domenica, 28 Novembre, 2021

Brutte notizie dal Trentino

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Brutte notizie dal Trentino!
E’ di questi giorni la decisione della Giunta provinciale di Trento di riaprire e utilizzare le discariche di Monclassico e di Imer fino al 30 ottobre 2022. Questo con l’accordo dei Sindaci di quei Comuni. Ricordo che quelle discariche si trovano in due località molto pregiate, da un punto di vista ambientalistico e turistico, quali la Val di Sole e il Primiero.
E’ una sconfitta della politica, di quella provinciale in primis. Ma non solo di questa del Presidente Fugatti e dell’Assessore Tonina, essendo più di 20 anni che l’Europa prima e la legislazione italiana poi, hanno detto chiaramente e responsabilmente basta con le discariche(!).
Aggiungo che anche i Sindaci trentini in questi due decenni hanno fatto orecchie da mercante, hanno fatto propria l’infausta “filosofia” NIMBY(!)
E’ come pulire casa mettendo la polvere sotto i tappeti. Prima o dopo, camminando su quei tappeti, la polvere riesce di nuovo. Inquinando di più. Così le discariche nascono sì i rifiuti residui, ma la protezione delle falde acquifere è assai limitata negli anni a venire. Ma nessuno, o pochi, voglio vedere questa realtà. Sotto terra spesso e volentieri mettiamo anche la testa, ovvero il cervello e con esso il rispetto dell’ambiente e delle future generazioni.
La tecnologia offre oggi ben altre risposte al ciclo integrato dei Rifiuti Solidi Urbani (RSU).
Si possono adottare soluzioni senza “infangare” l’ambiente!
L’Europa, ripeto, è chiarissima da oltre 20 anni: basta discariche!!!
Dopo la virtuosa raccolta differenziata, il rifiuto residuo in Trentino è di circa 100/120 mila tonnellate all’anno. Un impianto di termovalorizzazione di tali tutto sommato modeste dimensioni, al fine di chiudere virtuosamente il ciclo dei RSU ci starebbe tranquillamente sia ad Ischia Podetti, a Trento nord, che in zona Casotte, a Rovereto sud. Con un impatto tendente a zero. Producendo in più energia elettrica e calore da usare nel teleriscaldamento.
Ricordiamo che con il teleriscaldamento si vengono ad eliminare migliaia di caldaie, piccole grandi, sparse sul territorio e talvolta con pochi controlli. Si avrebbe una bonifica nel riscaldamento degli immobili. Rovereto è teleriscaldata al 30% degli edifici, specie quelli classificati come grandi utenze ( scuole, ospedale, condomini ecc.), mentre Trento ha teleriscaldato l’intero nuovo quartiere delle Albere e il MUSE.
E allora, che timori ci sono? A ben guardare anche l’impianto di Bolzano è a poche centinaia di metri da vigneti da cui si producono ottimi vini! Per non parlare di Copenaghen, della Svizzera, della Germania e di qualche valido impianto pure in Italia.
Oggigiorno la tecnologia ci da notevoli garanzie.
I rifiuti in Trentino continuano ad essere un’emergenza. Oltre alla riattivazione delle due discariche di Monclassico e Imer, dobbiamo tener presente che la discarica di Ischia Podetti ha la disponibilità di tanti metri cubi sufficienti per arrivare appena forse alla primavera del prossimo anno 2022. Quella dei Lavini non ha capienza per molti mesi. Se non è emergenza ambientale prima e politica dopo tutto questo, cos’è? Direi purtroppo: certo che lo è!
È l’inevitabile risultato del non aver voluto affrontare il problema con responsabilità negli Anni ’90 e in tutti questi ultimi 20 anni.
E’ un tema assai “caldo” pure in molte zone della nostra Italia. Magra consolazione. Nelle Nazioni europee più responsabili e più “green” hanno saputo dare da anni le risposte più concrete e più sostenibili. Di virtuoso riferimento non possono che essere le città e le comunità della Germania e, in particolare, dei Paesi scandinavi. Città come Copenaghen, Stoccolma, Oslo, Helsinki, Vilnius hanno adottato tecnologie di smaltimento finale dei RSU di ultima generazione, che danno risultati ambientali, economico-finanziari e di sostenibilità complessiva molto elevati.
In poche parole, dopo aver effettuato una più che egregia raccolta differenziata, il rifiuto residuo viene trattato termicamente, ovvero bruciato con tutte le accortezze tecniche e sanitarie del caso. E’ ciò che si chiama più comunemente cogenerazione.
La cogenerazione consiste nella produzione combinata di energia elettrica e di calore. La configurazione più comune di un cogeneratore prevede l’ integrazione tra un motore endotermico, collegato ad un generatore elettrico e a un sistema di recupero del calore. Applicazioni di tri-generazione e di quadri-generazione massimizzano ulteriormente l’efficienza energetica complessiva di un impianto. Con parole più semplici, bruciando la parte residua dei RSU si produce sia energia elettrica che calore. Quest’ultimo sotto forma di acqua calda per alimentare una rete di teleriscaldamento e di vapore utile per le industrie.
Aggiungiamo che le ceneri ottenute sono materiale inerte, ovvero non inquinante, che può essere a sua volta utilizzato in edilizia o per la copertura di strade.
Tornando all’infausta situazione esistente nel nostro Trentino, mi permetto alcune sintetiche riflessioni conclusive.
Progettando e costruendo in Trentino un impianto di medie – piccole dimensioni ( 100/120 mila tonnellate di rifiuto residuo finale), si possono ottenere:

 

– l’eliminazione definitiva del rifiuto residuo provinciale;
– la chiusura delle discariche;
– l’annullamento del rischio d’inquinamento delle falde acquifere;
– la produzione di energia elettrica;
– la produzione di calore;
– l’aumento della rete di teleriscaldamento e di disponibilità di vapore per le imprese;
– l’incremento dell’occupazione nel Gruppo Dolomiti Energia e nel suo indotto;
– un significativo beneficio ambientale;
– un ristoro finanziario per il Comune che ospita l’impianto;
– la crescita dell’informazione ai cittadini sul delicato tema dei RSU;
– una più diffusa, consapevole e responsabile cultura ambientale nella nostra comunità.

 

Questo solo per citare alcuni sicuri e importanti benefici immediati.
Non se ne fa nulla? Peccato. E’ un’occasione storica persa. Sta di fatto che ora il problema è diventato enorme.
Ripeto, il Trentino ha messo, ahi noi, la polvere sotto il tappeto. Ora però non si può più tergiversare.
Desidero ricordare che in Trentino vi sono già impianti di cogenerazione, che producono energia elettrica e alimentano alcune reti di teleriscaldamento. Accanto a quelli già citati di Rovereto e Trento, non vanno dimenticate le centrali di cogenerazione presenti nelle nostre valli, vedi ad esempio a Cavalese, alimentate con gli scarti del legno e con il cippato.
Ad inizio del terzo millennio la tecnologia ci offre nuove soluzioni, sempre più attente all’ambiente e con il raggiungimento di livelli di efficacia e di efficienza sempre più elevati.
Quando scrivo di impianti di incenerimento di ultima generazione, mi riferisco anche a tecnologie che arrivano ad eliminare i RSU producendo idrogeno, uno dei possibili futuri carburanti più puliti a disposizione della nostra mobilità e dei nostri trasporti.
Quindi, il ciclo integrato della gestione dei RSU sta diventando sempre più virtuoso. Da problema non semplice da risolvere, ci sta offrendo delle grandi opportunità. Il tutto grazie alla diminuita creazione di rifiuti, anche se ancora in maniera assai timida, alla sempre più meritoria capacità di differenziare i rifiuti da parte dei cittadini, ma soprattutto alla scienza e alla tecnologia che ci mettono a disposizione soluzioni sempre più sicure, affidabili e trasparenti. Le risorse finanziarie e intellettuali ci sono.
Alla politica spetta il ruolo di adottarle queste buone pratiche. La politica deve avere la volontà di procedere lungo questi binari virtuosi. Agli amministratori pubblici si chiede la capacità di aiutare l’intera comunità a comportarsi nei confronti dei RSU col rispetto di tutto e di tutti. Soprattutto senza timori, senza mistificazioni, senza preconcetti, senza buttare la polvere sotto il tappeto o ancor peggio senza mettere la testa sottoterra.
Ne guadagnerà il nostro benessere, presente e futuro. E i nostri giovani ci ringrazieranno.

Paolo Farinati

Rovereto, lì 21 ottobre 2021

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