domenica, 26 Settembre, 2021

Carlo Felici
Il mio Garofano per Roma

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E’ la prima volta in vita mia che offro ad un partito la possibilità di giovarsi della mia persona per una candidatura in un organo istituzionale, in una età ormai prossima al pensionamento.
Ho avuto molte remore prima di accettare di dare anche il mio contributo a questa causa comune, e dopo una militanza soprattutto nella sinistra socialista, dove ho contribuito a fondare, da vecchio garibaldino, anche il movimento del Risorgimento Socialista, prima che esso assumesse una identità di piccolo partito autonomo.
Purtroppo le diatribe tra socialisti sono sempre state all’ordine del giorno, tanto che qualcuno potrebbe ormai ipotizzare che rischiamo di avere più scissioni che iscritti o militanti.
Eppure un partito che ha una storia così lunga e gloriosa alle sue spalle merita ancora di potersi alzare e dire qualcosa alla pòlis, così come accadde con la nascita della democrazia in Atene, ricordando un bel discorso di Pericle, riportato da Tucidide che vale la pena di citare perché è un po’ da considerarsi il manifesto “primo” del Socialismo democratico e libertario:
“Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia. Qui ad Atene noi facciamo così. Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza. Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento. Qui ad Atene noi facciamo così.
La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.
Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo. Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa. E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benché in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.” Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà
sia solo il frutto del valore. Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.
Qui ad Atene noi facciamo così”
Ebbene, seguendo questa antica traccia luminosa, possiamo ben dire che il Socialismo Italiano, nella sua lunga storia, la più antica della nostra democrazia, ha sempre ribadito questi principi quasi alla lettera. Abbiamo infatti sempre combattuto per la libertà di ciascuno di potersi esprimere, per la giustizia sociale e per il merito, come valore indispensabile per dare un buon esempio ed essere credibili nel proprio impegno di rappresentare le istanze comuni, senza mai fare distinzioni tra ricchi o poveri. Ci siamo azzuffati spesso ma a cuore aperto, senza tramare gli uni contro gli altri animati solo dal sospetto, ma, caso mai, con un cuore fin troppo traboccante di fede per quella che abbiamo ritenuto la giusta causa e la giusta rotta da seguire. Non abbiamo mai fatto discriminazioni di genere, rispettando sempre la “diversità” di ciascuno.
A chi ci ha rimproverato in passato e ancora ci rimprovera di aver tratto benefici personali dal ruolo politico svolto, risponde la storia, che ci ha visto accusati ingiustamente di avere accumulato tesori mai visti né mai trovati, e risponde anche il rimorso di chi finalmente è consapevole che non siamo mai stati peggiori di altri, pur con tutte le umane debolezze che inevitabilmente affliggono la natura dei vivi, e che troppo arbitrariamente si fanno pesare ancora sulla tomba di certi morti.
Abbiamo rispettato le leggi e i magistrati anche quando siamo stati oggetto di un vero e proprio massacro da parte di certa Magistratura che ci ha relegato inevitabilmente ai margini della politica, fin quasi a decretare “ope legis” la nostra estinzione e quella della nostra storia.
Abbiamo fin troppo spesso discusso animatamente tra noi, accogliendo tutte le voci e anche quelle di chi non parla la nostra lingua o viene da molto lontano.
Con noi la democrazia e la giustizia sociale è cresciuta agli inizi del XX secolo, nei primi anni del dopoguerra e del boom economico, e infine negli anni ottanta , fin troppo criticati, ma nei quali, a guida socialista, l’inflazione fu abbattuta, fu incrementato il PIL, l’Italia divenne la quinta potenza industriale, ergendosi in piedi tra le alleanze militari e politiche, senza più subire alcuna umiliazione.
Senza di noi la democrazia è morta sotto il fascismo e si è avvitata su sé stessa, lasciando il campo a partiti senza anima né cultura, tenuti in piedi non da una causa e da un ideale comuni, ma da meri interessi di bottega e l’Italia è tornata ad avere un ruolo marginale in Europa e nel mondo, lasciando la guida del nostro meraviglioso Paese, non più a uomini animati da valori ideali e politici, ma ad esperti in genuflessione economica o in ragioneria di bilanci bancari, nazionali e internazionali.
Diceva Shakespeare: “ Ci sono più cose in terra e in cielo e in terra, Orazio, di quante tu ne possa sognare nella tua filosofia” e parafrasandolo, possiamo ben dire ancora: “ci sono più socialisti in tutta Italia ancora oggi di quanti se ne possa sognare in un piccolo partito”
Ma così come non si può fare a meno della filosofia, lo stesso non si può fare a meno di un partito che torni ad essere presente nei territori e voglia rappresentare le sue istanze di sempre, presentandosi all’elettorato a testa alta e rimettendo in moto i suoi valori perenni.
Chi è senza peccato scagli la prima pietra, noi non siamo senza peccato, io non sono senza peccato, eppure credo ancora in questa causa, in una età in cui forse dovrei dedicarmi più al “vivi appartato” di epicurea memoria, che allo stoico impegno dell’ “usque ad finem, etiam spes contra spem”, del dedicarsi a ciò in cui si crede anche senza una speranza concreta, sperando anche contro ogni possibilità di sperare.
Abbiamo deciso, grazie anche al nostro giovane ma entusiasta segretario e all”impegno inesauribile di chi guida il partito nelle sedi locali, di percorre ancora la “via maestra” che ha caratterizzato gli anni migliori della nostra storia, anche se ora la storia ci vede molto più svantaggiati. Di essere cioè autonomi, orgogliosi ancora una volta del nostro storico simbolo del garofano, indossando il quale, negli anni della infausta dittatura fascista, si poteva essere subito incarcerati, ribadendo che la nostra presenza da Garibaldi ad oggi, è continua, longeva e inesauribile. Ma abbiamo anche scelto non una autonomia autoreferenziale, asfittica o solo di bandiera, bensì fruttuosa, collaborativa e coerente nel quadro di alleanze datate e consolidate sia sul piano storico che politico, soprattutto in base a programmi credibili fatti propri da candidati che hanno già dimostrato, con il loro valore, la loro credibilità sul campo, con il loro buon esempio e la loro meritevole esperienza sul piano nazionale ed internazionale.
Chi meglio di altri può essere sostenuto, dopo avere guidato il dicastero dell’Economia nel momento più difficile della pandemia e senza fare in alcun modo macelleria sociale o senza chinare la testa di fronte ai potentati europei? Chi meglio di lui può cercare di restituire credibilità, efficienza ed efficacia ad una città come Roma afflitta dalla perdurante inedia ed incuria? Per fare cosa?
Per incrementare lavoro e sviluppo, sapendo ben gestire e spendere i fondi europei che ci spettano, combattendo la piaga della precarietà e del lavoro nero
Per una economia verde che dia risalto alla salute umana e a quella dell’ambiente, rafforzando i presidi sanitari, potenziando le aree verdi e arrestando le speculazioni edilizie.
Per dare a tutti pari opportunità e dignità senza discriminazione alcuna tra persone di diverso sesso, religione o nazione.
Per migliorare l’efficacia e la manutenzione del servizio pubblico di trasporto ed offrire ai cittadini una seria e sicura alternativa all’uso dell’automobile e all’ingolfamento del traffico, migliorando la condizione delle strade e dell’illuminazione pubblica.
Infine restituendo a Roma il ruolo di grande capitale europea che le compete, non rinunciando più ad opportunità di lavoro e crescita per eventi di portata internazionale o globale, snellendo la burocrazia e amministrando con maggiori poteri e disponibilità economiche, in maniera semplice ed efficiente, una realtà complessa e meravigliosa come quella di una città che merita di essere ancora “caput mundi” della bellezza e della grandezza economica, sociale e culturale, e direi anche religiosa, nelle sue straordinarie occasioni giubilari e nell’opera inesauribile ed anche umanamente e socialmente preziosa delle sue parrocchie, pur restando aperta ecumenicamente agli incontri con tutte le spiritualità del mondo.
E’ con questa consapevolezza e questo auspicio che offro “etiam spes contra spem et usque ad finem”, come un vecchio oplita che non può sottrarsi alla battaglia per la difesa della sua pòlis, di una civitas, cioè una civiltà e di una città al tempo stesso, il mio garofano per Roma.
Mario Soldati, a chi gli chiedeva come mai si candidasse anche se poi non era mai eletto, serafico e divertito con il suo proverbiale sorriso, rispondeva: “«Perchè non ho mai fatto baratti, anche senza la sicurezza della elezione mi presentavo lo stesso. Stare tra i compagni e le compagne era una vera festa. Un vero socialista non è mai bravo negli affari»
“Si sbalio mi corigerete”.

Carlo Felici

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Riguardo l'Autore

Docente abilitato in Lettere, Storia e Filosofia per la scuola secondaria. Redattore dell'Avanti! on line. Ricercatore di storie poco note e controcorrente.

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