domenica, 26 Settembre, 2021

Bielorussia, il destino di Lukashenka nelle mani di Putin

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Ormai è l’unico che, almeno in parte, giustifica il furto di democrazia e la repressione degli avversari politici che sta compiendo. Per questo motivo si è recato nuovamente a Mosca da Vladimir Putin il Presidente bielorusso Aljaksandr Lukashenka. L’incontro, avvenuto nello scorso fine settimana, sì è risolto, in sostanza, oltre alla consueta richieste di aiuti economici per un Paese ormai allo stremo per le sanzioni, in un completo abbandono della sovranità dello Stato bielorusso e in un appiattimento completo sulle posizioni di Mosca. Siamo cioè arrivati a una totale dipendenza dal Cremlino che cancella definitivamente quella equidistanza che anni fa Lukashenka aveva scelto da Unione Europea e Russia proprio per rimarcare il suo ruolo autonomo. Ma Putin sembra non aver gradito eccessivamente il fatto che Lukashenka si sia presentato con il cappello in mano e aldilà al di là di generiche dimostrazioni di amicizia e collaborazione ha cercato semplicemente di ridurre la Bielorussia a un avamposto di Mosca e di trarre vantaggi militari e geopolitici dalla situazione. Sono infatti appena iniziate nuove esercitazioni militari congiunte con l’invio di nuovi sofisticati caccia russi a presidiare e pattugliare i confini bielorussi . L’ integrazione militare è già stata avviata, quella economica è sicuramente più complessa. Ma Putin punta anche ad una integrazione politica che però deve fare i conti da una parte con divergenze ancora evidenti. Non si può dimenticare infatti l’imbarazzo di Mosca al momento del dirottamento del veivolo della Ryanair partito da Minsk e fatto rientrare in quell’aeroporto per catturare un dissidente in fuga verso l’estero. E per Mosca, nei confronti dell’opinione pubblica mondiale, sono diventate difficili da giustificare anche le continue repressioni delle manifestazioni degli oppositori di Lukashenka, le centinaia di arresti, il fatto di non convocate nuove elezioni dopo la farsa delle ultime presidenziali. Si ha l’ impressione che più che un alleato Lukashenka sia diventato per Putin una zavorra da dover sopportare per interessi strategici. Ma di questa situazione rischia di pagarne le spese lo stesso dittatore di Minsk. Infatti nonostante le persecuzioni subite e la fuga all’estero dei principali capi dell’opposizione cresce il malcontento interno e la svendita dell’indipendenza a Mosca viene vista molto negativamente dal popolo bielorusso. Se a questo si aggiunge la pessima gestione della pandemia da coronavirus che ha visto Lukashenka prima diventare il campione mondiale del negazionismo, con episodi clamorosi come la partecipazione della gente a una parata militare in piena diffusione dell’ infezione e poi l’inevitabile ricorso a pesanti restrizioni, si vede come la reputazione interna del dittatore bielorusso sia scesa ormai ai minimi termini. Con il recente incontro di Mosca è ormai evidente come il destino di Lukashenka sia ormai unicamente nelle mani di Vladimir Putin. Il dramma però è che questo destino non riguarda solo la sua persona ma l’intero popolo bielorusso e le sue speranze di riacquistare libertà e democrazia.

 

Alessandro Perelli

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