domenica, 9 Maggio, 2021

Capitale corrotta,
nazione infetta

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Dall’articolo di Cancogni sul primo numero de “l’Espresso” ai giorni nostri

“Capitale corrotta, nazione infetta” è il celebre titolo di una bellissima inchiesta de “l’Espresso” apparsa sul primo numero, l’11 dicembre 1955. L’articolo firmato da Manlio Cancogni, grande letterato e giornalista, documentava gli illeciti negli appalti immobiliari di Roma, che coinvolgevano anche una società immobiliare del Vaticano. Si originò uno “scandalo” che contribuì alla crisi delle formule politiche centriste, nonché ai continui ammiccamenti democristiani alle forze neofasciste e monarchiche.

A quasi 60 anni di distanza un nuovo scandalo è scoppiato nella capitale d’Italia, grazie alle indagini coraggiose della Procura di Roma diretta da Giuseppe Pignatone, noto in Sicilia e in Calabria per l’impegno contro la mafia, e delle forze dell’ordine.

Il quadro che è emerso appare di una gravità inaudita, con un intreccio terribile tra una sorta di organizzazione mafiosa “autoctona” di rito romano (indipendente da quelle “storiche”, cosa nostra, ‘ndrangheta, sacra corona unita, ma in rapporti di mutualità), con alla base schegge del vecchio terrorismo neofascista e pezzi del centrosinistra capitolino. Al riguardo si è parlato di trasversalismo “nero-rosso”, riecheggiando forse le teorie di Ernst Nolte sulla specularità tra la rivoluzione bolscevica e il nazismo, ma si tratta di richiami impropri, come quelli al nazional-boscevismo, una teoria nata in una certa cultura dell’estremismo della destra sociale estremista francese e affermatasi  nel blocco nazional-patriottico rosso-bruno in Russia dopo il crollo dell’Unione Sovietica, analizzata dallo storico Walter Laquer in un suo saggio dedicato proprio ai totalitarismi del futuro.

No, a Roma l’ideologia non c’entra, si tratta di un nuovo “Romanzo criminale”, che vede organizzazioni di stampo mafioso, managers pubblici ed esponenti politici dei due schieramenti accumunati dalla logica del business is business delittuoso. E a poco servono le cortine fumogene, al limite del tartufesco (sì, proprio l’ipocrisia descritta da Moliére!) sulle responsabilità del centrosinistra, non solo per la presenza di autorevoli esponenti del Pd ma anche, forse è il caso di dire soprattutto, per il ruolo di un’impresa cooperativa importantissima nel sistema della Lega Coop, l’organizzazione che Togliatti definiva le “salmerie” del partito comunista e che storicamente ha sempre avuto un rapporto organico con il Pci-Pds-Ds-Democratici. Ovviamente senza generalizzazioni, poiché la responsabilità penale è individuale, ma in questo caso non si può non individuare una responsabilità politica diversa dalla commissione di reati, quanto meno in vigilando.

Diciamolo pure: la corruzione è rivolta sempre ad alterare le norme sulla corretta concorrenza imprenditoriale, ma finanzia anche “bande” politiche e lobby, con sensibili arricchimenti personali, soprattutto a causa della destrutturazione dei partiti in comitati elettorali.

E’ del tutto evidente l’importanza, ai fini della prevenzione della corruzione, del tema dei controlli amministrativi, tra i cui fini vi è ovviamente quello del rispetto della legalità e del corretto uso delle risorse pubbliche. Si tratta di un settore che andrebbe del tutto riesplorato dopo i discutibili interventi, che negli enti locali hanno quasi completamente eliminato i controlli di legittimità con la conseguenza che l’autonomia di questi enti può essere usa­ta per porre in essere comportamenti illegali. Quando al tema della opacità dei finanziamenti alla politica, esso potrebbe essere risolto con una severa legislazione sulla trasparenza dei contributi a uomini politici e partiti.

Maurizio Ballistreri

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