lunedì, 27 Settembre, 2021

Boston: l’America ha paura del “lupo solitario” e rivive il dramma di Newtown

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Resti-ordigno-BostonA due giorni dall’attentato sul traguardo della maratona di Boston prosegue, finora senza esito, la caccia ai responsabili della strage, costata la vita ad almeno tre persone, tra cui un bimbo di 8 anni, e il ferimento di altre 176. Per tredici di loro è stato necessario amputare gli arti inferiori, dilaniati dalle esplosioni. Gli ospedali hanno dimesso più o meno la metà dei feriti. Ma ci sono timori per le sorti di tre bambini, soprattutto per quelle di un piccolo di 5 anni. In stato critico anche un bambino di 10 anni e una bambina di 9, che hanno ferite multiple alle gambe. Fonti riservate molto addentro alle indagini, citate dal network televisivo “Cnn”, hanno riferito come gli inquirenti abbiano più di un sospetto sull’ipotesi che ad agire non sia stato né un commando né comunque un gruppo clandestino organizzato, bensì un semplice «lupo solitario»: un terrorista isolato e auto-sufficiente, senza legami e senza complici.

IL LUPO SOLITARIO FA PAURA – «È l’eventualità che ci preoccupa maggiormente», hanno ammesso fonti anonime della sicurezza Usa. «Nessuna traccia, nessun elemento, nessuna informazione». La possibilità che si tratti di un attentatore il quale avrebbe agito da solo sembra avallata anche dal fatto che per l’innesco sarebbe stata impiegata una «miscela esplosiva improvvisata a combustione lenta»: per esempio clorato di potassio misto a zucchero oppure la cosiddetta “flash-powder”, un tipo di polvere pirica in genere utilizzato per confezionare petardi o fuochi di artificio. Si tratta in entrambi i casi di sostanze comunissime, facilmente reperibili, efficaci e il cui acquisto non desta sospetti. Corrispondono inoltre alle semplici istruzioni contenute in un articolo apparso nel 2010 su “Inspire”, sito on-line in lingua inglese curato da al-Qaeda nella Penisola Arabica. Le relative indicazioni, che i militanti islamisti erano contestualmente sollecitati a seguire, a quanto sembra hanno finito con l’essere fatte proprie anche da frange dell’estrema destra americana, come i “suprematisti” bianchi.

LE INDAGINI – Per il resto, le indagini hanno permesso di raccogliere un gran numero di frammenti metallici, in particolare chiodi privati della testa o cuscinetti a sfera, e i resti di quelle che si ritiene fossero le pentole a pressione riempite di esplosivo mescolato alla mitraglia, ma anche diversi brandelli di tessuto nero in nylon, forse appartenuti a un borsone o a uno zaino nel quale erano state nascoste le bombe, e pezzi di cavo elettrico collegati a parti di piccoli contenitori, batterie o circuiti stampati: probabilmente l’innesco.

IL DRAMMA DEI CITTADINI DI NEWTOWN SI RINNOVA A BOSTON – «So che è una cosa terribile da dire, ma sono grata che nessuno di Newtown sia rimasto ferito» nella strage alla maratona di Boston. Non ha dubbi Lisa Abrams, una insegnante della cittadina dove il 14 dicembre un ragazzo ha ucciso a fucilate in una scuola elementare 26 persone, tra cui 20 bambini: «La mia città – ha affermato – non potrebbe passare attraverso un altro evento del genere». Suo marito Tom e suo nipote Jason erano tra i maratoneti a Boston. La delegazione di Newtown a Boston è stata cospicua: otto maratoneti e diversi accompagnatori. Per onorare le vittime e per raccogliere fondi a favore di una fondazione per opere di beneficienza create a loro nome. E anche perché una parte dell’evento sportivo era dedicata proprio alle 26 vittime della strage nella Sandy Hook Elementary School: prima del via sono stati osservati 26 secondi di silenzio, e l’ultimo miglio della gara, il 26esimo, iniziava con una bandiera con l’emblema di Newtown, circondato da 26 stelle. «Abbiamo ancora tutti molto elaborare, sia come famiglie che come città», ha raccontato Judi Toussaint, che ha corso la maratona ed è arrivata sul traguardo non molto tempo prima delle due esplosioni. «Ora tutti sono tornati indietro. Stavamo cercando di essere positivi, di andare avanti, quando è successo tutto questo», ha affermato Teri Alves, una insegnante della Sandy Hook sopravvissuta al massacro.

L’ORGANIZZATRICE DELLA DELEGAZIONE – Laura Nowacki, una pediatra i cui quattro figli frequentavano la scuola Sandy Hook, ha contribuito ad organizzare la delegazione di Newtown. Ora è desolata. «Nel vedere tutte quelle auto della polizia a sirene spiegate, mi sono sentita come se fossi in una zona di guerra. Allo stesso modo di quel giorno nella scuola». Ma ora, anche con il loro lutto ancora da elaborare, le famiglie di Newtown non intendono tirarsi indietro, dice Judi Toussaint, e intendono dare a Boston il sostegno che Newtown ha a sua volta ricevuto. «Dobbiamo essere vicini alla città».

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