lunedì, 6 Dicembre, 2021

Cannetti (Co.gi.ta): esame forense, sbarramenti inaccettabili

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Questi, che trascorrono tra voci, tweet e post, sono giorni turbolenti. Nessuno ha una risposta per i praticanti avvocato, vittime incolpevoli di una guerra intergenerazionale. 26.000 giovani che,ancora una vola, tra pandemia e decreti emergenziali, assistono al colpevole rinvio della sessione abilitante prevista ad Aprile 2021. La verità, questa sì agghiacciante, è che nel confronto/scontro tra generazioni di avvocati e praticanti, nessuno sa bene come e cosa fare, soprattutto per non urtare la sensibilità dei primi. 

 

Ancora una volta l’Avanti dà voce a chi non ha la forza di gridare. A chi, nonostante la pandemia, cerca soluzioni pratiche a problemi insoluti.

Anche al fine di rischiarare le tenebre dell’acrimonia e faziosità sociale abbiamo chiesto a Giovanni Antonino Cannetti, Presidente del Coordinamento giovani giuristi italiani  – Co.gi.ta, di risponde alle nostre domande.

 

Giovanni puoi raccontare ai nostri lettori quando e perché si costituisce Co.gi.ta. (Coordinamento giovani giuristi italiani)?

Co.gi.ta nasce da un gruppo spontaneo di colleghi, praticanti ed ex praticanti delle Avvocature dello Stato. Inizialmente “Coordinamento nazionale”, con l’obiettivo di ottenere l’erogazione delle borse di studio per i praticanti dell’avvocatura dello Stato; argomento attenzionato dal Senatore Nencini attraverso una recente interrogazione parlamentare. 

E da lì che ha preso piede il processo associativo aperto ai tirocinanti degli uffici giudiziari, neo avvocati e praticanti forensi presso gli Studi legali. 

Co.gi.ta, allo stato un’associazione non riconosciuta, conta una trentina di iscrizioni formalizzate e circa un centinaio di colleghi e simpatizzanti, con cui collabora ed intrattiene rapporti sul territorio e presso le Istituzioni pubbliche.

Lo scopo di Cogita è la tutela dei giovani di formazione giuridica. Ciò si realizza sia attraverso il contrasto alle forme di sfruttamento e precariato nei rapporti di lavoro formativo, sia nel diretto coinvolgimento dei giovani giuristi nell’elaborazione delle politiche pubbliche, quale è l’esame abilitante all’esercizio della professione forense.

 

Parlando dell’esame forense, quando è iniziata la mobilitazione sul tema?

Già 5 anni fa l’allora “coordinamento nazionale dei praticanti delle Avvocature dello Stato”, iniziò a collaborare con il “Comitato No Riforma forense” a Catania, ed in seguito anche con altre associazioni. Le mobilitazioni più recenti (a partire dal 2020), nascono nel solco delle criticità acuite dalla pandemia, “sale” su una ferita già aperta. E’ anche per questo motivo che di recente siamo stati invitati ad intervenire sulle diverse proposte di legge presentate in Parlamento.

Co.gi.ta, che “vive” e “tasta” il polso del mondo forense, quale risposta ha ricevuto dagli studenti universitari, laureandi in giurisprudenza, praticanti e dalla categoria avvocati?

La risposta da parte dei praticanti e neolaureati è stata complessivamente buona, anche grazie al coinvolgimento ed interazione con più realtà associative sul territorio nazionale. Constato, però, la ritrosia di un’ampia porzione di colleghi nel partecipare e nell’investire del tempo in percorsi di aggregazione sociale e di categoria, forse imputabile al diffuso individualismo che la c.d. “generazione mille euro” sembra imporsi, anche per timore di restare indietro e soccombere alle incertezze economiche, professionali e lavorative che la società prospetta. 

La categoria degli Avvocati si è mostrata, salve poche eccezioni, poco sensibile alle istanze dei praticanti. Anche all’interno del C.N.F. vi sono, però, diverse sensibilità sulle istanze dei giovani. Tuttavia, anche al fine di poter avere una propria opinione sui lavori parlamentari relativi alle proposte di modifica della disciplina dell’ordinamento della professione forense, invito alla visione dell’audizione informale presso la Commissione Giustizia della Camera dei Deputati del 3 Dicembre 2020. Qui un estratto di quelle dichiarazioni.

 

Quali sono i costi, presenti e futuri, che un neolaureato in giurisprudenza deve sostenere per la preparazione all’esame abilitante?

I costi per lo svolgimento della pratica forense, la preparazione, la partecipazione all’esame abilitante ed il periodo non regolamentato in attesa del conseguimento del titolo sono significativi e  inaccettabili. Questi rappresentano un primo fattore di sbarramento alla carriera forense. I meno abbienti, che già hanno affrontato un corso di laurea lungo e difficile – spesso con sacrifici personali e familiari – , sono costretti a ripiegare su altri percorsi professionali, anche perché durante il tirocinio forense non è prevista una remunerazione minima di legge. 

Si avverte, anche in questo senso, la mancanza di adeguati strumenti di sostegno da parte dei C.O.A. e delle Istituzioni forensi verso i capaci e meritevoli privi di mezzi, malgrado il disposto della Legge Professionale secondo cui l’ordinamento forense ” (…) favorisce l’ingresso alla professione di avvocato e l’accesso alla stessa, in particolare alle giovani generazioni, con criteri di valorizzazione del merito”

 

Esame abilitante 2021: Siete favorevoli all’orale abilitante rafforzato, che comunque discrimina i praticanti avvocato rispetto alle altre professioni ordinistiche? 

 Abbiamo affrontato tempestivamente e con proposte equilibrate il tema delle misure di intervento quando ancora era possibile. Il nostro appello invitava ad agire celermente, ma con misure ordinarie o comunque non derogatorie (come la nomina, consentita dalla normativa, di più sotto-Commissioni distrettuali e la loro integrazione con i componenti supplenti delle stesse), questo perché abbiamo sempre riconosciuto l’importanza delle prove e del percorso professionale intrapreso.

L’inerzia, invece, è perdurata fino ad oggi, aumentando difficoltà, incertezze e disagi; però, mentre tutte le altre professioni ordinistiche sono state favorevoli alla previsione di deroghe e semplificazioni delle modalità di esame, nello specifico lo svolgimento di prove orali da remoto, contro i praticanti avvocati sono stati eretti muri insormontabili.

Oggi stentiamo a comprendere la misura dell’ “orale rafforzato” (per come ipotizzata dalle indiscrezioni e fonti Stampa). Oltre ad essere inedita rispetto alle soluzioni di semplificazione, come già accaduto per altre professioni ordinistiche, conferma la volontà di anteporre quanti più ostacoli possibili al conseguimento di questa abilitazione professionale.

 

Vista l’attuale incertezza su tempi e modalità qual è la vostra proposta per scongiurare un nuovo rinvio?

 Pur non avendo il “quadro d’insieme”, che solo il Vertice ministeriale potrebbe cogliere ed esprimere, riteniamo che allo stato attuale vada disposto lo svolgimento delle sole prove orali ordinariamente previste, eventualmente anche da remoto, interrompendo l’incertezza e frustrazione in cui i candidati versano da mesi e prevedendo anche una sufficiente distanza temporale dei colloqui orali rispetto alle date di aprile, affinché i candidati possano ri-adattare la propria preparazione alla nuova e diversa prova. E’ probabile, inoltre, che tale soluzione vada estesa anche alla sessione 2021, in coerenza delle ragioni fondative dell’intervento derogatorio.

 

26.000 mila praticanti avvocato, dopo il rinvio della sessione scritta di Dicembre 2020,  vedono svanita anche la sessione di Aprile 2021. Vista l’attuale e sconfortante situazione di indeterminatezza, quale messaggio vorreste rivolgere al Ministro Cartabia?

 Al Ministro Cartabia, personalità di elevata caratura, rivolgiamo un messaggio di piena fiducia per la decisione che Vorrà intraprendere, ed auspichiamo possa favorire un più ampio coinvolgimento di tutte le rappresentanze, sociali e civiche, che, lontane da dinamiche partitiche e dall’agone politico, ben sappiano raccogliere e sintetizzare, con moderazione ed equilibrio, le istanze e proposte dei giovani, sia di competenza del Dicastero della Giustizia che per ogni altra tematica di interesse pubblico, specialmente in questo delicato passaggio storico.

 

Possiamo affermare che per i futuri avvocati la strada si presenta tutta in salita. Tra la generazione “mille euro”, però, c’è chi rifiuta la legge dell’homo homini lupus, investendo parte del proprio tempo in percorsi di aggregazione sociale e di categoria, necessari a fare la differenza. Ringraziando Co.gi.ta ed il suo presidente, Giovanni Antonino Cannetti, invitiamo i nostri lettori ad informarsi, anche attraverso i seguenti link:  

 

https://coordinamentogiovanigiuristitaliani.wordpress.com

https://www.linkedin.com/company/coordinamento-giovani-giuristi-italiani/

 

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Riguardo l'Autore

Polemico, pronto alla sfida e disponibile a mettere in discussione la propria idea. Antonio Musmeci Catania è dottore in Giurisprudenza, indirizzo comparato europeo e transnazionale, presso l'Università degli Studi di Trento, approfondendo le tematiche delle relazioni politiche ed internazionali attraverso il master di II livello della Lumsa di Roma. Ti piace l'articolo?! Sostieni la mia penna con una donazione: Postepay Evolution: IT18K3608105138201757201764 https://paypal.me/avanguardiavanti?locale.x=it_IT Seguimi https://www.facebook.com/avanguardiasocialistavanti