martedì, 19 Ottobre, 2021

CAMPANELLA D’ALLARME

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Lunedì scorso è iniziato, in quasi tutta Italia, l’anno scolastico. Un appuntamento che si sta dipanando tra il ritorno alla normalità con le lezioni in presenza e le infinite polemiche su green pass e vaccinazioni con le giravolte di Salvini che stanno anche mettendo a dura prova la tenuta del Governo e la pazienza di Draghi.

Così, assieme alle sofferenze croniche, ai problemi noti e consolidati da decenni, la Scuola deve affrontare anche una realtà nuova legata alla pandemia, che non è stata ancora sconfitta, con relativo codazzo di problemi organizzativi e di polemiche.

Una situazione insolita per tutti, quindi, anche per il nostro partito che la sta affrontando senza dimenticare il nostro patrimonio, la nostra storia, pur facendo i conti con i tempi che cambiano.

«Il Socialismo punta all’uguaglianza dei cittadini e ad una società giusta, una società che salvaguardi innanzitutto i diritti sociali», precisa, infatti, Luca Fantò, responsabile nazionale scuola del Psi, nell’intervista che gli abbiamo chiesto per approfondire l’argomento.

Quindi anche, e soprattutto, nella scuola pubblica?

«Assolutamente. Questo obiettivo per noi socialisti deve essere raggiunto attraverso l’offerta di pari opportunità all’intera cittadinanza e, nello specifico dei nostri giovani, attraverso una scuola pubblica efficace».

Un compito arduo, che sembra più un pio desiderio, vista la realtà attuale.

«Esatto. La scuola pubblica, purtroppo, si sta dimostrando sempre meno capace ad assolvere a questo compito. Negli ultimi 30 anni, l’azione di diversi governi ha creato una notevole quantità di ostacoli all’azione della scuola pubblica, a chi in essa insegna e impara. Gli ostacoli sono di natura burocratica e non solo. Con la giustificazione del risparmio, la scuola pubblica è stata privata di risorse umane ed economiche».

Anche il governo Draghi è caduto, diciamo così, nella stessa trappola?

Anche l’attuale Governo, agendo sotto la pressione della pandemia, sta proponendo soluzioni corrette ma destinate a durare per un tempo determinato, avrebbe potuto fare di più, potrebbe ancora fare di più».

Una filosofia di fondo da cambiare, quindi, anche grazie all’azione del Psi in Parlamento?

«Non dobbiamo dimenticare che se noi socialisti puntiamo all’uguaglianza e alla giustizia sociale esistono anche altre forze politiche, altri modi di pensare che, legittimamente, puntano ad una società in cui “i migliori” governano su coloro che migliori non sono ritenuti. All’uguaglianza delle possibilità si contrappone la diseguaglianza delle condizioni. Con queste forze politiche noi dobbiamo confrontarci nella consapevolezza di puntare ad obiettivi significativamente diversi».

Torniamo all’attualità. Quali sono i principali problemi che affliggono la nostra scuola?

«Innanzitutto la burocrazia. Troppo spesso e sempre di più i docenti sono costretti a dedicarsi alla compilazione di documenti, a sottrarre tempo prezioso all’insegnamento. Possiamo continuare con la mancanza di riconoscimento sociale. L’importante funzione svolta dalla scuola pubblica e quindi dagli insegnanti nell’emancipare i giovani è impedita da cicliche campagne di discredito nei confronti dei docenti che vengono fatti passare per appartenenti a una classe privilegiata, con stipendi sicuri, vacanze lunghissime, orari di lavoro ridotti. Una classe di lavoratori, che in occasione della campagna vaccinale si è cercato di far credere schierata contro i vaccini, una vera ridotta no-vax. Fortunatamente, proprio nell’audizione alla Commissione parlamentare presieduta dal senatore Psi Nencini, il ministro Bianchi ha ribadito quanto già si sapeva, ovvero che la scuola è il settore della società che più di tutti ha aderito al vaccino, responsabilmente, arrivando in alcune Regioni addirittura ad una percentuale del 100 per 100 di vaccinati. Da non dimenticare il precariato, che affligge la scuola e impedisce di fatto la continuità didattica. Frutto di una politica del risparmio che può apparire razionale solo a chi quali illudersi di vivere in un mondo in cui le cose accadono per caso. E, ultimo ma non ultimo, la demotivazione dei ragazzi. Che non riconoscono alla scuola pubblica, specie negli Istituti tecnici e secondari, la capacità di sostenerli in un percorso di formazione culturale necessario a permettergli di costruire un’esistenza dignitosa».

Quali sono le proposte del Partito per risollevare le sorti della scuola pubblica?

«Il Psi, sia in sede di Conferenza programmatica, sia attraverso il contatto continuo e costante con i docenti, ha elaborato una serie di proposte che riassumo brevemente: agire sui salari, oggi assolutamente non all’altezza del compito svolto dagli insegnanti; pensare ad una riforma della carriera docente; chiudere la stagione del precariato storico ricorrendo innanzitutto ad un ulteriore e sostanzioso reclutamento dei docenti e poi agire sulla formazione prevedendo lauree abilitanti e concorsi a regolari trasparenti e agili nello svolgimento evitando i ricorsi che affossano la scuola; risolvere il problema delle classi sovraffollate aumentando le aule e il numero di docenti; sollevare i docenti dai compiti legati alla burocrazia; rivedere, anche con l’aiuto dei sindacati, l’orario scolastico facendo sì che torni o si consolidi il tempo pieno, il tempo prolungato, e che i docenti possano svolgere a scuola oltre che le tradizionali 18 ore frontali (l’orario di lezione frontale va uniformato in ogni livello d’istruzione) anche le attività legate alla funzione docente e alla formazione; potenziare, anche attraverso una riforma dei cicli, il tempo pieno e la formazione negli Istituti tecnici e professionali».

Antonio Salvatore Sassu

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