giovedì, 5 Agosto, 2021

Caos Tunisia, l’Europa guarda con preoccupazione

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Se non fosse per la tragica situazione economica e per la rilevanza geopolitica della Tunisia dopo la rivoluzione dei gelsomini de! 2011 ci sarebbe da sottolineare i contorni umoristici del contesto politico della Repubblica nordafricana. Vi sono indubbiamente degli aspetti paradossali in ciò che sta accadendo. Il Presidente della Repubblica Kais Saied, grazie al suo carisma personale aveva imposto un Governo tecnico guidato da Hichem Mechichi, da lui scelto visto che i partiti non erano riusciti a formare una coalizione che godesse della maggioranza. Si erano adeguati buona parte delle forze politiche compreso Ennanda (musulmani moderati ) che era il partito che aveva ottenuto più voti alle ultime elezioni politiche, dal 2011 sempre al Governo. Ma la crisi economica, aggravata anche dalla pandemia da coronavirus e le dinamiche di un Parlamento frazionato e soggetto a continue divisioni all’interno delle forze politiche avevano presto portato a una crisi dell’Esecutivo e alla necessità di un rimpasto. Mechichi allora aveva provveduto ma il risultato non era stato di gradimento proprio al suo massimo ” sponsor” : il Capo dello Stato. Kais Saied si era rifiutato di far prestare, come da prassi costituzionale, giuramento ai nuovi Ministri, adducendo, tra l’altro, il motivo che quattro di loro erano stati accusati di corruzione. C’è da dire che Mechichi non aveva più formato un Governò di soli tecnici , come in precedenza prima del rimpasto, ma aveva scelto anche esponenti di partito. Il nuovo Esecutivo era comunque stato approvato dal Parlamento di Tunisi ma si era trovato di fronte al blocco del giuramento a causa della decisione di Saied. Uno stato di cose tragico comico da cui però non si riusciva ad uscire mentre il Paese, per i suoi problemi, aveva bisogno assoluto di governabilità. Cosa fare? Si è assistito alla metamorfosi di Hichem Mechichi, che da uomo del Presidente della Repubblica si sta trasformando nel suo principale nemico. Infatti il Premier ha licenziato quattro ministri di gradimento di Saied, distribuendo le loro funzioni agli altri componenti il Governo e ha intenzione di considerare il rimpasto non un nuovo Esecutivo ma un adeguamento del precedente, cosa che gli permetterebbe di evitare il giuramento, negato da Saied. Un artificio costituzionale, appoggiato dai partiti che lo sostengono. Vedremo nei prossimi giorni quali saranno le mosse del Presidente della Repubblica. Di questa situazione paradossale ne sta facendo chiaramente le spese il popolo tunisino che sta assistendo attonito agli ultimi avvenimenti che rischiano di ripercuotersi negativamente anche sulla rinascita delle istituzioni democratiche avvenuta in seguito alla rivoluzione dei gelsomini. Ma non basta. In tutti i recenti sondaggi la forza politica maggioritaria in Tunisia è diventata il Partito destouriano libero (Pdl ) che non fa mistero di rifarsi al vecchio regime di Ben Alì. La leader del PdL, l’avvocatessa Abir Moussi è sempre più popolare con il suo chiaro messaggio di ridimensionare le conquiste della primavera araba, di smantellare l’islamismo e di ricostituire un apparato statale forte. L’Europa non può che guardare con preoccupazione a quanto sta accadendo a Tunisi.

 

Alessandro Perelli

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