martedì, 22 Giugno, 2021

BOMBA SOCIALE

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Nel giorno dell’anniversario della conquista del voto in Italia le donne si sitrovano in un triste primato, sono ancora loro a pagare la crisi. Ad attestarlo è l’Istituto italiano di Statistica.
Nonostante il blocco dei licenziamenti, calano in modo spaventoso le occupazioni, soprattutto sul versante femminile. I lavoratori scendono di 101 mila unità, ma di questi 99 mila sono donne e sono 2000 sono uomini. Tra i settori in calo soprattutto gli autonomi: nel solo mese di dicembre si perdono 79 mila posti di lavoro rispetto a novembre.

Il tasso di occupazione delle donne a dicembre cala di 0,5 punti e cresce quello di inattività (+0,4 punti), per gli uomini al contrario la stabilità dell’occupazione si associa al calo dell’inattività (-0,1 punti). In generale, c’è un forte aumento dell’inattività ma solo per la fascia dei età giovanile e per quella centrale.
“I dati ISTAT sull’occupazione sono molto preoccupanti e con lo sblocco dei licenziamenti la situazione non potrà certo migliorare. Calano gli occupati rispetto al mese di dicembre 2019 di circa 450mila unità, per di più donne. Il dato ancora più drammatico è il crollo dell’occupazione indipendente. È fondamentale invertire la rotta: il nuovo Governo dovrà affrontare una tragica situazione lavorativa e mettere in campo misure straordinarie per l’occupazione. Anche per questo noi socialisti abbiamo chiesto che nel nuovo patto di legislatura venga inserita l’assunzione di 500mila giovani diplomati e laureati da destinare alla valorizzazione dei beni culturali, del turismo, della pianificazione e del digital marketing, attraverso l’utilizzo di una parte dei fondi del Recovery Plan.” È quanto dichiara in una nota il Segretario del Psi, Enzo Maraio.
I disoccupati complessivi sono 2.257.000 con un aumento di 34.000 unità su novembre e un calo di 222,000 su dicembre 2019. Il dato risente del largo utilizzo della cassa integrazione e del blocco dei licenziamenti oltre che dall’uscita dal mercato del lavoro delle persone che non hanno fiducia nella possibilità di trovare un lavoro. Gli inattivi sono 13.759.000 e crescono di 42.000 unitaà su novembre di 482.000 unità su dicembre 2019.
Nel confronto annuo si perdono 444 mila unità, mentre le fila degli inattivi crescono di 482 mila unità. Anche in questo caso, c’è una forte prevalenza femminile, anche se meno marcata rispetto al confronto tra novembre e dicembre: infatti le donne passano da 9,842 milioni del dicembre 2019 a 9,530 milioni a dicembre 2020, in 312 mila perdono il lavoro, mentre gli uomini passano da 13,441 milioni a 13,309, perdendo 132 mila unità. La maggiore fragilità del lavoro femminile è dovuta al fatto che in percentuale le donne sono maggiormente occupate nei servizi, in lavori precari o per i quali è possibile licenziare (a cominciare dal lavoro domestico).

“Sono dati che non sorprendono e purtroppo evidenziano un rischio sempre più imminente: se a primavera non verrà prorogato il blocco dei licenziamenti saremo di fronte a una vera e propria bomba sociale”. Così la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti commenta le rilevazioni su occupati e disoccupati diffuse quest’oggi dall’Istat.
“Donne, giovani, lavoratori autonomi – afferma la dirigente sindacale – hanno già pagato un prezzo altissimo, destinato a salire qualora non si mettano in campo strumenti straordinari e innovativi per governare la fase di transizione che verrà determinata dall’onda lunga della crisi”.
Per questo, prosegue Scacchetti, “chiediamo di riformare subito il sistema di protezioni sociali. Dobbiamo rilanciare il contratto di solidarietà difensiva e – sottolinea – creare un sistema universale di sostegno al reddito che non lasci indietro nessuno, a partire dai lavoratori con contratti precari e discontinui”. Inoltre, continua la segretaria confederale, “la proroga del blocco dei licenziamenti serve a garantire le condizioni per individuare in modo condiviso soluzioni e interventi capaci di evitare un impatto sociale che rischia di essere drammatico”. Infine “come da noi proposto anche nelle audizioni sul Recovery Plan occorre un piano straordinario di investimenti che abbiano come obiettivo principale la creazione di nuova occupazione. Non si può costruire la ripresa sulle macerie del lavoro”, conclude Scacchetti.

“L’effetto pandemia si sta abbattendo con maggior virulenza su giovani e donne, quelli su cui gravano maggiormente contratti instabili. Ci chiediamo perché in ogni crisi che attraversa questo Paese, sono sempre questi due target di popolazione a subire i maggiori contraccolpi in termini occupazionali?

Sure, Next Generation UE e risorse nazionali, sono un’enorme mole di risorse da non disperdere in mille rivoli, ma in chiari, lungimiranti, efficaci obiettivi mirati alla ripresa del Paese finalizzata, in primis, ad un’occupazione migliore”, dice Ivana Veronese, Uil.

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