale.
Sono stati presi accordi con alcune catene commerciali per vendere kit per il tampone a domicilio a prezzi scontati. Ma questa è anche una battaglia politica. Il 75 per cento degli adulti ha ricevuto almeno una dose di vaccino, mentre il 64 per cento è completamente vaccinato. I sondaggi mostrano che i no-vax sono soprattuto tra gli elettori repubblicani e i sostenitori di Donald Trump.
Secondo gli ultimi dati della Johns Hopkins University, i contagi hanno superato i 40,5 milioni dall’inizio della pandemia. I morti sono 654 mila circa. La Casa Bianca ha speso mesi a convincere le persone a sottoporsi alla terapia, ma senza grande successo. La situazione si è aggravata a causa della variante Delta, ed il Presidente sembra deciso a prendere provvedimenti che ancora non si conoscono.
Un’altra coraggiosa presa di posizione l’ha assunta contro una legge a dir poco oscurantista che ha fatto fare un salto indietro di decenni e che rappresenta una grave minaccia per i diritti delle donne.
L’amministrazione Biden ha deciso di fare causa al Texas a guida repubblicana per la sua legge che vieta l’aborto dalla sesta settimana, senza eccezioni neppure in caso di stupro o incesto. Lo ha annunciato il ministro della Giustizia, Merrick Garland, denunciando che il provvedimento viola le leggi federali ed è chiaramente anticostituzionale.
La causa, depositata presso la corte federale del Texas, chiede a un giudice federale di dichiarare che la legge non è valida e di vietare la sua applicazione e di proteggere i diritti che il Texas ha violato.
La settimana scorsa la Corte Suprema degli Stati Uniti non ha bloccato la legge, aprendo di fatto la strada al possibile rovesciamento della storica sentenza “Roe contro Wade”, che nel 1973 legalizzò l’aborto in America.
Si apre una voragine tra la Corte Suprema e la presidenza degli Stati Uniti dopo la legge contro l’aborto in Texas.
Il presidente americano Joe Biden la condanna, ma la Corte Suprema si rifiuta di farlo.
La Corte, fortemente divisa con quattro dei suoi nove giudici che si oppongono alla decisione, non si è pronunciata sulla costituzionalità della legge, ma ha citato “complesse e nuove questioni procedurali”.  Il ricorso alla Corte suprema era stato presentato d’urgenza, a ridosso dell’entrata in vigore della restrittiva legge sull’aborto in Texas.
La decisione è stata presa grazie alla maggioranza di 5 giudici conservatori, dei quali tre sono stati nominati dall’ex presidente Donald Trump.
Il capo della Corte, il conservatore moderato John Robert, si è opposto assieme ai tre magistrati progressisti.
La legge, firmata lo scorso maggio dal governatore repubblicano Greg Abbott, vieta l’interruzione volontaria di gravidanza dal momento in cui è percepibile il battito del cuore dell’embrione, ovvero attorno alla sesta settimana di gravidanza. Secondo i sostenitori del diritto all’aborto, questo equivale a un divieto tout-court, visto che sono pochissime le donne che si accorgono di una gravidanza prima di sei settimane, soprattutto quando non è voluta.
L’unica eccezione prevista dal provvedimento texano, che è stato formulato in modo da evitare i blocchi legali disposti dai tribunali in altri Stati conservatori, è quella del pericolo per la salute della donna.
Ieri il presidente degli Stati Uniti in persona, Joe Biden, aveva attaccato la legge, assicurando che il diritto all’aborto “stabilito quasi cinquant’anni fa” sarà difeso e protetto da quella entrata in vigore in Texas.
Occorre un buon politico per camminare sul filo del rasoio per decenni, e Joe Biden rimane in equilibrio da quasi mezzo secolo. Il suo rasoio personale è uno dei dibattiti politici e sociali più accesi e controversi che anima gli Stati Uniti: quello sul diritto all’aborto, garantito a livello nazionale fino alla 24esima settimana di gestazione dalla storica pronuncia della Corte Suprema, “Roe contro Wade”, emessa proprio pochi giorni dopo il giuramento di Biden come Senatore del Delaware nel 1973.
La notizia della recente decisione della Corte di mantenere una legge texana che vieta nella pratica qualunque interruzione di gravidanza, inclusi i casi di stupro o incesto, già dalla sesta settimana ha fatto il giro del mondo. È un evento storico: dopo cinquant’anni il movimento Pro-Life statunitense sembra a un passo dal vietare l’aborto nel paese che si definisce la patria della Libertà.
Normalmente, in tutti i numerosi casi in cui Stati a guida repubblicana hanno tentato leggi di questo tipo, si segue lo stesso iter: si fa causa agli ufficiali che le mettono in pratica, che sia il Governatore o il Procuratore Generale statale, per incostituzionalità della norma, e si vince citando la sentenza “Roe contro Wade”.
La legge texana è unica nel suo genere proprio perché non sono gli ufficiali statali a metterla in pratica. In una avvilente riedizione di indiani e cowboy, il Texas chiede ai cittadini di fare causa a chiunque sia “coinvolto nell’aiutare o favorire o fornire un aborto”, mettendo anche una vera e propria taglia di 10mila dollari sulla testa di ogni potenziale reo. Insomma, non si sa a chi fare causa per abolire una legge così disegnata, e con una maggioranza di 5 a 4 la Corte Suprema nega il ricorso scrivendo fondamentalmente questo: per come è scritta questa norma non sappiamo che cosa farci, quindi non faremo nulla.
La battaglia divide l’America e con lei il suo presidente, il primo “a esprimere pubblicamente un’anima religiosa, non una vagamente Cristiana, bensì distintamente Cattolica”. Biden, da cattolico, deve camminare su un sentiero molto stretto, schiacciato tra la sua profonda fede, che gli imporrebbe di opporsi all’aborto senza se e senza ma, e la sua vocazione di sinistra.
Non ha mai nascosto la sua difficoltà e il disagio nel conciliare le cose: fu tra i primi a pensare che la sentenza ‘Roe contro Wade’ si fosse “spinta troppo oltre” e a chiederne l’emendamento, salvo poi votare contro una volta in aula. “Il voto più difficile che ho espresso come senatore degli Stati Uniti”, ha dovuto riconoscere poi.
Ha supportato per tutta la sua carriera l’emendamento Hyde, del 1980, che vieta l’uso di fondi pubblici per fornire aborti a meno che la madre non sia in pericolo di vita, colpendo in maniera sproporzionata le donne in ristrettezze economiche, per poi ammettere a distanza di quarant’anni di aver cambiato idea. “Se credo che l’assistenza sanitaria sia un diritto, e lo credo, non posso più supportare un emendamento che assoggetta quel diritto al codice postale della persona”, ha spiegato durante la campagna elettorale; fedele alla promessa, la proposta di budget presentata lo scorso Maggio elimina l’emendamento Hyde.
Ne ha pagato il prezzo, vedendo parte della sua stessa Chiesa rivoltarglisi contro. Dopo il reverendo Morey, che per primo gli negò l’eucarestia ad ottobre 2019, episodi simili si sono susseguiti e culminano nel documento dello scorso giugno, in cui i vescovi statunitensi propongono di escludere dalla comunione tutti i politici in supporto dell’aborto. L’assemblea episcopale ne discuterà a novembre, e pare che Papa Francesco stia seguendo con attenzione la vicenda.
I manifestanti lo attendono spesso anche nella sua stessa parrocchia, St. Joseph a Wilmington, in Delaware. Recandosi per pregare sulla tomba di suo figlio Beau, di cui indossa sempre il rosario al polso sinistro, accade a volte che il presidente sia accompagnato da un ignobile coro che grida alle sue spalle: “pentiti per l’anima di Beau”. Manifestazioni di inciviltà con velate minacce.
Ma Joe Biden sembra essere sceso dal filo del rasoio: ha promesso uno sforzo dell’intero governo per abrogare la legge texana perché proibire l’aborto, ora lo riconosce anche lui, è “antiamericano”.

Salvatore Rondello

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