domenica, 28 Novembre, 2021

Bulgaria, elezioni rischio di un pericoloso flop politico

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Oltre alla disastrosa prestazione calcistica di ieri che ha portato l’esclusione, per ora, della nostra nazionale dai mondiali del Qatar, nel weekend, in Bulgaria, si è registrato un pericoloso flop politico. Rischiano di non essere utili per la governabilità neanche le terze elezioni politiche in un anno, svoltesi domenica 14 novembre. A queste si era arrivati dopo le infruttuose consultazioni di aprile e di luglio che non avevano permesso la formazione di alcun Governo. A dire il vero la percentuale bassissima di votanti che si è recata alle urne (abbondantemente sotto alla soglia del 50%) un segnale preciso ha voluto darlo. A parte la disaffezione al voto ha duramente penalizzato i partiti tradizionali, compresi i populisti che erano stati la sorpresa della precedente prova elettorale, premiando un movimento nato appena due mesi fa, il Partito del cambiamento, sorto per iniziativa di due imprenditori di successo, Kiril Petkov e Aden Vassilev, ambedue frequentatori dell’Università di Harvard e Ministri tecnici dell’Economia e delle Finanze nell’Esecutivo transitorio che ha portato il Paese al voto anticipato. Di stretta misura con circa il 25,5 % hanno battuto il Gerb, partito di centro destra dell’ex Premier Bojko Borissov, fermo al 24 % (i dati sono ancora provvisori). Molto più staccato il Partito socialista (Bsp) con il 15%. Sopra lo sbarramento del 4% hanno ottenuto seggi anche il Partito della minoranza turca, il Partito populista (Itn) e Democrazia bulgara. La sorpresa uscita dalle urne rende ancora più complicato il quadro politico considerato che il Partito del cambiamento, filo occidentale e europeista ha posto al centro del suo programma la lotta alla corruzione imperante accusando di questo proprio il Gerb e quindi di fatto escludendo eventuali maggioranze con questo partito. Durissime anche le dichiarazioni di Borissov che ha parlato del tentativo di derubare la Bulgaria da parte di due oligarchi sotto l’ombrello dell’attuale Governo ad interim. Come si può dedurre sarà un vero e proprio rebus la formazione del nuovo Governo. Il Partito del cambiamento potrebbe cercare l’ alleanza con alcune forze politiche minori, come i populisti, in crollo verticale di consensi e Democrazia bulgara. Diverrebbero così indispensabili i socialisti per realizzare una coalizione con sulla carta il 60 % dei seggi parlamentari. Ma è tutta da verificare la loro disponibilità anche dopo un voto per loro penalizzante. Ma domenica 14 si è svolto contemporaneamente alle politiche anche il primo turno delle presidenziali. Il Capo dello Stato uscente Rumen Radev, protagonista di dispute memorabili con Borissov che avevano portato quasi alla crisi istituzionale, si è nettamente imposto con oltre il 49% dei voti. Al secondo posto è giunto il rettore dell’ Università di Sofia Anastas Gerdjikov con il 26%. Radev dovrà però attendere il secondo turno per la quasi certa riconferma in quanto la percentuale dei votanti è stata inferiore al 50%. Rumen Radev ha voluto però intervenire sulla delicata questione che vede la Bulgaria bloccare l’adesione della Macedonia del Nord all’Unione Europea ribadendo la necessità che Skopje riconosca i diritti dei bulgari che vivono in quel Paese senza distruggere il loro patrimonio storico e culturale. Come dire nessun passo indietro e una patata bollente in più per il prossimo Governo che a Sofia appare ancora avvolto dalle nebbie.

 

Alessandro Perelli

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