domenica, 26 Settembre, 2021

Biden progressista in politica interna, centrista in affari esteri

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“Parla come moderato ma sta governando per soddisfare l’estrema sinistra”. Con queste parole, Mitch McConnell, senatore del Kentucky e leader della minoranza repubblicana al Senato, commentava la politica di Joe Biden. McConnell ha continuato spiegando che nella campagna elettorale Biden aveva promesso un governo bipartisan ma difatti governa come “un socialista”. Queste asserzioni di McConnell sono comuni fra i repubblicani per strizzare l’occhio all’ala destra del loro partito, ma contengono in un certo senso una dosi di verità. Biden sta difatti sorprendendo molti con la sua politica liberal specialmente negli affari interni ma su quelli esteri si tratta di un’altra cosa.

Bill Clinton, il 42esimo presidente, 1993-2001, spiegò agli americani che “The era of big government is over” (L’era dei grandi programmi governativi è finita) riprendendo in un certo senso il concetto di Ronald Reagan che il governo non è amico del popolo. Con Biden si direbbe che “The era of big government is back” (Si ritorna ai grandi programmi governativi). E difatti l’American Rescue Plan (il pacchetto di 1900 miliardi di dollari) per fare fronte alla pandemia, già approvato con voti solo democratici, si è rivelato popolare anche con i legislatori repubblicani. Alcuni di loro hanno infatti lanciato annunci reiterando che sussidi alle piccole aziende stanno arrivando nonostante il fatto che loro avevano votato contro. La popolarità del disegno di legge ci viene anche confermata da non pochi sindaci e governatori repubblicani che hanno visto i benefici per i loro cittadini. Persino gli elettori di Kevin McCarthy, leader della minoranza repubblicana alla Camera, ne hanno beneficiato in maniera significativa, specialmente a causa dei loro bassi redditi. Il pacchetto avrà anche un impatto notevole poiché ridurrà il livello della povertà del 50 percento. Trentanove milioni di famiglie americane di basso reddito, infatti, riceveranno assegni familiari di 300 dollari al mese per ogni figlio al di sotto di 6 anni e 250 dollari per quelli da 6 a 17 anni.

Inoltre, la proposta sulle infrastrutture di 2300 miliardi ci chiarisce che Biden intende investire in grande per il futuro dell’America. Questo piano, però, avrà bisogno di voti repubblicani i quali hanno già indicato che lo vorrebbero ridurre a 800 miliardi. Di questi giorni si sta negoziando ma in caso di mancanza di un accordo bipartisan Biden potrebbe usare la strada della “reconciliation” come ha fatto per il pacchetto contro la pandemia, anche se questa strada non è tanto facile. Tutto sommato, l’ala sinistra del Partito Democratico è rimasta soddisfatta ed ha fatto quadrato intorno a Biden. Non si sono sentite voci di dissenso nemmeno dai più noti rappresentanti della sinistra come Bernie Sanders, (senatore del Vermont), Elizabeth Warren (senatrice del Massachusetts) e Alexandria Ocasio-Cortez (parlamentare del 14esimo distretto di New York).

Ciò non vuol dire che la sinistra sia completamente soddisfatta con l’operato di Biden specialmente per quanto riguarda il mancato aumento del salario minimo a 15 dollari l’ora, il supporto della Green New Deal, e la proposta di Medicare for All (Sanità pubblica per tutti). Si crede però che Sanders potrebbe essere soddisfatto con una riduzione da 65 a 60 o 55 anni per qualificare al Medicare. Non coprirebbe tutti ma si tratterebbe di un notevole passo avanti.

Se la politica interna di Biden ha soddisfatto la sinistra, quella estera ha dimostrato in grande misura un centrismo tradizionale che si rifà alle radici dell’attuale inquilino della Casa Bianca. Va ricordato che Biden è stato un politico moderato per quasi tutti i 51 anni di vita politica. Negli ultimi anni del suo percorso, quello da presidente, però si è spostato a sinistra in parte perché spinto dal cambiamento del suo partito ma anche come reazione ai quattro anni di presidenza di Donald Trump. L’ex presidente, al di là della sua politica strampalata, si è concentrato sulla riduzione delle tasse ai benestanti e la nomina di giudici per soddisfare i bisogni del suo partito.

Biden, però, ha fatto sorridere la sinistra in politica estera con l’annuncio del ritiro delle truppe americane dall’Afghanistan annunciata per il mese di settembre dell’anno in corso. Per quanto riguarda la recentissima patata bollente del conflitto nel Medio Oriente, Biden ha agito in maniera molto cauta. All’inizio ha dichiarato che l’Israele ha il diritto di difendersi se attaccato ma evidentemente in privato ha spinto Benjamin Netanyahu, Primo ministro israeliano, per un cessate il fuoco, l’iniziativa egiziana, che al momento di scrivere è stato annunciato da Israele e Hamas. Biden ha avuto poche carte da giocare ma alla fine sembra che avrà avuto un’influenza per la sospensione degli attacchi.

Alcuni analisti sono stati sorpresi dalla politica liberal di Biden ma in realtà riflette la sua mancanza di preconcetti ideologici che reiterano la sua capacità di produrre risultati senza atteggiamenti dogmatici. Va ricordato che scelse Kamala Harris come sua vice nonostante i duri attacchi in campagna elettorale subiti dall’allora senatrice della California. In un’intervista a David Brooks del New York Times, Biden ha sostenuto di non essere cambiato poiché lotta per i diritti dei poveri da decenni. Il 46esimo presidente ha spiegato che ciò si deve in parte alle sue radici irlandesi. Gli antenati di Biden per secoli furono sottomessi dagli inglesi e lui capisce molto bene il concetto di “dignità”, identificandosi con quelli senza potere. A 78 anni, Biden ha capito anche che con ogni probabilità gli rimangono tre anni di mandato poiché si crede che non si ricandiderà. Dunque il tempo limitato a sua disposizione rifletterà la politica di un presidente che agisce con i suoi veri ideali pensando alla storia e al senso di giustizia invece di possibili vantaggi politici futuri.

Domenico Maceri
PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.

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